Clima: buco dell’ozono ai minimi storici, ma è una cattiva notizia. Ecco perché

Il buco dell’ozono oggi è ai minimi storici, ma si tratta di una notizia negativa indice di gravi danni al pianeta. L’allarme degli esperti

Clima: buco dell'ozono ai minimi storici, ma è una cattiva notizia. Ecco perché

Il buco dell’ozono si è ridotto e non è mai stato così piccolo. “Finalmente!”, penserete voi. Ebbene, c’è poco da gioire.

Sebbene il dibattito dell’opinione pubblica si è sempre concentrato sull’allargamento del buco dell’ozono, strato di gas che ricopre la Terra e ne permette la vita, in verità questo è ormai da tempo protagonista di un processo di assottigliamento a causa del pesante inquinamento atmosferico creato dall’uomo.

Il Noaa (Amministrazione nazionale oceanica e atmosferica) e la Nasa hanno lanciato un nuovo allarme, che vedrebbe il buco dell’ozono rimpicciolito ai minimi storici. Tra il mese di settembre e ottobre di quest’anno, infatti, il buco dell’ozono sull’Antartide ha raggiunto i livelli del 1982 con 10 milioni di chilometri quadrati, e non è una buona notizia.

Come il capo scienziato di Scienze della Terra presso il Goddard Space Flight Center della Nas, Paul Newman ci tiene a precisare, questo “non è un segno che l’ozono atmosferico è improvvisamente sulla buona strada per il recupero”.

Vediamo cosa significa allora il rimpicciolimento del buco dell’ozono e perché fa preoccupare.

Perché il buco dell’ozono si è rimpicciolito

Il buco dell’ozono si è rimpicciolito, raggiungendo i minimi storici del 1982. Non è la prima volta che gli scienziati assistono a questo fenomeno, che era stato registrato anche nel 1988 e nel 2002, anni caratterizzati da i temperature terrestri molto calde. Infatti l’allargamento del buco dell’ozono è inversamente proporzionale al clima: più fa caldo, più il buco dell’ozono si rimpicciolisce. Spiegato in termini scientifici significa che le temperature alte riducono le reazioni tra ozono e gli elementi che provocano la distruzione del gas, in particolare cloro e bromo.

Questa sarebbe la terza volta in 40 anni che il clima del nostro pianeta è così caldo da inibire la reazione dell’ozono, riducendone l’assottigliamento. Basti ricordare che quest’estate le temperature erano di 29 gradi più alte della media.

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Buco dell’ozono ai minimi storici: conseguenze

Il buco dell’ozono è dovuto alla riduzione dell’ozonosfera, ossia dello strato che protegge il pianeta alle radiazioni ultraviolette, letali per la vita dell’essere umano sulla Terra. La riduzione dello strato di ozonosfera è riscontrabile in due diversi fenomeni: il calo graduale e quello intermittente. Nello specifico:

  • il calo lento, graduale e globale dell’ozono stratosferico totale di anno in anno;
  • il calo intermittente, che si manifesta con la riduzione dello strato di ozono sui poli.

Quest’ultimo è quello definito come “buco dell’ozono”, che è la causa invisibile di diverse malattie, quali:

  • danni agli occhi (cecità, cataratta e cancro);
  • alterazioni del sistema immunitario;
  • tumori alla pelle, melanomi, carcinomi (e associate mortalità);
  • accelerazione del fotoinvecchiamento.

Oltre agli essere umani questi danni possono essere ritrovati anche in altre specie animali, che sviluppano carcinomi in seguito all’esposizione solare. Anche per loro, più è prolungata l’esposizione ai raggi ultravioletti, maggiori sono i danni per l’organismo.

Le conseguenze della riduzione del buco dell’ozono non sono ancora state studiate in modo approfondito dagli scienziati, tuttavia sono più che note le conseguenze del cambiamento climatico a cui stiamo già assistendo. Eccole in breve:

  • scioglimento dei ghiacciai
  • maree dovute all’innalzamento del livello del mare;
  • cambiamento dell’habitat marino e rischio per il settore della pesca;
  • cambiamento del clima e del ciclo delle stagioni con effetto sull’agricoltura;
  • conseguenze sulla salute umana (diffusione malattie infettive);
  • aumento dei decessi per sbalzi di temperatura

Queste sono solo alcune, continua a leggere per sapere come il clima causerà 143 milioni di migranti entro il 2050.

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