Commenti offensivi e insulti sui social: reati e pene previsti

Isabella Policarpio

10/05/2021

26/05/2021 - 16:05

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Scrivere un post o commentare foto e video con frasi offensive può costare caro: tra i reati commessi ci sono diffamazione e cyberbullismo. Ecco cosa si rischia ad insultare su Facebook, Instagram e altri Social network.

Commenti offensivi e insulti sui social: reati e pene previsti

I commenti offensivi e gli insulti sui social network come Facebook e Instagram non restano impuniti. La legge prevede diverse fattispecie di reato che, in caso di condanna in giudizio, possono portare alla reclusione in carcere.

Le conseguenze per chi insulta e diffama l’altrui reputazione tramite post, foto e commenti possono essere molto gravi e, in base all’entità dei danni prodotti alla vittima, il colpevole può essere condannato al risarcimento danni (oltre che alla reclusione o alla multa stabilite dal Codice penale).

E per chi pensa che gli insulti sui social network siano meno gravi di quelli pronunciati di persona c’è un’amara sorpresa: contrariamente a quello che molti pensano, si tratta di una circostanza aggravante che causa l’inasprimento delle pene.

Tutto su cosa rischia chi scrive insulti e commenti sui social, quali sono i reati, le pene possibili e il quadro normativo attuale in questa guida.

Insulti, commenti e post offensivi sui social: il quadro normativo

Non esiste nel nostro ordinamento un’elencazione precisa e puntuale dei reati che possono essere commessi tramite i social network, questi crescono di numero e cambiano tipologia con il passare del tempo, si evolvono e possono essere più o meno gravi in base alle persone coinvolte, alla popolarità della vittima o colpevole ed altri fatti contingenti.

Con gli anni la Giurisprudenza ha collezionato moltissime sentenze nelle quali è riconosciuta la possibilità di commettere reati su Facebook, Instagram e gli altri social network, tra queste la sentenza n. 24431 del 28 aprile 2015 della Cassazione e la decisione del tribunale di Pescara del 5 marzo 2018 n. 652 riguardo alla diffamazione.

Ma i reati che si possono commettere per mezzo di offese e insulti sui social network, come vedremo, sono molteplici e più o meno gravi. E non si esclude che nei prossimi anni - a causa della loro frequenza - il legislatore decida di intervenire per punire con maggiore severità le condotte perpetrate dietro la tastiera del computer.

Reati e pene previsti per insulti sui social

L’elenco dei reati che si possono commettere sui social network è lungo e articolato: cyberbullismo, diffamazione aggravata, revenge porn sono quelli più gravi e, purtroppo, frequenti.

Partiamo con ordine. Insulti e commenti offensivi possono integrare le fattispecie di diffamazione aggravata (articolo 595 del Codice penale) quando denigrano, offendono e umiliano una persona o un gruppo di persone (ad esempio una minoranza etnica o linguistica). L’aggravante è costituita dal mezzo tecnologico - ovvero i social network - che consentono una diffusione vastissima e incontrollata. La diffamazione aggravata è in assoluto il reato più comune in cui incorrono i “leoni da tastiera” che scrivono post e commenti offensivi su qualità o condizioni riconducibili con certezza ad una persona determinata.

La Corte di cassazione in molte occasioni ha confermato la sussistenza del reato di diffamazione per post e commenti sui social network poiché “la condotta di postare un commento sulla bacheca Facebook realizza la pubblicizzazione e la diffusione di esso, per la idoneità del mezzo realizzato a determinare la circolazione del commento tra un gruppo di persone, comunque, apprezzabile per composizione numerica”. Così la sentenza n.396 del 2 ottobre 2017. Per diffamazione aggravata a mezzo social media la legge prevede la reclusione da 6 mesi a 3 anni o la multa non inferiore a 516 euro.

Il cyberbullismo, invece, è la trasposizione “digitale” del più ampio fenomeno del bullismo che colpisce in modo particolare i ragazzi in età preadolescenziale e adolescenziale, che sono anche i soggetti che utilizzano maggiormente i social network. Su Facebook, Instagram e altre piattaforme, il cyberbullismo è l’insieme di azioni aggressive e intenzionali - di una singola persona o di un gruppo - realizzate con sms, mms, foto, video, email, chat rooms, instant messaging, siti web, telefonate, il cui obiettivo è provocare danni ad un coetaneo incapace di difendersi.

Questo comportamento assume rilevanza penale e, quindi, integra un vero e proprio reato, quanto prende gli estremi della Diffamazione (articolo 595 del Codice penale) o di Atti persecutori (articolo 612 bis del Codice penale), meglio noto come “stalking”: requisito del reato è che minacce o molestie provochino un grave e perdurante stato di ansia o di paura. In tal caso la pena è la reclusione da 6 mesi a 5 anni.


I social network sono anche il luogo in cui può configurarsi il reato di Revenge porn(articolo 612 ter del Codice penale) qualora per offendere e screditare una persona vengano diffuse immagini sessuali ed intime.

Offese su Facebook e Instagram: cosa si rischia

Cosa si rischia se si offende una persona su Facebook, Instagram o altri social network? Approfondiamo gli aspetti sanzionatori che possono essere sia penali e portare allo svolgimento di un processo e alla reclusione - in caso di condanna - sia civili, quindi obbligano l’autore del fatto a risarcire i danni psicofisici alla vittima.

Nel caso in cui i post offensivi siano idonei a diffamare la vittima, si applica l’aggravante prevista all’articolo 595, comma 3 del Codice penale “la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a cinquecentosedici euro”. Per la condanna è necessaria la presenza di 3 requisiti:

  • l’offesa all’altrui reputazione;
  • l’assenza dell’offeso;
  • la comunicazione a più persone.

Nel caso di cyberbullismo o atti persecutori (quindi stalking) la pena stabilita dal Codice penale è la reclusione da 1 a 6 anni e 6 mesi, ma occorre che i commenti e le offese sui social network siano tali da

“cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.”

Così l’articolo 612 bis, comma 1, del Codice penale che, tra le altre cose, prevede che la pena possa essere aumentata dal giudice se il fatto è commesso mediante strumenti tecnologici.

Oltre alle conseguenze penali, le vittime possono agire in giudizio per chiedere il risarcimento danni. Per farlo si possono percorrere due strade:

Ma quali sono i criteri secondo i quali il giudice stabilisce l’importo del risarcimento? Fondamentali, a tal proposito, sono l’entità delle offese e la loro concreta diffusione, ovvero quanti utenti hanno visualizzato gli insulti in questione.

Tutti i reati possibili sui social

Proviamo ad elencare quali sono i principali reati sui social. Oltre a quelli citati che sono Diffamazione, Atti persecutori (cyberbullismo), Revenge porn, si aggiungono all’elenco i reati di:

  • minaccia (articolo 612) punito con la multa fino a 1.032 euro
  • sostituzione di persona (Art. 494 codice penale) punito con la reclusione fino ad 1 anno, è il caso di chi crea un profilo falso per indurre qualcuno in inganno;
  • violazione della privacy (articolo 167 codice della privacy);
  • adescamento di minori (articolo 609 undecies), specie se relativo a materiale pornografico.

Questi elencati sono i reati principali e più comuni in cui si può incorrere tramite i social network, ma il dato più allarmante è che queste fattispecie sono in continua crescita e coinvolgono sempre più persone, soprattutto giovani e giovanissimi.

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