Il dato sui tamponi di cui non si parla (e che fa sperare l’Italia)

Per capire al meglio l’evoluzione del Covid è fondamentale monitorare la percentuale dei positivi sul numero dei tamponi effettuati: in Italia il dato è stabile da alcuni giorni, un particolare non di poco conto ma spesso ignorato.

Il dato sui tamponi di cui non si parla (e che fa sperare l'Italia)

Premessa necessaria. L’Italia sta vivendo nuovamente una situazione drammatica per quanto riguarda l’emergenza coronavirus: l’ultimo bollettino ha fatto registrare l’ennesimo record di contagi, con il numero dei morti che sta aumentando in maniera sensibile (ben 217 nelle ultime 24 ore).

Per comprendere al meglio però la reale situazione sanitaria nel nostro Paese legata al Covid, si devono prendere in considerazione anche altri dati che sono stati forniti dal commissario straordinario Domenico Arcuri.

A marzo il 7% dei malati era ricoverato in terapia intensiva, oggi lo 0,6% un altro mondo – ha spiegato Arcuri durante una conferenza stampa – Oggi, a fronte di 1.641 ricoverati gravi, abbiamo oltre 7.000 posti attivati e altri ventilatori a disposizione, 1.445 già consegnati e 1.849 in mio possesso e non ancora richiesti per arrivare a 10.337 posti”.

Questo non vuol dire che in Italia la situazione sia sotto controllo, ma che al momento la pressione ospedaliera è sostenibile nonostante la dormita generale di governo e Regioni durante l’estate sul tema tracciamento, realizzazione nuove terapie intensive e sub-intensive, riorganizzazione degli ospedali, tamponi e assunzione di personale specializzato.

Il dato sui tamponi in Italia

Se ci dovesse essere una marcata impennata dei ricoveri in terapia intensiva, l’italia a quel punto andrebbe in forte difficoltà anche se come ha specificato Arcuri, a differenza di marzo, adesso sono molti di più i posti dedicati ai pazienti Covid.

In questo momento la maggior parte dei nuovi contagiati sono giovani, ma se questa incidenza dovesse spostarsi anche tra le fasce più anziane della popolazione a quel punto sarebbe un autentico dramma.

Si deve considerare che negli ultimi giorni si stanno facendo in Italia una media di 200.000 tamponi al giorno, quasi dieci volte di più di quelli che venivano effettuati a marzo nei momenti più duri dell’emergenza.

In uno scenario del genere, è fondamentale guardare costantemente alla percentuale dei positivi sul numero dei tamponi effettuati, una sorta di spia che ci fa capire quale sia il trend del virus nel nostro Paese.

Negli ultimi quattro giorni questa percentuale in Italia è sostanzialmente stabile. Il 25 ottobre era del 13,1%, mentre nell’ultimo rilevamento del 29 ottobre era del 13,3%. In mezzo c’è stato il picco del 13,6% del 26 ottobre.

Il governo di recente è intervenuto con ben due DPCM e un decreto legge allo scopo di fronteggiare l’aumento dei contagi: la prossima settimana si inizierà a capire se queste misure stanno dando i suoi frutti.

Se la percentuale dei tamponi positivi dovesse calare o rimanere stabile e se si riuscisse a tenere al riparo le fasce più a rischio, evitando così una impennata delle terapie intensive, non ci dovrebbe essere un acutizzarsi dell’emergenza.

Un aumento invece della percentuale dei tamponi positivi nei prossimi giorni potrebbe, al contrario, spingere il governo a prendere ulteriori provvedimenti: un nuovo lockdown se le Regioni non dovessero dichiarare zone rosse le aree dove il virus è fuori controllo.

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