Cosa possono imparare gli investitori dal Black Friday

Pierandrea Ferrari

27 Novembre 2020 - 13:17

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Gli investitori attendono i dati sulle vendite registrate durante il Black Friday e il Cyber Monday. Ma c’è una lezione da imparare dagli anni passati.

Cosa possono imparare gli investitori dal Black Friday

Il Black Friday è arrivato. I consumatori sono pronti ad approfittare dei forti discount assicurati dal venerdì santo dello shopping, consolidando una tradizione che ha ormai ampiamente valicato i confini statunitensi. Alle porte, ora, il Cyber Monday, che come di consueto si terrà il lunedì che segue il Thanksgiving Day.

Questa due giorni di corse ai regali è da tempo attenzionata dagli ambienti borsistici internazionali, poiché – tanto il Black Friday quanto il Cyber Monday – sono considerati degli indicatori statistici affidabili in merito alla predisposizione alla spesa dei consumatori.

Ma c’è una lezione che gli investitori possono imparare dagli anni scorsi? Ecco perché, secondo gli analisti, i mercati dovrebbero mantenere i nervi saldi nel caso in cui le vendite non dovessero rispettare le aspettative.

Black Friday: perché gli investitori devono essere prudenti sui dati delle vendite

Con il Natale alle porte, dunque, l’accoppiata Black Friday-Cyber Monday offre una panoramica puntuale sullo stato di salute dei consumi. Un indicatore che quest’anno assume persino una rilevanza maggiore, visti gli scossoni pandemici che hanno fatto tremare il mondo del retail.

Ma secondo gli analisti c’è una lezione da imparare dai dati relativi agli anni scorsi. E la lezione da imparare è che non c’è niente da imparare. O meglio, non c’è nulla di significativo che gli investitori possono ricavare dalle vendite di fine novembre.

Una provocazione, forse, ma che trova forza nello studio statistico dei trend passati. Ad esempio, l’indice SPSIRE Retail Select – di Standard&Poor’s - aveva ceduto lo 0,9% nel giorno del Black Friday 2019. E peggio era andata nel lunedì seguente, con l’indice in territorio negativo del 1,1%. Un trend negativo che sostanzialmente evidenziava la delusione degli investitori sulle vendite registrate.

Ma da quel momento alla fine dell’anno, l’indice SPSIRE aveva registrato una crescita del 4,4%. Un rapporto inversamente proporzionale – quello tra la reazione post-Black Friday e il rendimento di fine anno – che ha contraddistinto l’indice SPSIRE sin dall’anno della sua creazione, nel 1999.

In sostanza, il trend evidenzia come l’umore dei mercati sia sempre influenzato negativamente dai dati sulle vendite – indipendentemente, potremmo osservare, dal loro volume – per poi ristabilizzarsi nel mese di dicembre.

Se è vera la locuzione latina “historia magistra vitae”, dunque, gli investitori non dovrebbero aggrottare troppo la fronte se le vendite dovessero fermarsi al di sotto delle aspettative. In caso, c’è sempre un rimbalzo ad attenderli.

Fattori umani all’origine dello schema

Ma perché i mercati tendono a reagire negativamente alle vendite di fine novembre per poi ritrovare la fiducia con l’approssimarsi del Natale? Un interrogativo che sarà indubbiamente sorto leggendo i passaggi precedenti e che, a ben vedere, trova una puntuale risposta nella finanza comportamentale.

Il Natale instilla nelle persone il desiderio del ricongiungimento famigliare, ma porta con sé anche elevate aspettative sul fronte dell’economia. Talmente elevate, quest’ultime, da essere inevitabilmente disattese nelle giornate clou dello shopping pre-natalizio, ovvero il Black Friday e il Cyber Monday.

Una disillusione che influenza i mercati, pronti tuttavia a rimbalzare nelle settimane che precedono l’arrivo di Santa Klaus. Anche il rimbalzo di dicembre è una conseguenza dell’irrazionalità umana – e quindi degli investitori – poiché, come dimostrato dall’andamento dei principali indici azionari, i mercati tendono a manifestare un maggiore ottimismo in concomitanza con le feste di fine anno.

Ne è un chiaro esempio una recente ricerca effettuata sull’andamento dei mercati finanziari statunitensi e britannici che, secondo gli studi, avrebbero iniziato a seguire un trend positivo a dicembre solo con il riconoscimento dei giorni festivi a Natale (1835 nel Regno Unito, 1870 negli Stati Uniti).

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