Brexit: la lista di banche e società pronte a lasciare il Regno Unito

L’esodo delle banche da Londra causato dalla Brexit è iniziato. Tutti i nomi e i numeri del fenomeno.

Brexit: la lista di banche e società pronte a lasciare il Regno Unito

Le conseguenze della Brexit sono state percepite soprattutto dalle banche che sin da subito hanno minacciato un vero e proprio esodo da Londra e dal Regno Unito in generale.

Quello stesso esodo di banche e società finanziarie minacciato dal 23 giugno 2016 sta oggi diventando realtà in virtù di un’incertezza sulla Brexit che non è scemata neanche con l’arrivo dei tanto attesi negoziati con l’Ue.

Non appena le banche hanno iniziato a minacciare l’esodo post-Brexit i mercati e gli osservatori hanno reagito pensando ad un bluff. Non è passato molto tempo, però, dalle minacce iniziali ai primi veri segnali di addio.

Anthony Browne, presidente dell’associazione banchieri britannici, ha tentato diverso tempo fa di sviscerare l’argomento mettendo in luce i pericoli derivanti da un esodo delle banche. Ad oggi, nel pieno dei negoziati, viene da chiedersi proprio quali sono le banche e le società pronte ad abbandonare il Regno Unito durante e dopo la Brexit.

Il motivo dell’esodo post-Brexit

Secondo quanto affermato dal già citato Browne, il problema principale per le banche dopo la Brexit sarà continuare ad avere il diritto legale alla prestazione dei servizi. Gli istituti non hanno intenzione di aspettare la risoluzione dei complessi negoziati ed è per questo motivo che si stanno preparando all’esodo finanziario dal Regno Unito.

Il problema principale della Brexit risiede nei “passporting rights”, ossia i diritti che permettono alle banche di fornire servizi legali sul mercato unico senza ulteriori permessi.

Tali prerogative delle banche sono messe fortemente a repentaglio dai negoziati che, come sancito da Theresa May, prevederanno probabilmente l’uscita dal mercato unico europeo. Di seguito gli istituti pronti a trasferire parte o tutte le loro attività dopo la Brexit.

#1 - Goldman Sachs
Le prime indiscrezioni sull’esodo finanziario da Londra avevano fatto esplicito riferimento a Goldman Sachs. Ora quei rumors si sono trasformati in certezze, dato che la banca ha ufficialmente confermato il possibile trasferimento di metà della sua forza lavoro londinese, ossia 3 mila occupati, fuori dai confini britannici a causa della Brexit.

Le indiscrezioni iniziali del Sunday Times avevano parlato di duemila dipendenti, ma i numeri forniti dalla stessa Goldman Sachs vanno oltre ogni attesa. Cosa accadrà ai lavoratori nel Regno Unito quando la Brexit diverrà effettiva? È questa la domanda che più di tutte si sta insinuando nella mente degli imprenditori, delle aziende e delle banche appunto.

“Restano numerose incertezze su ciò che i negoziati Brexit produrranno nel quadro operativo del settore bancario. Di conseguenza non abbiamo ancora preso alcuna decisione sulla nostra eventuale risposta nonostante quanto affermato dai media”,

avevano affermato da Goldman Sachs qualche mese dopo il referendum di giugno.

Ora la posizione della banca appare molto più chiara e le dichiarazioni dei vertici non hanno lasciato spazio ad interpretazioni. L’esodo finanziario dal Regno Unito si sta per concretizzare.

La banca non ha presentato un vero e proprio piano per abbandonare la City ma il suo team di management ha fornito diverse indicazioni in merito rendendo noto che Goldman ha già trasferito diverse operazioni da Londra a Francoforte e anche verso altre città europee.

“Lo staff adibito al contatto con i clienti si sposterà più vicino ad essi, sia che si tratti di Milano, di Madrid o di qualsiasi altra capitale europea”.

Al momento ci sono circa 200 banchieri a Francoforte e la cifra potrebbe presto raddoppiare con l’esodo post-Brexit.

#2 - HSBC
Tra le banche e le società finanziarie che hanno confermato l’esodo finanziario da Londra c’è stata anche la HSBC. La Brexit, e la conseguente uscita dal mercato unico, potrebbero costare a Londra il 20% delle entrate dell’istituto. L’esodo, in questo caso, avrà come destinazione Parigi.

