Cnel: cos’è e quanto ci costa? Come funziona l’ente che il governo vorrebbe abolire

Cnel: cos’è, quanto costa e quali sono le sue funzioni? Dopo averla scampata al Referendum del 2016, adesso anche il governo gialloverde vorrebbe abolire l’ente.

Cnel: cos'è e quanto ci costa? Come funziona l'ente che il governo vorrebbe abolire

Cnel: cos’è e quanto ci costa? Ente inutile, da molti considerato alla stregua un carrozzone superfluo e troppo costoso, oppure organismo importante per l’economia del Paese?

Salito alla ribalta durante il Referendum Costituzionale del 2016, dove veniva chiesta la sua abolizione, l’ente però si era salvato vista la vittoria del No che fece saltare così in toto tutti i quesiti proposti dall’allora governo Renzi.

Scampato il periodo, adesso però torna a essere in bilico il destino del Cnel: il governo Lega-Movimento 5 Stelle ha infatti ha appena presentato una proposta di legge dove si chiede, nuovamente, la sua abolizione.

Cnel: cos’è e qle sue funzioni

Tra le misure contenute nella riforma costituzionale che gli italiani hanno respinto col referendum del 4 dicembre, c’era anche quella riguardante l’abolizione del Cnel.

Che cos’è questo ente? Quali sono le sue funzioni e i suoi costi? E perché il governo Renzi prima e quello gialloverde poi hanno deciso di volerlo mandare in soffitta?

Il Cnel è un organo previsto dall’articolo 99 della nostra Costituzione ed è stato istituito con una legge nel 1957, ma la sua composizione e i compiti sono disciplinati da una legge del 1986.

Le funzioni del Cnel sono essenzialmente due:

  • esprimere pareri;
  • promuovere iniziative legislative in materia economico-sociale, come ad esempio per le leggi tributarie e di bilancio e per quelle costituzionali.

Il Cnel nasce dunque come organo consultivo del Governo, delle Camere e delle Regioni e rappresenta un luogo di mediazione dove gli interessi dei lavoratori si confrontano con quelli delle imprese.

I pareri sono forniti solo su richiesta dell’Esecutivo, del Parlamento e delle Regioni e anche se espressi non risultano vincolanti.

L’articolo 99 della Costituzione, che il ddl Boschi voleva abrogare, recita:

“Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro è composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa. È organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge. Ha l’iniziativa legislativa e può contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge”.

L’eliminazione del Cnel era uno dei cavalli di battaglia della riforma costituzionale, soprattutto in chiave di spending review. Nel 2014, durante un’audizione a Palazzo Madama, l’allora commissario per la revisione della spesa Carlo Cottarelli affermò:

“Ci sono enti pubblici che si possono eliminare o razionalizzare. Tra quelli da eliminare, ad esempio, io avrei individuato il Cnel”.

Adesso però l’argomento è di nuovo tornato di moda. In Senato è pronta ad arrivare una proposta di legge, questa volta voluta dal governo Lega-Movimento 5 Stelle, dove si chiede l’abolizione del Cnel.

I costi

Il consiglio del Cnel è composto da 64 consiglieri, con mandato di 5 anni che può essere riconfermato. I consiglieri si suddividono in:

  • 10 esperti, qualificati esponenti della cultura economica, sociale e giuridica, dei quali 8 nominati dal Presidente della Repubblica e 2 proposti dal Presidente del Consiglio dei Ministri;
  • 48 rappresentanti delle categorie produttive, dei quali 22 in rappresentanza del lavoro dipendente, di cui 3 in rappresentanza dei dirigenti e quadri pubblici e privati, 9 in rappresentanza del lavoro autonomo e diciassette in rappresentanza delle imprese;
  • 6 in rappresentanza delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni del volontariato, dei quali, rispettivamente, tre designati dall’Osservatorio nazionale dell’associazionismo e tre designati dall’Osservatorio nazionale per il volontariato.

Il presidente del Cnel, attualmente è l’ex ministro Tiziano Treu, viene nominato con decreto del Presidente della Repubblica, al di fuori degli altri componenti.

Secondo i dati disponibili sul sito del Cnel, ogni anno lo Stato stanzia per l’organo consultivo tra i 15 e i 20 milioni di euro, (i più maligni dicono che i milioni stanziati siano molto più vicini a 20 che a 15).

Nella previsione di bilancio del 2014 sono indicate spese di: 3 milioni e 300 mila euro per il personale amministrativo, 1 milione e 920 mila euro per le “competenze fisse e continuative” del presidente Antonio Marzano, dei 2 vice e dei 64 consiglieri sopra descritti.

Si tratta per la maggior parte di over 65, che svolgono il loro ruolo di consiglieri del Cnel come secondo, o addirittura terzo lavoro. Nessun problema a livello di impregno, dal momento che il Cnel si riunisce mediamente una volta al mese per uno stipendio che al netto delle tasse e trattenute si aggira intorno ai 1.300 euro.

Le altre spese contenute nella previsione di bilancio sono decisamente meno chiare, si parla infatti, di 3 milioni e 380 mila euro per gli “oneri derivanti da accordi interistituzionali (inclusa la partecipazione alle riunioni di estranei al Cnel)”; 2 milioni e mezzo per “l’acquisizione dei dati necessari all’attività di programma”.

Questi i costi, ma i risultati? Sul sito stesso del Cnel si legge che nei 50 anni di attività del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro sono stati pubblicati 970 documenti, gran parte dei quali consiste però in “pareri, osservazioni, rapporti, dossier, relazioni...”.

Le proposte di legge avanzate dal Cnel nei primi 50 anni di attività ammontano a 16, le ultime 2 dopo il Referendum del 2016, ma nessuna di queste è stata approvata dal Parlamento.

Chi dice no all’abolizione

Anche Gian Paolo Gualaccini, vicepresidente del Cnel, ha ammesso che l’ente non è stato in grado di svolgere il compito assegnatogli dai padri costituenti. Eppure, in un’intervista a Linkiesta, Gualaccini sottolinea come in Italia vi sia comunque bisogno di un luogo istituzionale in rappresentanza delle parti sociali:

“Servono un’altra governance e un’altra mission. Devono cambiare il numero, il costo e la modalità di designazione dei suoi consiglieri”.

Per quanto riguarda l’aspetto economico, Gualaccini sostiene che il costo per il mantenimento del Cnel è di gran lunga inferiore ai 20 milioni di cui tanto si parla:

“I bilanci del Cnel sono pubblicati sul nostro sito. Quando c’erano 120 consiglieri si arrivava a 20 milioni di euro, ma dall’inizio del 2012 l’organico si è ridotto a 64 consiglieri. E così si è scesi a circa 12 milioni. Oggi il bilancio è di 8,7 milioni di euro. E di questo denaro, 4,5 milioni servono per i costi del personale, i dipendenti. E circa 3 milioni sono necessari per mantenere l’enorme struttura, Villa Lubin”.

Secondo il vicepresidente del Cnel, inoltre, molte spese rischiano di rimanere in capo allo Stato anche in caso di soppressione dell’ente. Villa Lubin - la sfarzosa sede del Cnel situata nel cuore di Villa Borghese - non sarà demolita e i dipendenti non potranno essere licenziati:

“Sono come i dipendenti delle province, non possono essere mandati via. I nostri, ad esempio, passeranno tutti alla Corte dei Conti. E i loro costo andrà a carico di questa istituzione”.

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