Coronavirus, inchiesta: la Cina colpevole del rilascio ritardato dei dati, l’OMS sapeva

Carmine Orlando

2 Giugno 2020 - 20:22

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Un’inchiesta smaschera i ritardi della Cina nel rilascio dei dati sul genoma del COVID-19 e sui primi casi di contagio. L’OMS sapeva ma pubblicamente elogiava il governo e gli scienziati cinesi.

Coronavirus, inchiesta: la Cina colpevole del rilascio ritardato dei dati, l'OMS sapeva

Un’inchiesta dell’agenzia Associated Press con tanto di prove audio e documenti ha rivelato che la Cina avrebbe mandato i dati sul virus COVID-19 in ritardo all’OMS. Quest’ultima ha tenuto nascosto l’accaduto per timore non riceverne più. Irritati anche i funzionari dell’ONU. Tutto ciò ha rallentato la lotta contro il Coronavirus.

Coronavirus inchiesta: la Cina colpevole del rilascio ritardato dei dati, l ’OMS sapeva

Da più parti nel mondo, la Cina è stata accusata di aver ritardato il rilascio d’informazioni utili sul genoma del virus e sui primi pazienti contagiati. A distanza di cinque mesi si scopre che tali accuse e sospetti non sono infondati.

Un’inchiesta dell’Associated Press ha scoperto del materiale audio e documenti che comprovano come l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia coperto il ritardo dei dati sul COVID-19 da parte della Cina. A quanto pare, anche le Nazioni Unite sapevano, ma hanno deciso di tacere, anzi, di elogiare il lavoro degli scienziati in Cina per non bloccare il flusso d’informazioni necessarie a combattere meglio il virus. In verità, L’ONU non è potuta intervenire ufficialmente in quanto priva di poteri di controllo e del diritto di indagare sulle pandemie.

Purtroppo non è servita a molta la suddetta strategia, in quanto la Cina ha rilasciato i dati sul genoma del virus con un ritardo tale che ha impedito all’OMS di fornire indicazioni tempestive agli Stati. I risultati dei laboratori cinese sono stati pubblicati solo l’11 gennaio 2020. Anche le informazioni sui pazienti e sui casi sono state ritardate di un paio di settimane con il risultato che l’epidemia è scoppiata senza aver avuto modo di rallentarne il decorso.

Le registrazioni dell’AP dimostrano la frustrazione degli esperti dell’OMS per il COVID-19 con riferimento al ritardo cinese. Donald Trump aveva inizialmente lodato la Cina, salvo poi ritenerla responsabile della pandemia per aver occultato i dati e attaccando l’Organizzazione Mondiale della Sanità colpevole di essere stata complice del governo cinese. Gli USA hanno tagliato i finanziamenti all’OMS, la Cina ne ha promesso per 2 miliardi di dollari.

La verità sta nel mezzo

Le accuse di Donald Trump non sono vere. Ovvero, il ritardo della Cina c’è stato, ma le accuse che il virus COVID-19 sia uscito dal loro laboratorio non trova alcun fondamento, per quanto concerne l’OMS, l’organizzazione ha agito in buonafede per non bloccare le informazioni, seppur giunte in grave ritardo.

Poco prima di metà gennaio, il capo delle emergenze dell’OMS, il dottore Michael Ryan ha riferito ai colleghi che era necessario fare maggiori pressioni alla Cina perché temeva si verificasse una lunga serie di casi da sindrome acuta respiratoria, così come accadde con la SARS nel 2002 provocando 800 vittime nel mondo.

Sono trascorse quattro settimane tra il giorno in cui il genoma completo è stato codificato nei laboratori cinese e l’emergenza mondiale Coronavirus dichiarata dall’OMS il 30 gennaio 2020. Il laboratorio Vision Medicals aveva messo insieme la maggior parte del genoma di un nuovo coronavirus con sorprendenti somiglianze con la SARS entro il 27 dicembre 2019, condividendone i dati con i funzionari di Wuhan e l’Accademia cinese delle scienze mediche, come riportato per primo dalla pubblicazione finanziaria cinese Caixin e confermato indipendentemente dall’AP.

Sulla gravità delle conseguenze del ritardo si esprime Ali Mokdad, professore all’Institute for Health Metrics and Evaluation dell’Università di Washington, il quale asserisce che si sarebbero potuto evitare molte morti nel mondo. Tuttavia, lui come altri scienziati sono concordi nell’affermare che se l’OMS avesse fatto pressione sul governo cinese, probabilmente avrebbe ottenuto ancora minori informazioni e dati.

I funzionari dell’Organizzazione Mondiale della Sanità non si sono espressi in merito ai segreti svelati dall’AP, anche perché quest’ultima non ha potuto rendere note le fonti dei documenti e delle registrazioni audio di cui è entrata in possesso. Allo stesso modo, la Cina dichiara di aver fatto il possibile per trasmettere i dati in suo possesso.

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