Carlo Alberto De Casa: la Brexit spiegata agli italiani (VIDEO)

Nel dibattito sull’Euro il capo analista del broker londinese ActivTrades spiega la Brexit e cosa significa oggi uscire dall’Unione Europea.

La Brexit e le sue reali ripercussioni spiegate agli italiani da chi non solo vive e lavora a Londra ma quotidianamente analizza i trend dei mercati. Carlo Alberto De Casa è capo analista del broker londinese ActivTrades e, in collegamento dal Regno Unito, racconta a “Testa e Croce” i risvolti del referendum con cui i cittadini britannici hanno stabilito di voler lasciare l’Ue.

Le contraddizioni della Brexit

La parola chiave è il caos che sta dominando i primi mesi del 2019, con il Parlamento in una fase turbolenta. Questa uscita dall’Unione Europea è molto più difficile di quello che sembrava. È un qualcosa di drammatico per un Paese forte come il Regno Unito, impostato molto bene ai tempi del governo di Cameron con una crescita superiore a quella dell’Europa.

Il referendum nasce perché Cameron alcuni anni fa è stato costretto a concedere la consultazione alla destra conservatrice per poter governare. Doveva esserci una vittoria schiacciante del “remain”, ma nel frattempo si sono mosse figure che dietro le quinte, con algoritmi ed altri stratagemmi, hanno scovato due o tre milioni di persone che non votavano da qualche decennio lavorando sul sentimento antieuropeista piuttosto che sulle possibili conseguenze dell’uscita. Sono state diffuse anche bugie ad hoc. La Cornovaglia, una delle maggiori regioni beneficiarie dei fondi europei, aveva votato in maggioranza per uscire dall’Ue ma il giorno dopo ha richiesto di poter comunque tenere i contributi comunitari. I pescatori britannici hanno di fronte la possibilità di avere meno intrusioni e più libertà fuori dall’Ue, ma poi il pesce lo devi vendere, se l’Europa non te lo compra più è un bel problema.

Il giorno dopo il voto, nel 2016, su Google c’è stata un’impennata di ricerche su “cosa è l’Unione Europea”. Questo dimostra come non si sia trattato di un voto consapevole.

Brexit, le possibili conseguenze

L’Europa ha tanti difetti, ma uno dei rischi è quello di attribuirle tutte le colpe e non vederne i privilegi. I britannici ne hanno dimenticato uno, il passporting. Le aziende con sede nel Regno Unito possono operare in Europa appoggiandosi a una licenza britannica, valida anche nell’Ue. Con la Brexit, con o senza accordo, questo non potrebbe più accadere. Le aziende dovrebbero spostare parte dei loro impiegati verso l’Europa. A Sunderland, nelle campagne britanniche, dove il “leave” ha vinto con le percentuali più elevate, la Nissan e la Toyota si sono dette pronte a lasciare la loro presenza nel Regno Unito con varie motivazioni tra cui la Brexit. Il tutto in un’economia che stava crescendo.

La Brexit potrebbe danneggiare anche il mercato immobiliare che stava andando molto bene. Altre conseguenze negative potrebbero arrivare nel caso andassero via in massa la forza lavoro proveniente dall’Europa, in cui troviamo anche 700.000 italiani, che rappresenta una parte consistente dell’economia inglese.

Nel momento in cui dovesse esserci un esodo degli europei dal Regno Unito, a rimetterci sarebbero proprio i britannici visto che gli stranieri pagano molte più tasse rispetto ai benefici che ricevono. Pensiamo poi alla case vuote: conosco diversi amici che sono già tornati nei loro Paesi di origine. La bolla degli affitti si sgonfierebbe, cadrebbe l’indotto portato dalle famiglie europee.

Ritorno alla Lira: cosa accadrebbe?

Cosa accadrebbe con una ipotetica uscita dell’Italia dall’Euro? Almeno nel breve termine lo shock sarebbe eclatante, tornare alla lira sarebbe un disastro completo e bisognerebbe poi vedere in che modo questo sarebbe attuato.

Con un annuncio dato per tempo la situazione sarebbe comunque drammatica con il crollo del Paese. Se la decisione venisse invece comunicata all’improvviso le conseguenze sarebbero peggiori, con il caos in tutta Europa e nel mondo, con il fallimento di alcune banche, anche estere. Con l’Euro ci siamo allontanati dall’immagine della “liretta” sempre pronta alla svalutazione.

Guarda anche l’intervista a Filippo Taddei: una follia uscire dall’Euro

Non bisogna dimenticare che è stato l’Euro a proteggerci in momenti di crisi come nel 2011 e nel 2018. Vale la pena sempre rimanere con i piedi per terra per vedere tutto in modo equilibrato. Si tende a dare all’Europa delle colpe che non c’entrano nulla con quelle reali.

Le reazioni dei mercati

I mercati sono costretti a sentire le dichiarazioni dei politici. Se Trump fa una dichiarazione sul petrolio, il prezzo del gregge subirà delle conseguenze, perché lo considera un attore qualificato. Quando Borghi rilascia una dichiarazione come quella in cui paventava la possibile uscita dall’Euro, viene preso sul serio, dal momento che stiamo parlando un autorevole esponente della maggioranza di governo.

Oggi fa un po’ ridere che i sovranisti italiani e francesi non parlino più di Brexit, forse perché si sono resi conto che lo scenario britannico non è proprio ottimale. La scritta “No Euro” è miracolosamente scomparsa dai messaggi mediatici della Lega dopo il voto del 2018.

Scenari futuri, una nuova crisi sembra scongiurata

C’è uno scenario di rallentamento dell’economia. Ritengo più probabile una frenata rispetto a una caduta. Non vedo un altro 2007, ci sono elementi di rischio ma non fino a quel punto. Non bisogna cercare lo scontro ed analizzare tutti gli elementi con razionalità. Una ricetta interessante per una manovra seria di rilancio dell’Italia potrebbe essere quella di utilizzare la propria riserva aurea come garanzia per qualche prestito, magari in collaborazione con il Fondo monetario Internazionale.

Sono invece perplesso all’ipotesi, ventilata nei mesi scorsi, di vendita dell’oro italiano come sorta di soluzione dei problemi italiani. Perdere anche questo asset non credo possa essere visto di buon occhio dai cittadini.

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