Brexit: cosa prevede l’accordo commerciale tra UE e Regno Unito

Pierandrea Ferrari

29 Dicembre 2020 - 12:47

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A pochi giorni dal termine del periodo di transizione Regno Unito e Unione europea hanno trovato un accordo commerciale sulla Brexit: che cosa prevede?

Brexit: cosa prevede l'accordo commerciale tra UE e Regno Unito

All’inizio della scorsa settimana il Regno Unito e l’Unione europea hanno sciolto gli ultimi nodi che impedivano alle parti di concludere un accordo sul fronte della Brexit. Un successo negoziale – dovuto anche ai buoni uffici della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen – che ha permesso a Londra e Bruxelles di scongiurare lo scenario di un-deal a pochi giorni dal termine del periodo di transizione.

Il testimone, ora, passa ai rispettivi parlamenti, con Westminster che dovrebbe riunirsi già domani – mercoledì 29 dicembre - per approvare definitivamente il testo concordato dai negoziatori. Nessuno sforzo supplementare, invece, per i parlamentari europei, la cui ratifica non è attesa prima di gennaio.

Ma cosa prevede l’accordo commerciale tra l’Unione europea e il Regno Unito? Di seguito una panoramica sugli scenari post-Brexit.

Brexit: lavori ancora in corso sul fronte dei servizi finanziari

Anni di trattative sul fronte Brexit si sono tradotti in un faldone di oltre mille pagine che snocciola gli elementi sui quali i negoziatori europei e britannici sono riusciti a trovare una sintesi. Tuttavia, la necessità di concludere l’accordo entro il termine del periodo di transizione ha indotto le parti a mantenere alcune aree grigie.

I servizi finanziari, ad esempio, non sono interamente coperti dal testo consegnato dai negoziatori di Londra e Bruxelles. Le parti, da quanto si apprende, continueranno a lavorare per raggiungere un Memorandum of Understanding (MoU) entro il prossimo mese di marzo: l’ambizione dell’Unione europea è di ricondurre gran parte delle attività finanziarie britanniche – soprattutto il trading sulle obbligazioni - in un regime onshore.

In tal senso, non manca un certo grado di frustrazione negli ambienti finanziari della City di Londra, con lo stesso Boris Johnson che ha espresso le sue perplessità sulla bontà dell’accordo. A Downing Street viene contestata soprattutto l’eccessiva attenzione dedicata al settore della pesca durante i negoziati, un segmento dell’economia che ha un peso pressoché irrilevante per le casse britanniche.

Level playing field e diritti di pesca integrati nell’accordo

Una sintesi, invece, è stata trovata sul level playing field, ovvero quel meccanismo che impedirà al Regno Unito di concorrere slealmente con l’Unione europea. Il timore principale dei vertici di Bruxelles in sede negoziale era di veder sorgere una sorta di Singapore sul Tamigi nel post-Brexit: per ora, Londra potrà mantenere le sue regole e i suoi standard, ma in caso di necessità l’UE potrebbe rispondere con l’applicazione di tariffe specifiche.

Anche su questo versante, tuttavia, alcuni passi cruciali devono ancora essere mossi dalle parti. L’ottemperanza alle regole sul level playing field, infatti, potrà essere garantita solo con l’istituzione di una apposita autorità, ma progressi su questo fronte sono attesi solo nei prossimi mesi.

Più in generale, il testo definito dai negoziatori rileva le maggiori concessioni del Regno Unito rispetto all’Unione europea: tra queste la questione irlandese, un capitolo che aveva affossato politicamente l’ex premier britannica Theresa May. Nel post-Brexit l’Irlanda del Nord sarà infatti considerata una sorta di estensione dell’Ue, e i beni britannici che verranno inviati a Belfast saranno trattati come prodotti d’importazione.

Londra, poi, ha ceduto anche sui diritti di pesca, ovvero l’accesso alle acque in prossimità delle rispettive coste per i pescherecci britannici ed europei. Come precedentemente accennato, questo nodo non aveva un’importanza strategica per l’economia inglese, con Boris Johnson che era intenzionato esclusivamente a mantenere un certo grado di potere in sede negoziale. L’accordo siglato prevede un periodo di transizione di cinque anni e mezzo in cui i pescherecci potranno continuare ad operare secondo le regole pre-Brexit, ma con una riduzione delle quote pari al 25%.

Infine, è stato scongiurato quell’impianto tariffario che avrebbe accompagnato il Regno Unito sul mercato unico in caso di mancato accordo, ma i cittadini britannici perderanno la possibilità di muoversi liberamente all’interno dell’Unione europea.

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