COVID-19: gli scienziati vogliono creare un nuovo coronavirus in laboratorio, ecco perché

Coronavirus: nuovo ceppo creato in laboratorio? La possibilità c’è, ecco a quale scopo.

COVID-19: gli scienziati vogliono creare un nuovo coronavirus in laboratorio, ecco perché

Le teorie sulle origini del coronavirus sono diverse: c’è chi ritiene sia stato creato in laboratorio, mentre la maggior parte degli esperti (come confermano diversi articoli pubblicati sulla rivista Nature) sostengono che questo sia presente in natura e che sia stato trasmesso all’uomo dagli animali.

Mentre su questo fronte ci sono ancora diversi dubbi, vi è una certezza: in questi giorni un gruppo di esperti di un laboratorio del Governo americano sta riflettendo sulla possibilità di creare un nuovo ceppo di coronavirus. Un Sars-COV-2 poco virulento, così da ridurre i rischi nella fase di sperimentazione del vaccino da COVID-19.

Una notizia confermata da diversi fonti estere, per un progetto che dovrebbe ridurre il periodo di sperimentazione del vaccino. Eppure non mancano le contestazioni, in quanto gli aspetti etici e legali della vicenda restano controversi.

Perché un gruppo di scienziati vuole creare un nuovo ceppo di coronavirus in laboratorio

Per capire il motivo per cui un gruppo di scienziati esperti avrebbe deciso di rivedere in laboratorio la carica virale del Sars-COV-2, il coronavirus che ha causato la pandemia da COVID-19, bisogna vedere come il laboratorio vorrebbe sperimentare il vaccino da coronavirus.

Uno human challenge trial che parte dal prendere dei volontari per poi infettarli intenzionalmente con il coronavirus, il quale gli verrebbe somministrato dal naso.

Un’idea nata per velocizzare i tempi per la sperimentazione del vaccino, in quanto in questo modo si può capire quanto effettivamente questo è efficace.

Generalmente, infatti, i volontari a cui viene iniettato il vaccino conducono poi una vita normale e per questi il rischio contagio equivale a quello del resto della popolazione. Per questo motivo, solitamente le sperimentazioni vengono fatte in quei Paesi dove la pandemia ha raggiunto i picchi più elevati; nelle zone in cui la circolazione del virus è bassa, infatti, anche la probabilità che un volontario vaccinato possa essere contagiato sono remote. E in questo modo i risultati del trial sono poco nitidi ed è necessario più tempo per avere una visione più completa.

Iniettando il coronavirus in corpo, invece, si potrebbero fin da subito testare gli effetti e per questo motivo molti esperti concordano sulla necessità di perseguire la strada degli human challenge trial.

Coronavirus in laboratorio per aiutare la ricerca di un vaccino

A tal proposito sembra che presto lo human challenge trial possa essere un metodo da utilizzare per la sperimentazione del vaccino. A darne la notizia è Reuters, il quale ha svelato che in queste ore il National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), guidato da Anthony Fauci, sta valutando se sarebbe opportuno creare in laboratorio un nuovo ceppo di Sars-COV-2 il quale dovrebbe avere una carica virulenta più bassa così da essere meno pericoloso per l’uomo.

Sarebbe questo, quindi, il coronavirus con cui verrebbero contagiati i volontari della sperimentazione sui vaccini, i quali così potrebbero correre un minor rischio rispetto a quello previsto nel caso in cui dovessero venire a contatto con il Sars-COV-2 originario.

Un esperimento che l’OMS ha già autorizzato, seppur con le dovute cautele, e che case farmaceutiche come AstraZeneca e Johnson&Johnson non hanno escluso di poter adottare in caso di necessità.

Ma il NIAD, come svelato da Reuters, non ha ancora deciso a riguardo: al momento, infatti, sono ancora in corso le considerazioni etiche e tecniche riguardo allo human challenge trial.

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