Coronavirus, la Cina ha mentito? Uno studio di Harvard smentisce Pechino

Alessandro Cipolla

09/06/2020

05/07/2021 - 16:56

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Uno studio di Harvard ha analizzato i dati dei satelliti: negli ospedali di Wuhan l’affluenza è aumentata di molto già a ottobre, così come la ricerca dei sintomi del coronavirus. La Cina ha mentito sul reale inizio della pandemia?

Nuove nubi si addensano sul comportamento della Cina in merito all’emergenza coronavirus. A sollevare altri interrogativi sulle tempistiche dell’inizio della pandemia è questa volta l’università di Harvard, con uno studio guidato dal Dr. John Brownstein.

La ricerca ha infatti evidenziato come a Wuhan, la città cinese dove si sono registrati i primi casi di COVID-19, già da settembre grazie ai dati dei satelliti si può vedere come ci sia stato un notevole aumento dell’afflusso negli ospedali cittadini.

Sempre nello stesso periodo, è stato poi evidenziato come ci sia stato un picco nelle ricerche sul web a Wuhan dei sintomi (tosse, difficoltà respiratorie o diarrea) tipici di una positività al coronavirus.

Episodi questi che in qualche modo andrebbero a cozzare con la versione ufficiale del governo di Pechino, visto che la Cina ha notificato all’OMS un “focolaio di casi di polmonite ad eziologia non nota” il 31 dicembre 2019, con anche diversi atleti che hanno preso parte ai Mondiali militari, svolti a ottobre proprio a Wuhan, che hanno denunciato di aver avuto influenze con sintomi riconducibili al COVID-19.

Cina, coronavirus già a ottobre?

Sono tanti i misteri che ancora avvolgono questa pandemia. Oltre ai dubbi riguardanti il laboratorio di massima sicurezza di Wuhan, dove vengono svolti esperimenti proprio sui coronavirus, appare sempre più inverosimile che il virus abbia fatto la sua comparsa in Cina solo a fine dicembre.

Con anche i vari test che si stanno effettuando in Occidente che sembrerebbero retrodatare i primi casi di COVID-19, iniziano a essere diversi gli indizi che possono far pensare come a Wuhan la comparsa del coronavirus sia riconducibile ai mesi di settembre e ottobre.

Proprio in questo periodo si è soffermata l’analisi della ricerca compiuta da Harvard, che analizzando i dati dei satelliti ha notato un afflusso superiore alla media negli ospedali di Wuhan rispetto all’anno precedente.

Stessa cosa per le ricerche sul web dei sintomi tipici del coronavirus, che nella cittadina cinese sarebbero schizzati in alto già a partire dall’autunno. Due indizi che di certo non fanno una prova, ma senza dubbio alimentano le perplessità sul comportamento della Cina.

Di recente un’inchiesta dell’Associated Press ha denunciato come, citando documenti e prove audio, Pechino avrebbe mandato all’OMS i dati in suo possesso relativi al coronavirus volontariamente in ritardo, con l’organismo delle Nazioni Unite che sarebbe stato a conoscenza della cosa decidendo però di tacere.

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