Coronavirus e lavoro: si svuotano le campagne italiane. Ecco perché

Coronavirus e lavoro: le campagne italiane nel Nord del Paese e non solo si svuotano con la fuga dei braccianti stranieri. Vediamo perché e cosa sta succedendo.

Coronavirus e lavoro: si svuotano le campagne italiane. Ecco perché

Coronavirus e lavoro: le campagne italiane si svuotano a causa della nuova emergenza che il nostro Paese sta affrontando. Al Nord in primis, ma il rischio è che con l’intera Italia in zona rossa la situazione non possa far altro che peggiorare. Ma perché?

In particolare il problema, specie nelle campagne del Nord, al momento riguarda la mancanza di braccianti agricoli per la raccolta stagionale.

La situazione critica delle campagne nella parte settentrionale del Paese si sta verificando già da due settimane ormai con la fuga dei braccianti rumeni, bulgari, polacchi incentivata anche dalle misure restrittive di quarantena messe in atto dai Paesi di origine.

Già a fine febbraio, dopo le prime misure restrittive il Lombardia e Veneto, Coldiretti ha lanciato l’allarme proprio perché a rischio è il Made in Italy, che viene dai 370mila lavoratori stranieri regolari.

Vediamo quali sono le ripercussioni sul lavoro del coronavirus e come le campagne si stanno svuotando nel Nord del Paese.

Coronavirus e lavoro: così si svuotano le campagne

A causa del coronavirus anche il lavoro nelle campagne è in crisi, con la fuga dei lavoratori stranieri regolari che sono il centro nevralgico dell’agricoltura e del Made in Italy.

La crisi è arrivata già da due settimane e con l’avvicinarsi della primavera si rischia di mettere davvero in ginocchio il settore nel Nord del Paese e non solo.

Marzo inizia con la raccolta degli asparagi di Pernumia, sui Colli Euganei, nel padovano e poi le fragole. Non sappiamo ancora come evolverà la situazione nei prossimi mesi, ma a oggi la situazione è critica dal momento che la fuga è in atto già da due settimane.

La maggior parte dei lavoratori, che sono regolari e che lavorano nelle campagne, 370mila secondo Coldiretti, vengono da Romania, Bulgarie e Polonia. Le autorità dei tre Paesi già dalle scorse settimane hanno imposto la quarantena ai cittadini in arrivo dall’Italia.

La Romania ha imposto la quarantena ai cittadini in arrivo da Lombardia e Veneto. La Bulgaria impone la compilazione di un questionario ai suoi cittadini al rientro da tutta l’Italia e anche se asintomatici questi sono obbligati alla quarantena presso il proprio domicilio. In Polonia le autorità sanitarie impongono l’auto-monitoraggio.

Questo non ha fatto altro che indurre i lavoratori a fuggire e ad abbandonare le campagne del Nord.

Le campagne si svuotano per coronavirus: agricoltura in ginocchio

Se le campagne del Nord si svuotano a farne le spese è l’intera economia Italiana, con il coronavirus l’agricoltura è in ginocchio. L’allarme lo ha lanciato Coldiretti già dieci giorni fa e ora rischia di essere ancora più forte.

Questo è il periodo come abbiamo anticipato degli asparagi del padovano, delle fragole a Verona o anche a Bolzano. Senza contare che questo vale anche per le regioni del Sud e ora che tutta l’Italia è in lockdown l’intero settore, ovunque, è a rischio.

Coldiretti ha annunciato che le disdette dei lavoratori stranieri, regolari e inseriti nel tessuto economico del nostro Paese anche se stagionali, sono state moltissime. Questi forniscono il 27% del totale delle giornate di lavoro che servono al settore agricolo italiano.

In particolare i lavoratori stranieri, secondo i dati elaborati nel 2019 da Coldiretti, vengono da:

  • Romania con 107.591 occupati;
  • Marocco con 35.013;
  • India con 34.043;
  • Albania con 32.264;
  • Senegal 14.165;
  • Polonia con 13.134;
  • Tunisia con 13.106;
  • Bulgaria con 11.261;
  • Macedonia con 10.428;
  • Pakistan con 10.272.

Questi stessi lavoratori, sempre secondo Coldiretti, nelle campagne del Nord ora invase dall’emergenza coronavirus e con il lavoro a rischio, si occupano di:

  • raccolta delle fragole nel Veronese;
  • preparazione delle barbatelle in Friuli;
  • mele in Trentino;
  • frutta in Emilia Romagna;
  • uva in Piemonte;
  • allevamenti, latte e caseifici in Lombardia.

Ma ora che siamo un’unica zona rossa il problema potrebbe riguardare anche il Sud con gli stranieri che si occupano di asparagi, pomodori, broccoli, cavoli e finocchi nel foggiano e a Latina con ortaggi in serra e kiwi.

Altro discorso è quello del caporalato, fenomeno che necessita di misure per essere abbattuto. Intanto il presidente di Coldiretti Ettore Prandini già nei giorni scorsi ha lanciato un appello dicendo che:

“Occorre un intervento sul piano nazionale e comunitario per evitare che vengano poste ingiustificate barriere alla circolazione dei lavoratori e delle merci con decisioni estemporanee delle autorità di Paesi comunitari e non che generano grande insicurezza ma anche danni economici ed occupazionali. L’emergenza coronavirus sta purtroppo impattando in modo sostanziale sulle attività delle imprese.”

Imprese, lavoratori autonomi, piccoli commercianti e anche l’agricoltura con la fuga dalle campagne a causa del coronavirus stanno vivendo un momento buio che si spera passi in fretta.

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1 commento

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Cristina Ciccarelli • 10 marzo

Molti anni fa ci fu uno sciopero di lavoratori stranieri in Francia, li pagavano in nero e si bloccò quasi mezza Francia. Il caporalato italiano dove si nasconde? Queste emergenze fanno scomparire quelle famose aree grigie cd intoccabili perché la sanità è correlata all’economia sana e nera-grigia.

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