Challenger banks: che cosa sono e come funzionano

Challenger banks: ecco cosa sono e come funzionano le nuove banche che sfidano gli istituti di credito tradizionali e che hanno conquistato i millennials

Challenger banks: che cosa sono e come funzionano

L’ascesa delle challenger banks non intende fermarsi e contagia sempre di più anche l’Italia. Anche se non hanno filiali fisiche o online, le challenger banks stanno attirando continuamente nuovi clienti.

Esse mettono a disposizione i propri servizi esclusivamente attraverso app e smartphone e grazie ai loro costi contenuti stanno prendendo campo soprattutto tra una generazione ben precisa: quella dei millennials.

Il nome challenger banks è abbastanza esemplificativo, perché queste nuove banche nascono con l’obiettivo di sfidare i tradizionali istituti di credito presenti in tutto il mondo offrendo ai clienti un servizio migliore, un prezzo migliore, o una combinazione di entrambi.

Come funzionano le challenger banks

Visto che permettono ai propri clienti di utilizzare i servizi offerti solamente attraverso lo smartphone, spesso le challenger banks stringono una partnership con una banca tradizionale che funge da deposito di denaro e si occupa della conformità normativa, dei processi di vigilanza e antiriciclaggio.

Questi infatti obbligano a un’istituzione finanziaria a dover conoscere a fondo i propri clienti per evitare di favorire in qualche modo attività criminali e/o terroristiche.

Di conseguenza, sono di dimensioni molto inferiori rispetto a quelle tradizionali e, avendo come obiettivo quello di sfidarle, aspirano quindi a diventare delle vere e proprie banche con una licenza bancaria completa.

Challenger Banks: quali sono i vantaggi

Sviluppatesi soprattutto in Regno Unito e Germania, negli ultimi anni le challenger banks stanno conquistando anche l’Italia per una serie di motivi, o meglio, vantaggi.

Le challanger banks utilizzano le più recenti tecnologie permettendo ai loro utenti di usufruire di una user experience solitamente superiore rispetto agli online banking delle istituzioni finanziarie tradizionali.

Inoltre, avendo un contratto molto più snello rispetto a quello delle banche tradizionali, garantiscono un’offerta maggiormente trasparente, tant’è che permette al cliente di carpire con più facilità le condizioni e le tariffe dei prodotti e dei servizi offerti.

Inoltre, per colmare la distanza con i propri clienti, e rendere di conseguenza la relazione molto più forte, spesso le challenger banks usano metodi non convenzionali preferendo video e social network a email e telefonate.

Non è un caso infatti se l’opinione dei loro clienti e i loro feedback sono presi in grande considerazione. I clienti in sintesi sono il fulcro dell’attività imprenditoriale dell’impresa.

Un altro punto importante - che comunque è un must anche per le banche tradizionali - riguarda la sicurezza informatica. Le challenger banks usano misure di sicurezza avanzate come i sistemi di riconoscimento biometrici, il riconoscimento facciale o le impronte digitali per migliorare la privacy dei propri.

Le challengers banks catturano i millenials

Avendo tralasciato il bisogno di recarsi in filiale, ed essendosi concentrati sullo sviluppo di un servizio smart, usufruibile esclusivamente attraverso smartphone, le challenger banks hanno conquistato le nuove generazioni, in particolare i millennials.

Questi però non sono gli unici motivi che hanno permesso ai giovani di avvicinarsi a questo nuovo modello di banca. I millennials sono rimasti affascinati dalle challenger banks anche perché hanno la possibilità di interagire, valutare il servizio offerto, e confrontarsi con gli altri consumatori.

In questo modo, attraverso la loro base utenti le nuove banche sono in grado di creare una comunità di utenti che partecipa e si rende utile trasmettendo reclami, raccomandazioni o consigli.

Alcuni degli esempi più famosi sono:

  • N26: nata in Germania, ma è presente anche in Italia;
  • Tinaba: nata in Italia;
  • Monzo: nata nel Regno Unito, ma opera solo in UK;
  • Qonto: nata in Francia, ma è presente anche in Italia.

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