Coronavirus, uno starnuto infetta fino a 8 metri: il preoccupante studio del MIT

Uno starnuto potrebbe infettare fino a 8 metri di distanza. È ciò che emerge da uno studio condotto dal MIT di Boston che mette in discussione le linee guida definite dall’OMS. Ecco cosa dice la ricerca.

Coronavirus, uno starnuto infetta fino a 8 metri: il preoccupante studio del MIT

Coronavirus: un nuovo studio del prestigioso MIT di Boston mette in discussione alcune certezze sul distanziamento sociale che avevamo finora.
Secondo le linee guida definite dall’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, la distanza di sicurezza ideale è di 1 metro/1 metro e mezzo gli uni dagli altri, ma pare che questo non basti per evitare il contagio.

Lo svela una recente ricerca condotta dal Massachusetts Institute of Technology di Boston, che dimostra quanto uno starnuto possa “lanciare” goccioline contenenti coronavirus fino a 8 metri di distanza.

Distanza di sicurezza a 8 metri: lo studio del MIT

Per evitare il contagio da coronavirus la distanza ideale da tenere gli uni dagli altri dovrebbe quindi essere 8 metri. È ciò che emerge da uno studio condotto dal MIT e guidato dalla professoressa Lydia Bourouiba, esperta in agenti patogeni. Nella ricerca pubblicata sulla rivista medica JAMA - Journal of American Medical Association, la studiosa afferma che “le goccioline patogene possono arrivare fino ad una distanza che va dai 7 agli 8,2 metri e che possono contaminare superfici e rimanere sospese nell’aria per ore”.

In buona sostanza, quando si starnutisce, le goccioline di saliva e muco vengono espulse dalla bocca e dal naso con forza, insieme a un gas che riesce a trasportarle fino a otto metri di distanza, in ogni direzione. Ed è proprio nel muco che si accumulano gli eventuali virus presenti nell’organismo, quindi uno starnuto può essere veicolo di una malattia a una distanza cospicua. I ricercatori di fluidodinamica del MIT lo hanno dimostrato studiando empiricamente come avviene l’espulsione di muco e saliva attraverso uno starnuto e il meccanismo è stato ripreso in un video.

La Bourouiba così mette in discussione le indicazioni suggerite dall’OMS che, nelle note ufficiali relative l’epidemia da COVID-19, aveva dichiarato fosse sufficiente una distanza di sicurezza di 3 piedi, ovvero circa 1 metro. Secondo l’esperta del MIT tali misure di sicurezza però risultano “eccessivamente semplificate” e basate su modelli troppo obsoleti.

Il contagio avviene solo per contatto diretto

C’è però chi contesta i risultati dello studio del MIT, come il dottor Paul Pottinger, professore di malattie infettive presso la School of Medicine dell’Università di Washington. Il medico ha voluto evidenziare un aspetto importante della questione, ovvero “la domanda non è quanto lontano possono viaggiare i germi, ma quanto lontano possono viaggiare prima di non essere più una minaccia”.

L’esperto ha spiegato che quanto più le particelle di germe sono piccole, tanto minore risulta il rischio che siano infettive se qualcuno dovesse respirarle. La minaccia più grande sono le goccioline di dimensioni più grandi: goccioline di saliva, muco o lo sputo: “Quelle goccioline sono abbastanza grandi e la gravità agisce ancora su di esse. Di solito, a circa sei piedi dal lasciare il corpo di qualcuno, quelle goccioline più grandi e più infettive cadono a terra. Ecco da dove viene la regola dei sei piedi” spiega Pottinger. Secondo il medico dunque, se il coronavirus fosse davvero contagioso a distanze fino a 8 metri, sarebbero ammalate molte più persone.

Questo risultato è stata confermato anche da un recente studio dell’OMS, che smentisce le teorie legate alla trasmissione aerea del coronavirus. Secondo l’organizzazione infatti, la trasmissione del virus può avvenire solo per contatto diretto con persone infette o contatto indiretto con superfici dello spazio immediato o con oggetti usati sulla persona infetta.

Le infezioni respiratorie possono essere trasmesse tramite goccioline di dimensioni diverse: quando le particelle di goccioline hanno un diametro maggiore a 5-10 μm vengono definite “goccioline respiratorie”; quando hanno un diametro inferiore a 5μm sono “nuclei di goccioline”. Secondo i dati raccolti fino a ora, il COVID-19 viene trasmesso tra le persone attraverso le goccioline respiratorie, quindi goccioline più grandi che creano maggiormente rischio di contagio con un contatto più diretto e ravvicinato.

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