Tracce di coronavirus nel cibo congelato: allarme dalla Cina

Nelle ali di pollo e gamberetti congelati sono state trovate tracce di coronavirus: la scoperta delle autorità cinesi nelle importazioni dal Sud America

Tracce di coronavirus nel cibo congelato: allarme dalla Cina

Due città, in Cina, hanno trovato tracce di coronavirus nei carichi di cibo congelato importato. L’allarme è partito da autorità locali cinesi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha detto che il rischio che il virus entri nella catena alimentare è molto basso.

Tracce di coronavirus trovate nei cibi congelati

Sin dall’inizio della pandemia di COVID-19, ci si è chiesto se fosse possibile contrarre il coronavirus attraverso i cibi. Il problema si pone oggi, in particolare, per il cibo congelato, dato che le basse temperature permettono al virus di vivere a lungo.

Un campione prelevato da ali di pollo congelate importate nella città di Shenzhen dal Brasile e un altro da gamberi ecuadoregni congelati venduto nella città di Xian hanno rivelato la presenza di coronavirus. La notizia, lanciata dalle autorità cittadine e ripresa da Reuters, ha diffuso nuovi timori che la COVID-19 possa arrivare anche attraverso la catena alimentare.

È possibile contrarre la COVID-19 dai cibi congelati?

I virus, a temperature inferiori ai 20 gradi Celsius, possono sopravvivere fino a due anni. Scienziati e autorità sanitarie, tuttavia, per ora affermano che non ci sono prove attendibili che il coronavirus possa diffondersi attraverso il cibo congelato.

La via principale di contagio, ribadiscono i CDC statunitensi, rimane quella diretta per starnuto, tosse, parola o anche respiro, ricordando l’importanza di indossare mascherine quando non è possibile mantenere la distanza di sicurezza.

La Nuova Zelanda, che dopo 100 giorni senza casi di coronavirus ha scoperto un nuovo focolaio di origine sconosciuta, afferma che il virus potrebbe però essere arrivato proprio attraverso il cibo congelato.

È possibile, ma il virus non è molto stabile fuori dal corpo umano”, ha detto l’ingegnera chimica alla University of Maine Caitlin Howell nel corso di un’intervista. La ricercatrice ha aggiunto che “congelare o raffreddare il virus può aiutare ad estendere il periodo di tempo in cui rimane infettante”.

Questo potrebbe essere il motivo per cui “i focolai nei macelli accadono così spesso, ma la trasmissione attraverso le superfici è rara - anche quando quelle superfici sono congelate o raffreddate”, ha spiegato la scienziata.

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