Btp 30 anni: rendimento, Isin, cedola, vantaggi e svantaggi

Per il nuovo Btp 2049 (Isin IT0005363111) sono giunte richieste per oltre 41 miliardi di euro da tutto il mondo. Rendimento 18 bp sopra il Btp 3 marzo 2048 e cedola fissata a 3,85%.

Btp 30 anni: rendimento, Isin, cedola, vantaggi e svantaggi

Nuovo Btp a 30 anni ai nastri di partenza. E’ stato collocato via sindacato il 6 febbraio 2019 il nuovo titolo di stato con scadenza settembre 2049 da un pool di banche internazionali incaricate dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. E, dato il contesto finanziario favorevole, già si prevedeva sin dall’inizio il tutto esaurito in fase di prenotazione da parte degli investitori.

Il range iniziale di prezzo del Btp a 30 anni offerto aveva un rendimento di 20-22 bp sopra il tasso offerto dall’altro Btp trentennale già presente sul mercato, il Btp marzo 2048 (Isin IT0005273013), preso come riferimento dagli investitori.

Btp 1 settembre 2049: Isin, rendimento, cedola

Alla chiusura del book, il rendimento si è assottigliato a 18 bp per via della forte domanda pervenuta dagli investitori nazionali e internazionali. L’ammontare del Btp 2049 (Isin IT0005363111) è stato quindi determinato dal Mef a 8 miliardi di euro e il prezzo di collocamento fissato a 99,594 con un rendimento del 3,91% e cedola a 3,85%.

«L’emissione del Btp 2049 sorprende, per certi versi, il mercato. L’Italia è ancora motivo di preoccupazione per i mercati finanziari ma, grazie all’approccio più cooperativo del Governo, l’obbligazionario resta attrattivo per gli investitori», afferma Alain Bokobza di Societe Generale. «C’è una forte richiesta per i Btp», sottolinea l’esperto, il quale si aspetta una contrazione di circa 20-40 punti base dello spread Bund/Btp.

Assegnati Btp 2049 per 8 miliardi

La domanda per l’emissione via sindacato del titolo settembre 2049 conferma l’allentamento della pressione sul debito italiano dopo il compromesso con l’Unione europea sulla manovra, che ha scongiurato la procedura d’infrazione per violazione della disciplina sui conti pubblici.

In una nota gli analisti di UniCredit hanno sottolineato che «la decisione di emettere un nuovo benchmark con scadenza extra-lunga indica l’intenzione del Paese di beneficiare dell’umore attualmente costruttivo del mercato e di continuare a perseguire l’obiettivo di estensione delle scadenze».

Con l’operazione odierna - gestita da un consorzio composto da Banca Imi, Bnp Paribas, Credit Agricole, Deutsche Bank e Goldman Sachs - l’ammontare di carta messa sul piatto da Roma da inizio anno sale a circa 68 miliardi, il 17,2% dei 400 miliardi da collocare quest’anno.

Vantaggi e svantaggi dell’investimento

A livello operativo, gli strategist di Unicredit si aspettano che in futuro «lo spread con Btp/Bund si allarghi, per cui posizionarsi sulla parte a lunghissima scadenza della curva dei rendimenti può essere una buona tattica difensiva». In questo contesto, quindi, l’emissione del Btp a 30 anni «supporta questa strategia», dato che una volta concluso questo collocamento «la pressione delle nuove offerte sulla parte a lunga scadenza della curva italiana sará molto ridotta», aggiungono gli esperti.

Aberdeen Standard Investments mantiene invece una esposizione ridotta sul debito italiano poichè le curve dei rendimenti sono «troppo piatte», afferma Steven Logan, head of European High Yield and global leveraged loans dell’asset manager. Il governo italiano ha firmato il piano di bilancio con l’Unione Europea e ha ridotto il suo target di disavanzo, «ma non è ancora chiaro per quanto tempo tale obiettivo possa essere sostenuto», osserva Logan. Sebbene il gestore abbia investito nel debito italiano, poichè «bisogna prendere ciò che il Paese offre», ma è molto difficile «innamorarsi» del contesto economico-finanziario dell’Italia.

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