“Abbiamo 43.000 impiegati nel Regno Unito. Quando questo lascerà il mercato unico, cosa che accadrà a quanto affermato dal Primo Ministro, 42.000 persone rimarranno mentre almeno mille usciranno dal Paese”,

ha affermato il CEO Stuart Gulliver.

#3 - JP Morgan
Anche JP Morgan ha espresso i propri dubbi circa il futuro delle banche dopo la Brexit. Secondo il boss Jamie Dimon, la Brexit causerà anni di incertezza per le imprese che basano le loro operazioni nel Regno Unito.

Stando a quanto riportato dal Financial Times JP Morgan è in attesa di conoscere l’esito dei negoziati e solo in quel caso deciderà se trasferire davvero le sue attività al di fuori del Regno Unito.

Per ora le indiscrezioni hanno parlato solamente di centinaia di impiegati con direzione Dublino, Francoforte o Lussemburgo.

#4 - UBS
Anche dai vertici di UBS sono arrivate le tanto attese conferme. Saranno circa mille i dipendenti che dovranno abbandonare la capitale britannica a causa della Brexit. La destinazione? Francoforte, Madrid o Amsterdam saranno le mete prescelte per l’esodo della banca.

Anche l’addio di UBS avverrà nel giro di due anni - soprattutto perché bisognerà prima aspettare ulteriori sviluppi nelle procedure di divorzio fra UE e Regno Unito.

#5 - Morgan Stanley
James Gorman di Morgan Stanley ha fatto notare come New York abbia beneficiato enormemente della Brexit. Il CEO dell’istituto si è interrogato circa la necessità di un nuovo quartier generale in una città europea diversa da Londra.

Anche la permanenza di Morgan Stanley nel Regno Unito potrebbe essere fortemente a rischio dopo la Brexit. La destinazione prescelta in questo caso potrebbe essere Francoforte.

#6 - Barclays
La banca britannica si è detta pronta ad espandere la sua sussidiaria irlandese per continuare a commerciare anche dopo la Brexit. L’istituto non ha ancora rivelato i dettagli del piano e non ha neanche parlato di quanti posti di lavoro lasceranno Londra per Dublino.

Anche in questo caso bisognerà attendere maggiori elementi dai negoziati sulla Brexit oltre che nuove pronunce da parte dei regolatori.

#7 - Bank of America Merrill Lynch
Bank of America, che conta circa 6.500 impiegati nel Regno Unito, ha già scelto Dublino come destinazione del suo esodo post-Brexit. In Irlanda la banca gode già di una licenza ad operare e soprattutto per questa ragione si è detta prossima al trasferimento di centinaia di posti di lavoro.

#8 - Citigroup
A quanto si apprende dalle ultime notizie sull’esodo post-Brexit, Citigroup sarà in grado di creare 150 nuovi lavori in diversi Paesi europei. La banca ha affermato che convertirà la sua sussidiaria di Francoforte in una società di investimenti, mentre le attività di private banking saranno probabilmente spostate verso Amsterdam, Dublino o Parigi.

#9 - Deutsche Bank
La banca tedesca non ha ancora dato vita ad un preciso piano per l’abbandono della City ma è molto probabile che le sue attività saranno totalmente trasferite a Francoforte. Stiamo parlando di circa 4.000 impiegati che potrebbero essere costretti a fare i bagagli nel post-Brexit.

#10 - Royal Bank of Scotland (RBS)
La destinazione preferita dalla RBS dovrebbe essere Amsterdam dove l’istituto è già in possesso delle necessarie licenze. In questo caso l’esodo da Londra dovrebbe riguardare non più di 150 impiegati.

L’Europa che gioca d’astuzia

Queste banche d’affari in procinto di lasciare in Regno Unito dopo la Brexit sarebbero sempre più attratte da Francoforte a causa di nuove leggi sul lavoro che la Germania appare pronta a partorire. Semplificare la legislazione del settore lavoro è un trucco utilizzato molto spesso per attrarre le compagnie in un determinato paese.

Le pressioni di Francoforte, e quelle di numerose altre capitali europee, continuano ad interessare le banche in procinto di abbandonare il Regno Unito dopo il divorzio. Diecimila persone in 5 anni: ecco quali potrebbero essere i numeri dell’esodo finanziario post-Brexit secondo le ultime stime.

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