Coronavirus: Google mappa gli spostamenti delle persone. A quale scopo?

Attraverso i dati degli smartphone, Google ha creato una mappa degli spostamenti delle persone nel mondo durante l’emergenza. Come funziona e a che cosa serve

Coronavirus: Google mappa gli spostamenti delle persone. A quale scopo?

Google ha raggruppato i dati degli utenti di Maps per creare una mappa degli spostamenti delle persone durante l’emergenza coronavirus. La piattaforma ha analizzato i dati raccolti tramite la geolocalizzazione degli smartphone, e dopo averli resi anonimi, li ha messi a disposizione come materiale di studio.

I report sulla mobilità degli utenti durante la pandemia sono disponibili alla consultazione per chiunque avesse interesse a utilizzarli a scopo di ricerca: sanitari, governo, università, ma anche semplici cittadini.

Si tratta del più grande set pubblico di dati messo a disposizione per aiutare le istituzioni a valutare se le persone si attengono o meno ai lockdown e per individuare soluzioni da mettere in atto durante questo periodo di crisi.

Ad esempio, attraverso l’analisi dei dati sugli spostamenti, sarà possibile: studiare nuove misure di distanziamento sociale, stabilire fasce orarie idonee per l’apertura dei negozi, monitorare i trasporti pubblici, organizzare attività a domicilo, redigere annunci ma, soprattutto, comprendere meglio come garantire la salute pubblica.

Mappa degli spostamenti di Google: come funziona

Ma come funziona la mappa degli spostamenti di Google? La società ha ricavato i dati demografici dall’uso dei suoi servizi da parte degli utenti che hanno abilitato la funzione di geo localizzazione.

Aggregando queste informazioni, ha rilasciato report relativi a 131 Paesi, che hanno mostrato se le visite a negozi, stazioni della metropolitana, parchi e luoghi di lavoro sono o meno diminuite nel mese scorso, confrontando il traffico dal 16 febbraio al 29 marzo con un periodo di cinque settimane dall’inizio di quest’anno.

Inoltre, il colosso di Mountain View ha assicurato che presto molti altri Stati saranno aggiunti al primo gruppo e che mostrerà le tendenze su un arco di diverse settimane, oltre che le informazioni relative alle 48-72 ore precedenti alla pubblicazione. L’aumento o la diminuzione degli spostamenti viene misurato in percentuale.

Cosa sta succedendo nel mondo

In Italia, le visite ai negozi e ai luoghi di svago, compresi i ristoranti e le sale cinematografiche, sono calate del 94%, mentre quelle ai luoghi di lavoro del 63%. A riprova della gravità della crisi, anche le visite a negozi di alimentari e farmacie nel nostro Paese sono crollate dell’85%, quelle ai parchi del 90%.

Negli USA, la California, il primo Stato ad essere chiuso, ha dimezzato le visite ai negozi e ai luoghi di svago. Al contrario, l’Arkansas, uno dei pochi che non ha subito un blocco totale, ha registrato un calo del 29%.

In Giappone, invece, dove le autorità sono state relativamente rilassate nel sollecitare misure di distanziamento sociale, l’afflusso nei negozi e verso i luoghi di svago è diminuito del 26%, mentre per quanto riguarda il lavoro il calo è solo del 9%.

Mappare gli spostamenti: il dibattito sulla privacy

Cina, Singapore e altri Paesi hanno chiesto ai residenti di utilizzare applicazioni e altre tecnologie per monitorare la loro conformità alle quarantene, ma gli attivisti della privacy sostengono che tali misure possono compromettere le libertà individuali. Un esempio lampante è quello della Corea del Sud.

Anche Facebook, che come Google ha miliardi di utenti, ha condiviso i dati di localizzazione con ricercatori non governativi che stanno producendo rapporti simili per le autorità in diversi Paesi. Ma, ha preferito non divulgarli.

Google ha assicurato che non saranno mostrate informazioni sensibili sui report pubblici. L’azienda ha detto, tuttavia, di essere aperta a includere dati aggiuntivi ove necessario, con la supervisione delle autorità.

Il colosso del tech ha dichiarato di aver pubblicato i rapporti proprio per evitare qualsiasi confusione, dato il dibattito globale emerso sul bilanciamento tra il monitoraggio invasivo della privacy e la necessità di prevenire ulteriori epidemie.

“Questa mappa degli spostamenti delle persone è stata sviluppata per essere utile a tutti, ma nel rispetto dei nostri rigorosi protocolli e politiche sulla privacy”,

ha scritto Google in un blogpost.

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