Come nascono gli ETF e perché sono vantaggiosi

Roberto Donzelli

11 Dicembre 2021 - 18:00

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Gli ETF sono ormai uno strumento ampiamente diffuso e non solo presso gli investitori retail, adesso anche gli istituzionali impiegano questo strumento.

Come nascono gli ETF e perché sono vantaggiosi

Degli ETF si è detto e scritto molto ormai ovunque su stampa e web. Rappresentano sicuramente uno degli strumenti più efficienti dell’industria finanziaria e per questo non deve sorprendere il loro successo.

Se per molto tempo lo strumento è stato largamente diffuso presso gli investitori retail, ora anche gli istituzionali ne fanno ampio utilizzo. E proprio recentemente in USA il volume di ETF detenuti dagli investitori professionali per i loro clienti ha superato quello detenuto dai retail.

Ma facciamo un excursus sullo strumento.

Come nascono gli ETF: le origini negli anni ’90

Un ETF è un fondo che replica un determinato benchmark. Non dovendo pagare un gestore e non dovendo sostenere tutte le spese per l’analisi finanziaria e il monitoraggio delle decine o centinaia di azioni/obbligazioni detenute, la replica viene fatta a costi di gestione veramente contenuti. Rispetto a un normale fondo d’investimento, il risparmio può essere anche nell’ordine dell’1-2% annuo. Che su 10 o più anni fanno una grande differenza per le performance.

Il rovescio della medaglia è che con l’ETF non si potrà fare meglio del mercato. Con un ETF non affideremo mai i nostri soldi a un gestore «superstar» in grado di battere il mercato con ampio margine.

Questo strumento nasce in America negli anni ’90 e per la sua struttura è l’ideale per i trader professionisti, che ne sono i primi grandi utilizzatori: la possibilità di replicare un indice con un costo contenuto e con una notevole liquidità permette ai trader di assumere posizioni e cambiarle rapidamente nel tempo.

Gli anni 2000: gli ETF diventano «popolari»

Dal 2000 gli ETF si diffondono presso il pubblico «retail». Da un lato nascono alcune realtà specializzate nell’emissione di ETF, che propongono strumenti per replicare gli indici più particolari. Dall’altro, gli investitori privati iniziano a usare sempre di più questi strumenti per costruire i loro portafogli, anche in ottica di lungo/lunghissimo periodo.

In questa fase gli ETF non sono ancora usati dagli advisor professionali, che preferiscono ancora puntare su fondi e gestioni che offrono maggiori margini.

I giorni nostri: gli ETF sono ovunque

Negli anni recenti, comunque, anche le case d’investimento tradizionali hanno iniziato a offrire ai loro clienti portafogli di ETF. Il ragionamento potrebbe essere stato che è meglio guadagnare meno ma guadagnare, piuttosto che perdere i clienti e non guadagnare affatto.

Fatto sta che oggi oltre il 40% del valore di tutti gli ETF quotati in USA sono detenuti da consulenti d’investimento e istituzionali. Il 12,7% circa è detenuto per conto dei clienti da Wealth Managers, mentre un altro 9% è in mano a fondi pensione e assicurazioni. Cinque anni fa i consulenti d’investimento detenevano meno del 35%.
Per contro, i retail sono scesi ora sotto il 40%.

Il futuro dello strumento

Con queste premesse, il futuro degli ETF non può che essere radioso. C’è ancora una massa enorme di denaro investita su fondi oppure parcheggiata in liquidità e questa massa è sicuramente un mercato che può essere aggredito dal mondo degli ETF.

Naturalmente può accadere un «cigno nero» per questo segmento che ne può decretare la fine. Ma all’orizzonte è difficile ipotizzare quale possa essere. Anche le innovazioni che provengono dal Fintech possono colpire gli intermediari o le banche tradizionali, ma è difficile che possano intaccare lo strumento in sé.

Pertanto, l’ETF è attualmente uno dei migliori strumenti per costruire un portafoglio d’investimento. Con l’ampia gamma ormai disponibile non solo in USA, ma anche nella piccola Borsa di Milano, si possono creare portafogli con un grado di diversificazione che solo 20 anni fa erano impensabili. Il tutto a costi davvero minimi. È davvero difficile non usare questo strumento.

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