Confindustria: “Nel 2019 Pil a +0,9%, più deficit nella Manovra solo se porta crescita”

Confindustria stima al ribasso la crescita del Pil italiano rispetto agli auspici del governo. Boccia: “Sostenibilità economica importante come stabilità politica”

Confindustria: “Nel 2019 Pil a +0,9%, più deficit nella Manovra solo se porta crescita”

Far procedere sullo stesso binario le necessità per una stabilità politica e quelle per una sostenibilità economica. Questo è il messaggio al governo lanciato da Confindustria, con l’aumento del deficit nella legge di Bilancio che per l’associazione degli industriali non sarebbe un tabù se questo dovesse portare a una crescita.

Dà una sorta di colpo al cerchio e uno alla botte il presidente degli industriali Vincenzo Boccia durante un convegno dove era ospite anche un ministro dell’Economia Giovanni Tria che, dopo le turbolenze dei Mercati, ha annunciato che il deficit del 2,4% calerà a partire dal 2020.

A complicare però i piani del governo arriva il Centro Studi di Confindustria, che ha ipotizzato un rallentamento della crescita del Pil nel nostro paese stimandolo all’1,1% per il 2018 e allo 0,9% per il 2019.

Il monito di Confindustria

Sono ore incandescenti queste per la definizione della nota di aggiornamento del Def. Dopo il Consiglio dei Ministri di venerdì scorso, ancora infatti devono essere incasellate nelle varie tabelle tutte le cifre del testo che poi è atteso dal Parlamento.

Cade proprio “a fagiolo” quindi un convegno organizzato da Confindustria alla presenza anche di Giovanni Tria, che ha sfruttato l’occasione per cercare di stemperare i bollori dei Mercati annunciando una parziale marcia indietro del governo sul deficit.

Nel 2019 ci sarà uno scostamento dagli obiettivi concordati con la Commissione Europea dal precedente governo - ha spiegato Tria - ma ci sarà poi un graduale ridursi del deficit negli anni successivi”.

Il rapporto tra deficit e Pil stando alle parole del ministro potrebbe allora essere del 2,4% per quanto riguarda il 2019 mentre, al contrario di quanto deciso nel CdM, nel 2020 e nel 2021 dovrebbe scendere al 2%.

Il tema del deficit è al centro anche dell’intervento di Vincenzo Boccia, che ha posto l’accento sui pericoli dell’aumento del costo del denaro perché “se aumenta lo spread poi lo pagano le famiglie, le imprese e anche lo Stato in termini di interessi sul debito”.

Il presidente di Confindustria si è poi detto favorevole a uno sforamento del deficit, che non è un tabù se “lo sforamento comporta una crescita dell’economia che comporta una riduzione del debito per trasmettere effetti positivi sull’economia reale”.

Pil al ribasso

Se le parole di Boccia in qualche modo sono state agrodolci per il governo, molto meno al miele per i giallo-verdi sono i dati snocciolati dal Centro Studi di Confindustria in merito alla crescita del Pil nel nostro paese.

I dati infatti parlano di un rallentamento sia per quanto riguarda il 2018 (+1,1%) che per il 2019 (+0,9%). Una stima al ribasso rispetto a ipotizzato a giugno (-0,2%) e che non tiene conto di quanto il governo vorrebbe inserire nella legge di Bilancio.

Un problema non di poco conto questo per la Lega e il Movimento 5 Stelle. Il mantra del governo carioca degli ultimi giorni è stato infatti che la Manovra permetterà di realizzare una marcata crescita nel 2019, tale da poter giustificare un aumento del deficit al 2,4%.

L’esecutivo punta a una crescita dell’1,6%, ma la cifra appare essere molto distante da quanto stimato da Confindustria. Se così fosse, per l’Italia sarebbe impossibile ridurre il debito pubblico come auspicato.

Un presupposto questo che per l’associazione degli industriali potrebbe far scattare una procedura d’infrazione da parte della Commissione Europea, che scatterebbe a marzo quando Bruxelles pronuncerà il suo verdetto definitivo sulla Manovra, ma soprattutto andrebbe a esporre l’Italia alle intemperie dei Mercati.

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