Come migliorare il proprio potere d’acquisto. Ecco quali sono le soluzioni più concrete

Lorenzo Raffo

10 Maggio 2025 - 12:50

Guardare al futuro vicino e lontano proteggendosi da un rischio non sempre valutato: è quello della svalutazione delle proprie capacità economiche. Tanti consigli concreti per chi è più giovane.

Come migliorare il proprio potere d’acquisto. Ecco quali sono le soluzioni più concrete

Si parla tanto di inflazione ma poco di potere di acquisto dei cittadini.

Se la prima è una variabile facilmente monitorabile mediante indici specifici, il secondo si cela dietro a concetti più complessi e meno oggettivi. In termini tecnici il potere d’acquisto indica quanti beni si possono comprare con una certa quantità di denaro, dato un certo livello di prezzi.

Il concetto è chiaro? Se non lo fosse sappiate che questa definizione appare come una delle più semplici rispetto ad altre iper tecniche, che introducono spiegazioni di natura matematica.

Erosione potere d'acquisto Erosione potere d’acquisto .

State tranquilli: non vi tedieremo con pedanterie economiche e cercheremo invece di aiutarvi a valutare se e come il potere di acquisto può essere migliorato. Partendo da un aspetto molto sentito in Italia: il costo della vita è terribilmente aumentato ma salari e pensioni sono rimasti al palo. Ecco allora che il potere di acquisto si è ridotto e non di poco, costringendo le famiglie a tagliare i consumi e/o a indebitarsi.

I cittadini ancor più pessimisti

Se si va a interpellare l’opinione pubblica su quanto sta avvenendo, il sentimento diffuso è poi addirittura peggiore rispetto ai numeri stimabili, con un alto grado di incertezza sulle evoluzioni future. Il che è inevitabile, poiché l’erosione aumenta con l’incremento dell’inflazione (come evidenzia il grafico elaborato da Anima sgr, società del risparmio gestito).

Questo diagramma è quanto deve preoccupare di più chiunque abbia delle prospettive di vita di lungo termine. Come si può prevedere l’inflazione e quindi l’impatto sulla capacità reale di spendere fra dieci o vent’anni? Se un tasso di inflazione al 6% (ipotesi irrealistica ma forte dal punto di vista mediatico) si realizzasse nel lungo termine i 100.000 euro attuali diventerebbero in valore effettivo poco più di 29.000 euro alla fine di un ventennio. La possibilità con tale importo di acquistare oggi, per esempio, un monolocale in una qualsiasi cittadina non di primo piano nel 2045 si annullerebbe. Di qui la necessità di guardare con grande attenzione alle evoluzioni future in termini anche di difesa di un patrimonio, piccolo o medio che sia.

Il (no) ruolo dello Stato!

È evidente come la politica dovrebbe effettuare scelte decisive per aumentare il potere di acquisto. Che lo sono solo sulla carta, poiché le probabilità di essere tradotte in fatti concreti appaiono modestissime se non impossibili. Parlare infatti di tagli delle tasse, di progressivo incremento delle prestazioni sociali (soprattutto pensioni) e di aumenti dei salari privati e pubblici è facile ma poco realistico. Purtroppo di effettivi e consistenti interventi di questo tipo se ne sono visti pochi in tutto il mondo, salvo in presenza di violente politiche di deregulation (per esempio in Nuova Zelanda negli anni ‘80 e ‘90). Lo Stato quindi assiste impotente rispetto a un tema assai sentito dalla popolazione ma delicato, per gli effetti che avrebbe sulle finanze pubbliche.

Proteggersi in proprio

Il cittadino deve agire allora individualmente nel difendersi da questo vero e proprio tormento per la propria vita. Vediamo in quale modo.

1°) Fondamentale è il ruolo consapevole del consumatore. La programmazione di quanto si deve spendere, evitando le improvvisazioni, è preziosa. Un’analisi critica del carrello della spesa serve molto da questo punto di vista.

2°) Preferibile non farsi condizionare dalle campagne pubblicitarie, che per loro natura portano a spendere e ad abituarsi a prodotti cari, proprio perché penalizzate dai costi del marketing.

3°) Importante è identificare le spese essenziali e rinviare quelle secondarie, specialmente se l’inflazione è in salita. Un esempio classico riguarda l’acquisto dell’automobile. Ormai i finanziamenti dominano il mercato e le loro condizioni dipendono dall’andamento dei tassi e in parte delle vendite. Prima di accettarle, obnubilati magari dalla scelta del modello che piace, occorre valutare le offerte a tutto tondo e ancor più informarsi se in prospettiva i relativi prestiti diventeranno più convenienti. Le differenze possono essere abissali, proprio come sta succedendo nella fase in corso.

4°) L’indebitamento! È una delle cause peggiori di perdita del potere di acquisto. Purtroppo proprio negli ultimi anni si è fatto sempre più ricorso ai finanziamenti per acquisti anche non prioritari e dagli importi modesti. Pensiamo alla telefonia. Alcune società offrono promozioni per l’acquisto del nuovo cellulare ma con l’imprescindibile condizione di micro prestiti. Sommati ad altri ecco che i costi occulti aumentano, riducendo la capacità di spesa nel breve e nel lungo termine. Importante è combattere questa pratica commerciale o – meglio – essere coscienti dei suoi rischi.

5°) Estendere la vita utile dei prodotti è un’altra strategia a cui i consumatori devono rivolgersi in tempi di inflazione e di calo del reddito reale.

6°) I prezzi dipendono dall’andamento dei consumi. Acquistare in una grande città può essere spesso meno favorevole che in una località minore, distante magari solo qualche decina di chilometri.

7°) Optare per marchi generici di prodotti di prima necessità può aiutare a risparmiare e in taluni casi non di poco.

8°) Informarsi sull’andamento dei prezzi è un impegno ma solo così ci si difende creando una consapevolezza su un tema primario.

9°) Un modo indiretto sta nel migliorare la propria cultura professionale, qualunque sia il lavoro che si svolge. Facendolo ci sono possibilità di aumentare il proprio salario, adeguandolo al costo della vita.

10°) Decisiva infine è la capacità di risparmio, che deve poi essere adeguato a un modo di investire diverso rispetto a quello con ottiche di breve termine o speculative.

Un modo “scontato” di investire

Con la parola scontato intendiamo due aspetti:

  • il primo è quello di ridurre il più possibile oneri vari e commissioni bancarie, poiché nel lungo termine i costi incidono sulla remuneratività di qualsiasi patrimonio, ancor più se modesto;
  • il secondo riguarda la banalità forse degli asset su cui puntare con dei Pac (piani di acquisto) molto diluiti nel tempo: un Etf sull’azionario globale (riferito cioè a tutti i mercati sviluppati); un Etf sull’azionario dei Paesi emergenti; un Etf sui bond governativi e corporate a livello internazionale; infine un titolo di Stato sull’inflazione, puntando su emittenti molto solidi. In tutti i casi occorre escludere il rischio di cambio e puntare quindi sull’euro, anche se ciò può comportare magari minori occasioni di profitti. Siccome il potere di acquisto è espresso nella valuta di casa nostra solo con questa bisogna confrontarsi.

Tutto quanto si è detto non è una scelta facoltativa ma una strategia obbligata in tempi sempre più complessi come quelli che si annunciano per i prossimi anni. L’incertezza è una costante della vita e ad essa bisogna opporsi anticipando e valutando i rischi economici futuri che ciascuno si troverà ad affrontare. Meglio farlo da preparati che da improvvisati.