Donald Trump ha evoluto la sua politica estera da un iniziale non-interventismo a un bellicismo deciso, culminato nell’operazione militare in Venezuela
Dalle primarie del 2016, quando Donald Trump irruppe sulla scena politica conservatrice sconvolgendo tutti gli equilibri, fino al suo secondo mandato presidenziale, molto è cambiato nell’evoluzione del leader repubblicano.
Presentatosi inizialmente come paladino di un nuovo conservatorismo anti-interventista, contrario alle «endless wars» che avevano segnato le amministrazioni precedenti – democratiche o repubblicane che fossero –, Trump ha via via abbracciato il motto della «pace attraverso la forza». Oggi il presidente non esita a ricorrere ad azioni militari decisive, come dimostrato dall’operazione in Venezuela che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro.
Emblematico di questo cambio di prospettiva è il rapporto sempre più stretto di The Donald con il controverso senatore Lindsey Graham, noto per le sue posizioni di «falco». Proprio sull’Air Force One, di ritorno da Mar-a-Lago dopo l’intervento venezuelano, Trump è apparso in compagnia di Graham, che ha pubblicamente esultato per le scelte del presidente, definendole un esempio di «America al suo meglio». [...]
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