Coronavirus: i cibi più pericolosi

Coronavirus: gli animali vivi sono la principale causa della diffusione e trasmissione del virus. Così l’esportazione di carni può essere un rischio.

Coronavirus: i cibi più pericolosi

Le notizie sui nuovi contagi e decessi per Coronavirus che arrivano dalla Cina stanno mettendo in apprensione il mondo intero. Il misterioso virus sta sollevando timori di un’epidemia globale come è successo per la SARS nei primi anni duemila.

Non è ancora stato chiarito cosa, di preciso, ha causato l’epidemia di polmonite virale. Il sospetto principale è ricaduto sui serpenti venduti al mercato all’ingrosso di pesci e altri animali vivi della città di Wuhan, anche se più di recente l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha detto che non possiamo escludere la possibilità di una trasmissione limitata da uomo a uomo.

Coronavirus: animali e cibi più a rischio

Gli animali vivi, spiegano gli esperti, sono la principale fonte di infezione, e il trasporto di bestiame aumenta le possibilità di trasmissione dei virus che minacciano l’uomo.

La domanda di carne fresca da parte dei consumatori sta aumentando mentre la popolazione mondiale si avvicina agli 8 miliardi. Secondo i dati dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, quasi il 30% in più di suini, capre, mucche e pecore sono stati spediti e trasportati in tutto il mondo nel 2017 rispetto al decennio precedente.

Una cifra che è destinata ad aumentare, in parte perché, nonostante i progressi della tecnologia, esportare gli animali vivi rispetto al trasporto refrigerato risulta ancora più economico. Il problema è che il trasporto di animali vivi in tutto il mondo aumenta il rischio di trasmissione di malattie, a quanto dicono veterinari ed epidemiologi che temono che la crescita del mercato possa aver già causato la diffusione dei virus. Si ricordano il virus dell’influenza aviaria, legata ai polli, il virus della mucca pazza legata ai bovini e il virus Nipah, trasmesso dai suini.

Il dott. Jeroen Dewulf, veterinario all’Università di Gand in Belgio, ha spiegato che il virus della peste suina africana in Belgio è stata quasi certamente agevolata dall’importazione di prodotti animali contaminati o esportazione illegale di suini. L’esperto ribadisce che gli animali vivi sono la principale fonte di infezione, anche se c’è la possibilità che il virus venga trasmesso anche nei prodotti a base di carne che arrivano sulle tavole. Ovviamente il rischio sale o scende in base a dove si vive. In alcuni paesi, come l’Italia, ci sono rigidi controlli sulla filiera e misure abbastanza efficaci per proteggere animali e persone dalla diffusione di malattie infettive.

Il vero problema si riscontra nei paesi a basso e medio reddito dove tra le nuove opportunità di guadagno c’è l’aumento della domanda di carne. In Cina, ad esempio, gli animali vivi vengono regolarmente trasportati in tutto il Paese per rifornire i mercati dove i macellai servono carne appena macellata. E infatti sarebbe proprio il mercato coperto di Wuhan, nella Cina centrale, il focolaio del recente Coronavirus. Il mercato è stato chiuso fino a nuovo avviso e sterilizzato dopo lo scoppio del virus.

Coronavirus: attenzione a carne e pesce crudi

La scoperta e diffusione del nuovo misterioso coronavirus ricorda SARS e MERS: in entrambi i casi si parla di zoonosi (gli animali sono stati la causa di trasmissione del virus all’uomo). La zoonosi può essere trasmessa attraverso il contatto diretto tra animali e umani o semplicemente per via aerea. Ma ci sono altri veicoli di infezione, tra cui il cibo (quando si mangiano carne e prodotti animali), o altri vettori (come la zanzara). Se gli alimenti contaminati sono crudi o non sono sufficientemente cotti, o ancora sono stati preparati in condizioni igieniche precarie, rappresentano una possibile fonte di infezione.

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