La Cina non vuole dire la verità sul Covid: l’accusa degli USA

Elisa Corpolongo

28 Agosto 2021 - 10:16

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Secondo le indagini degli Stati Uniti, la Cina non vuole dire la verità sull’origine del Covid-19 e Pechino vede la vicenda come un attacco politico.

La Cina non vuole dire la verità sul Covid: l'accusa degli USA

Il rapporto stilato dall’intelligence dopo 3 mesi di indagini su richiesta del Presidente Joe Biden pare dichiarare che non sappiamo ancora nulla sull’origine del Covid. Nonostante ciò, gli Stati Uniti hanno accusato Pechino di non essere stata trasparente sulla presentazione della documentazione inerente.

Biden si schiera contro la Cina e Pechino lo vede come un attacco. Come risposta, l’ambasciata cinese di Washington ha accusato la sezione dell’intelligence degli Stati Uniti di manipolazione politica; ma perché la Cina non vuole dire la verità sul Covid, secondo gli USA?

L’ipotesi dell’intelligence USA sull’origine del Covid

Pur non venendo a capo sull’origine del Covid, il rapporto stilato dall’intelligence degli Stati Uniti tende ad escludere l’ipotesi di un’arma virale o di un’opera di ingegneria genetica promossa dalla Cina. In tal senso, l’intelligence USA ha raggiunto un “vasto consenso” nell’escludere che il Covid sia stato sviluppato con l’intento di creare un’arma.

La sezione investigativa del Governo degli Stati Uniti nota con il nome di Office of the Director of National Intellicence ha considerato come plausibili due ipotesi: la prima riguarda l’esposizione naturale ad un animale infetto; la seconda contempla la possibilità di un incidente avvenuto in laboratorio.

Covid e Cina: l’accusa degli Stati Uniti

L’accusa degli Stati Uniti alla Cina riguarda non tanto la causa che ha generato il dilagarsi della pandemia, quanto la poca trasparenza con cui l’amministrazione di Pechino sta rispondendo agli interrogativi del mondo. Gli Stati Uniti, infatti, vorrebbero poter accedere a tutte le informazioni riservate di Pechino su Wuhan e sugli esperimenti svolti durante gli ultimi anni.

Intanto, il Presidente Joe Biden dichiara che non si fermerà nelle indagini e nella lotta perché investigatori internazionali e membri della comunità scientifica possano avere accesso alle informazioni detenute da Pechino. Capire l’origine del Covid è - secondo Biden - un passo fondamentale per non ripetere gli errori in futuro.

Quando è comparso il Covid per la prima volta

Secondo il report stilato dall’intelligence degli Stati Uniti, è possibile ritenere che le due ipotesi di incidente di laboratorio e contagio da fonte animale combacino. Infatti, potrebbe essere plausibile che la prima infezione umana sia il risultato di un incidente di laboratorio che probabilmente riguardava il contatto con o la gestione di campioni animali da parte del Wuhan Institute.

La prima infezione umana pare risalire addirittura a novembre del 2019. Tuttavia, questi elementi non sembrano bastare per una ricostruzione globale e completa dei dati epidemiologici relativi ai primi casi. Pare, però, secondo gli Stati Uniti, che la Cina continui ad impedire l’accesso ai dati riservati su Wuhan.

La risposta della Cina alle accuse degli Stati Uniti

Pechino, dal canto suo, risponde duramente agli attacchi di poca trasparenza che arrivano da Washington e dalla sua equipe. Una nota dell’ambasciata cinese negli Stati Uniti riporta che, secondo Pechino, il rapporto stilato dall’intelligence USA dimostra soltanto che si sta intraprendendo la strada sbagliata della manipolazione politica.

Infatti, sembra che il report si basi sulla presunzione di una sorta di colpevolezza della Cina per - aggiunge l’ambasciata nella dichiarazione - far diventare Pechino un capro espiatorio: un incidente, invece, non può avere colpevoli. Almeno, queste indagini portate avanti dagli Stati Uniti sono state interpretate dalla Cina come un attacco politico. Tuttavia, Joe Biden ha dichiarato che non rinuncerà alle indagini per continuare ad avere risposte.

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