CRISI, EURO. Il 2011, l’ «annus horribilis» sta per terminare. Il 2012 promette di essere la prova della verità per l’euro. Per non esplodere, è indispensabile che la moneta unica superi l’ondata di sfiducia senza precedenti che l’ha investita, un decennio dopo il suo ingresso.
La tregua "apparente2 del mese di dicembre, sul fronte della crisi del debito, è dovuta principalmente all’energica azione della Banca centrale europea, che ha massicciamente iniettato liquidità per evitare un credit crunch.
Cosa resterà dell’Europa se l’euro sparisse e se il cuore economico della regione collassasse?vIniziata in Grecia due anni fa con la rivelazione della portata del deficit pubblico del paese, fino a quel momento dissimulata, la crisi del debito ha successivamente contagiato il Portogallo e l’Irlanda, paesi ancora considerati «periferici».
Il 2011 ha segnato una drammatica accelerazione del contagio. I successivi piani di salvatggio e gli altri «summit dell’ultima chance» non sono riusciti a riportare la calma. Anzi. Per la prima volta hanno sollevato la questione della sopravvivenza della moneta comune. Ormai tutti i paesi della zona euro, Francia e Germania comprese, sono minacciati.
Dal 2007, la crisi resta la stessa, ma è proteiforme. Prima finanziaria, poi economica con la recessione e il panico sul debito, politica e sociale oggi.
La crisi ha fatto cadere almeno sei capi di governo del Vecchio Continente: George Papandreou in Grecia, Silvio Berlusconi in Italia, Jose Luis Rodriguez Zapatero in Spagna, Brian Cowen in Irlanda, José Socrates in Portogallo, Iveta Radicova in Slovacchia.
Dappertutto i governi sono scossi e tremano, perché per le strade cresce il malcontento, alimentato dall’austerità e dalle misure di rigore generalizzate, utlizzate come risposta alla crisi, pretese come dimostrazione di volontà d’agire, chieste come contropartita.
L’inizio del prossimo anno sarà cruciale. Nel primo trimestre, i governi dovranno rifinanziare più di 300 miliardi, le banche avranno bisogno di 250 miliardi di euro in obbligazioni mentre le società non finanziarie di 200 miliardi, secondo gli esperti del settore. La Grecia dovrà trovare un accordo con le banche su una riduzione dei loro crediti, conditio sine qua non della sopravvivenza finanziaria del paese. In questo senso le trattative si stanno però rivelando difficili.
Per gli «euro-pessimisti» un crollo dell’euro è inevitabile. Le banche al di fuori della zona euro (ad esempio quelle del Regno Unito), nel frattempo, sembra stiano sviluppando piani per affrontare il «peggiore» degli scenari. Negli Stati Uniti e in Asia, le aziende si preparano già alla fine della moneta comune.
Larisposta europea non ha sinora soddisfatto. «Troppo poco, troppo tardi», ha detto l’ex presidente francese della Commissione europea Jacques Delors. l fallimento è anche quello di Nicolas Sarkozy e del cancelliere tedesco Angela Merkel, i quali hanno entrambi rivendicato la propria leadership per risolvere la crisi dell’euro, divergendo spesso su come arrivarci.
Parigi e Berlino hanno preferito concentrarsi sulla disciplina fiscale. L’ accordo dovrà essere firmato ai primi di marzo dalla maggior parte dei paesi europei. In questo modo, la zona euro ha cominciato a colmare una lacuna della nascita: una vera governance economica comune che comprenda meccanismi di solidarietà e disciplina.
Ma tutti si aspettano la mossa della Banca centrale europea, l’unica realmente in grado di spegnere l’incendio grazie alla sua potenza di fuoco finanziaria potenzialmente illimitata. Ma questa è una scommessa.
Nel 2011 l’area dell’euro ha pagato il fatto di essere nata da una visione in cui la politica ha oscurato la realtà economiche. Non è certo che il danno causato da questo difetto di progettazione possa essere riparato nel 2012.
Il peccato originale della moneta unica è stato forse quello di credere che delle economie incompatibili potessero convergere spontaneamente. La realtà è che alcuni paesi hanno una cultura storica del deficit, e fanno totale affidamento sulla Banca centrale europea. Per la Germania, al contrario, stampare moneta sarebbe sinonimo di inflazione.
Il secondo errore è stato quello di ammettere in seno alla zona euro paesi che non erano pronti a entrarvi. Il terzo errore è stato quello di privare l’area dell’euro di strumenti di controllo. La Grecia ha imbrogliato sul reale stato delle sue finanze. Per oltre dieci anni, la BCE è stata tenuta all’oscuro della gravità dei problemi in Irlanda, Grecia e Portogallo.
La crisi finanziaria del 2008 e la recessione del 2009-2010 hanno rivelato la vulnerabilità strutturale della moneta unica. Ai politici che presentarono l’euro come un’assicurazione contro tutte le crisi, l’economia risponde oggi che la ricchezza di Eurolandia si ridurrà di almeno lo 0,5% l’anno prossimo.