Calabria, ma quale incubo coronavirus: zona rossa a Palmi, ma per i giovani il virus non esiste

Coronavirus in Calabria: a Palmi (RC) scatta la zona rossa in 3 quartieri, ma in barba alle disposizioni della Regione i giovani calabresi escono assembrati e senza mascherine nei luoghi della movida, dove la situazione è fuori controllo.

Riemerge la paura coronavirus in Calabria: il piccolo focolaio scoperto a Palmi, in provincia di Reggio Calabria, ha portato la governatrice della Regione Jole Santelli a emanare un’ordinanza con cui si limitano gli spostamenti e si bloccano le attività in 3 quartieri del piccolo comune, per quella che è stata definita l’istituzione della prima zona rossa della Fase 3.

A far scattare l’allarme la scoperta di 8 positivi a Covid-19 residenti nei quartieri Pietrenere-Tonnara-Scinà. Il focolaio è partito da 2 soggetti rientrati in Calabria da altra regione. Le autorità affermano che l’evolversi della situazione epidemiologica legata al cosiddetto contagio di ritorno può peggiorare rapidamente, dando luogo ad altri focolai, non diversamente contenibili.

Nonostante ciò, e in barba alle regole imposte dalla Regione in materia di prevenzione e contenimento dell’epidemia, in alcune zone della Calabria la movida è ripartita senza freni, con i giovani e i teenager che se ne infischiano del distanziamento sociale e dell’obbligo di mascherina e si comportano con leggerezza e noncuranza dei rischi per la comunità.

Da inizio epidemia sono stati confermati solo 1.183 casi di coronavirus in Calabria e 97 decessi. Prima del focolaio di Palmi la “regione era stata Covid-free” per assenza di nuovi casi segnalati per settimane. Dal 19 giugno la Regione ha riaperto locali notturni e discoteche, mentre dal 21 giugno sono previsti tamponi (facoltativi) alle persone in arrivo negli aeroporti e nelle stazioni ferroviarie.

Coronavirus Calabria: nuova “mini” zona rossa a Palmi

A Pietrenere-Tonnara-Scinà, i tre quartieri zona rossa dell’area costiera di Palmi, dalle ore 00,00 del 22 giugno 2020 e fino alle ore 14,00 del 26 giugno 2020 è vietato entrare e uscire, fatta eccezione per motivi di estrema urgenza e necessità e per gli operatori sanitari e socio-sanitari, il personale impegnato nei controlli e le forze armate. Sospese tutte le attività commerciali e produttive, a eccezione di quelle ritenute essenziali.

Il testo dell’ordinanza prevede inoltre di potenziare l’attività di individuazione di eventuali altri soggetti positivi asintomatici e di valutare la reale incidenza della patologia nell’ambito della diffusione del contagio. Si ribadisce infine la necessità per tutte le persone presenti sul territorio interessato di mantenere comportamenti rispettosi dell’igiene, del distanziamento interpersonale con divieto di assembramenti e dell’uso della mascherina.

Calabria bomba a orologeria: movida fuori controllo

Intanto, a poco più di un’ora di auto da Palmi, sulla costa ionica, la stagione estiva è ripartita senza alcun intoppo e tutto sembra essere tornato (fin troppo) alla normalità.

Le immagini e i video che ci arrivano da Catanzaro e Soverato (in foto e video) nota località turistica del litorale ionico, smentiscono il presunto ritorno dell’incubo coronavirus in Calabria di cui parlano oggi tutti i media.

A giudicare dalle folle di giovani, che si riversano accalcati nei luoghi della movida senza mascherine e senza alcun rispetto delle norme del distanziamento sociale, il “virus non esiste” e sembrerebbe non essere mai esistito.


Nella foto, scattata il 20/06/2020, assembramenti a Soverato (CZ), famosa meta turistica del litorale ionico con molti locali e bar.


La vita notturna a Soverato nella Fase 2.

La Calabria è stata una delle prime regioni a riaprire i bar, in anticipo rispetto al calendario fissato dal Governo. A decorrere dal 19 giugno hanno riaperto discoteche e locali assimilati all’aperto e al chiuso, sale giochi, slot, bingo e scommesse.

Gli assembramenti e la movida fuori controllo, però, erano emersi già giorni prima della riapertura ufficiale dei locali notturni. La mascherina all’aperto non è obbligatoria, è vero, ma nel caso in cui a qualcuno fosse sfuggito, l’ordinanza della Regione (così come le linee guida nazionali per la ripartenza in sicurezza) parla chiaro:

Resta vietato l’assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico. È fatto obbligo del rispetto delle misure igieniche, delle norme sulla distanza interpersonale e dell’uso delle mascherine o altra protezione a copertura di naso e bocca, in tutti i luoghi chiusi e nelle circostanze in cui la distanza interpersonale non possa essere rispettata. Nei casi in cui la violazione sia commessa nell’esercizio di un’attività di impresa, si applica altresì la sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni.

Finora la Calabria si è tenuta alla larga dal virus e l’augurio, ovviamente, è che la situazione epidemiologica non si aggravi. Ma se a tali comportamenti irresponsabili da parte dei giovani aggiungiamo la riapertura delle frontiere e l’esodo dal Nord (dove i contagi restano alti) verso il Sud, il rischio che la Calabria diventi una bomba a orologeria è dietro l’angolo. Speriamo di no.

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Italia Coronavirus

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