Con la fine del QE2 previsto per il 30 giugno in molti sono pronti a scommettere sulla “revance” del dollaro americano, bistrattato dagli investitori negli ultimi mesi a causa delle politiche ultra-espansive della Federal Reserve rese necessarie per rilanciare l’economia a stelle e strisce dopo la crisi finanziari iniziata più o meno tre anni fa. Il recupero deciso del greenback potrebbe aprire la strada a clamorose discese dei metalli preziosi che, grazie al loro status di “beni rifugio”, avevano raggiunto livelli al dir poco stratosferici.
L’oro, dopo il top storico di 1.476$/oz, ha iniziato una fase distributiva tra 1.460$ e 1.560$ circa. Osservando il grafico daily sembra che siamo ormai al cospetto di una possibile inversione del trend, che nel breve periodo potrebbe riportare le quotazioni fino a 1.480$ e forse anche 1.460$ l’oncia. Sarà però decisiva la rottura ribassista di 1.510$ che, se confermata in chiusura, dovrebbe davvero sancire una correzione più profonda per il prezioso metallo giallo.
L’argento, dopo il volento sell-off di inizio maggio scorso, è diventato molto volatile ma ieri è avvenuta una importante discesa che ha tagliato a fette un triangolo distributivo. La rottura del supporto di 34.4$ dovrebbe creare i presupposti per una discesa fino a 32$.
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