Conto corrente intestato al coniuge: quando si rischia un accertamento fiscale

Simone Micocci

24 Giugno 2021 - 17:30

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Intestare un conto corrente al coniuge (o cointestarlo) non vi mette al riparo da un accertamento del Fisco.

Conto corrente intestato al coniuge: quando si rischia un accertamento fiscale

C’è chi pensa di poter utilizzare la propria moglie, o il marito, per nascondere dei redditi percepiti da un eventuale controllo fiscale. La “ricetta” sembra essere apparentemente semplice, ma sicuramente non priva di rischi:

  • come prima cosa si preferisce il regime di separazione dei beni anziché quello di comunione;
  • a questo punto l’imprenditore apre un conto corrente cointestato, o persino solamente intestato al coniuge, dove ci fa confluire le somme derivanti dai pagamenti in nero.

In questo modo si pensa di essere al riparo dal Fisco, senza rischiare un controllo che possa portare a un’accusa per evasione fiscale. Ma attenzione, perché non è assolutamente così. È vero che - come ammesso recentemente dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini - per i controlli del Fisco esiste un problema privacy, ma va anche detto che questo limite non vale per i conti cointestati o per quelli intestati esclusivamente al coniuge.

Anche questi, infatti, possono essere oggetto di accertamenti fiscali.

Nascondere i pagamenti in nero sul conto corrente del coniuge: cosa si rischia

I rischi per chi svolge attività da lavoro autonomo e accetta pagamenti in nero sono molto gravi. La legge, infatti, punisce chiunque non paghi le tasse, o comunque le paga in maniera inferiore a quanto dovuto, arrecando un danno all’Erario.

Le sanzioni in caso di evasione fiscale sono diverse e variano a seconda della fattispecie e della gravità della stessa.

Ecco perché gli accertamenti fiscali sono molto temuti dai contribuenti, alcuni dei quali hanno pensato a degli escamotage per nascondere alcuni redditi al Fisco. Come abbiamo anticipato, uno di questi è quello di sfruttare il regime di separazione dei beni e un conto cointestato, o intestato esclusivamente all’altro coniuge, per nascondere alcuni redditi.

In questo modo si pensa di toglierli dalla disponibilità dei controlli del Fisco, ma in realtà da qualche mese non è più così.

Sull’argomento è intervenuta infatti la Corte di Cassazione con la sentenza 922/2021, con la quale questa ha fatto chiarezza su alcuni dubbi.

Intanto ha risposto in merito alla legittimità del controllo sul conto corrente del coniuge anche nel caso in cui questo non abbia mai ricevuto alcuna comunicazione da parte dell’ufficio delle imposte.

Altro dubbio è quello per cui, a seguito di un accertamento fiscale sul conto corrente intestato al coniuge, il Fisco possa presumere che questo sia comunque imputabile all’attività lavorativa dell’altro coniuge e per questo motivo tassare i relativi proventi.

Dubbi che da qualche mese hanno delle risposte.

Quando l’accertamento fiscale sul conto del coniuge è lecito

Partiamo dal chiarire il primo dubbio.

È importante ricordare, infatti, che mentre l’Agenzia delle Entrate per effettuare dei controlli può affidarsi ai dati annualmente ricevuti dall’Anagrafe dei rapporti finanziari senza alcuna autorizzazione preventiva, questa è necessaria per gli accertamenti con richiesta di documentazione inviata direttamente alla banca. In questo caso compete al Direttore Regionale dell’Agenzia delle Entrate concedere l’autorizzazione che tuttavia, secondo la Corte di Cassazione, costituisce semplicemente un “atto interno di tipo organizzativo”.

Ergo: l’autorizzazione non va né motivata né esibita al contribuente, e la mancanza della stessa non rende comunque nullo l’accertamento fiscale.

Un chiarimento che di fatto aumenta le possibilità che anche il conto corrente intestato al coniuge possa essere oggetto di controllo da parte del Fisco. In quali casi? Il rischio riguarda tutti coloro sui quali l’Agenzia delle Entrate ha motivo di pensare che il conto corrente del coniuge sia il mezzo con cui si nascondono i proventi di un’evasione fiscale.

Non servirà motivare questi indizi, né tanto meno si riceverà una comunicazione preventiva che vi informerà di quanto sta succedendo.

Quando si rischia di pagare per le somme accreditate sul conto corrente del coniuge

E ancora, la Cassazione ritiene anche legittima la presunzione per cui i versamenti presenti sul conto corrente intestato al coniuge siano imputabili all’attività dell’altro.

Questo accade in quelle situazioni in cui comunque non ci siano attività lavorative, o qualsiasi altra attività economica che quindi darebbe luogo a un reddito, svolte dal coniuge a cui il conto corrente è intestato.

In questa situazione, dunque, il Fisco potrebbe presumere che le somme accreditate sul conto corrente del coniuge siano in realtà i proventi delle attività lavorative svolte a nero dall’altro e procedere dunque con l’accusa di evasione fiscale.

L’onere della prova grava sul lavoratore autonomo: sarà questo a dover dimostrare che la presunzione dell’Agenzia delle Entrate è sbagliata e che quindi i versamenti fatti sul conto corrente del coniuge non sono indizio di evasione fiscale.

Senza di questa, allora il rischio di dover rispondere del reato di evasione fiscale, con tutte le conseguenze del caso, è concreto.

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