Coronavirus blocca vaccini di massa: a rischio milioni di bambini nel mondo

In molti paesi sono state bloccate le campagne di vaccinazione di massa per limitare la diffusione del coronavirus. Ma questa misura mette a rischio la vita di milioni di bambini.

In molti paesi poveri è stato dato lo stop alle campagne di vaccinazione di massa per limitare la diffusione del coronavirus.

I vaccini di massa sono di fondamentale importanza in certi territori economicamente precari, poiché prevengono numerose patologie mortali. Bloccare e posporre le procedure di immunizzazione di massa è risultato però indispensabile visto che nelle strutture sanitarie di molti paesi mancano i dispositivi di protezione anti-coronavirus.

Il personale sanitario inoltre spesso non può garantire impegno su tutti i fronti, poiché oberato dal contenimento della COVID-19. Problema questo non esclusivo dei paesi poveri, dato che nel mondo anche la ricerca ha subito grosse limitazioni. A tutto ciò si aggiunge che, con la chiusura dei confini e il blocco dei voli, le scorte di vaccini stanno iniziando a scarseggiare.

Stop ai vaccini di massa: le altre vittime del coronavirus

Le campagne di vaccinazione di massa sono state bloccare in molti paesi poveri: il rischio che possa diffondersi il coronavirus è troppo alto. Eppure anche questa decisione potrebbe avere degli effetti a lungo termine disastrosi sulla popolazione. I soggetti destinati a patire di più le conseguenze sono i bambini.

Queste forme di immunizzazione di massa infatti per loro rappresentano l’unica occasione di essere vaccinati. A ribadirlo è Henrietta Fore, direttore generale dell’Unicef: “Il rischio maggiore è per i bambini delle famiglie più povere dei paesi colpiti da conflitti e disastri naturali”.

Afghanistan, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Filippine, Siria e Sud Sudan sono i paesi più a rischio. Sono Stati le cui strutture sanitarie locali, molto precarie, non riescono a sostenere programmi di vaccinazione personalizzati. Dall’inizio degli stop, sono già 13,5 milioni i bambini che hanno perso una vaccinazione per la polio, il morbillo, il papillomavirus umano, la febbre gialla, il colera o la meningite.

Vaccinazioni bloccate: quali sono i rischi per i bambini

Se oltre al coronavirus si diffondessero anche queste patologie, le conseguenze sarebbero gravissime. Non solo i focolai graverebbero sui sistemi sanitari locali già deboli, ma potrebbero anche causare numerose vittime. Nel caso della polio, per esempio, si teme che molti bambini senza la protezione del vaccino rischierebbero di rimanere paralizzati nelle aree in cui questa malattia non è ancora stata debellata o dove stanno scoppiando nuovi focolai, come in Pakistan e Afghanistan.

Le campagne di vaccinazione contro il morbillo sono state sospese invece in 23 nazioni, mettendo in pericolo circa 78 milioni di bambini. Le conseguenze di questa mossa potrebbero rivelarsi disastrose. Nei Paesi più poveri infatti l’infezione da morbillo risulta ancora mortale in una percentuale di casi compresa tra il 3% e il 6%. Questo tasso di letalità risulta per altro paragonabile a quello riscontrato attualmente per la COVID-19. I soggetti più a rischio sono i bambini malnutriti: nel 2018, 10 milioni di persone sono state infettate dal morbillo, e 140 mila di queste sono morte.

Coronavirus e vaccini: interventi e soluzioni

Sostenere i sistemi sanitari dei paesi poveri e riprendere prima possibile i programmi di vaccinazione di massa sono gli obiettivi prefissati dall’Unicef. “Si raccomanda vivamente a tutti i governi di iniziare ora una rigorosa pianificazione per intensificare le attività di vaccinazione una volta che la pandemia COVID-19 sarà sotto controllo” dichiara Fore.

I programmi vaccinali, nel post pandemia, si andranno a concentrare sui bambini che sono stati costretti a saltare le dosi di vaccino durante questo periodo di stop, e la priorità andrà ai bambini in condizioni economiche più disagiate.

Anche l’OMS è in prima linea rispetto a questa problematica, sottolineando l’importanza di insistere con le vaccinazioni individuali nelle strutture sanitarie anche in questo periodo. Poiché però in molti paesi ciò risulta impossibile, la speranza è di recuperare quando l’emergenza COVID-19 risulterà gestibile.

Magari a fine epidemia si potrebbe prendere ad esempio il caso dell’Africa occidentale dopo l’epidemia di Ebola tra il 2014 e il 2015. A fine emergenza infatti gli sforzi per rafforzare le vaccinazioni di routine raddoppiarono. Il risultato è stato che i programmi di immunizzazione hanno superato anche la copertura programmata. Bisogna però ricordare che in quel caso l’epidemia aveva interessato solo tre Stati, e non il mondo intero.

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