Borse di Eurolandia a due velocità: per alcuni, i livelli pre-Covid sono ancora lontani

La Zona Euro sta attraversando una fase di mercato rialzista. Tuttavia continuano ad esserci marcate differenze tra i listini dei Paesi «core» e quelli dei Paesi periferici.

Borse di Eurolandia a due velocità: per alcuni, i livelli pre-Covid sono ancora lontani

Dopo i minimi dal 2012 toccati a metà marzo, le borse di Eurolandia hanno iniziato un trend rialzista che ha trovato conferma nell’approvazione del Recovery Fund.

Nonostante la risalita abbia coinvolto un po’ tutti i listini della Zona Euro, permangono ancora delle forti differenze.

I listini dei Paesi c.d. «core», come la Germania, si stanno riavvicinando ai livelli di gennaio, mentre quelli dei Paesi periferici, come la Spagna, l’Italia e la Francia, sono ancora lontani.

Perché alcune borse sono ancora lontane dai livelli pre-COVID?

Dopo il crollo fatto registrare nel periodo marzo-aprile, negli ultimi mesi le borse europee hanno iniziato a recuperare terreno.

Dal 18 maggio in poi il Ftse Mib ha guadagnato oltre il 20% oltrepassando i 20.000 punti, l’indice DAX è salito del 18% e lo spagnolo Ibex si è fermato all’11,85%.

Risultati simili sono stati fatti registrare anche dagli altri listini europei, con particolare riferimento alla borsa belga (18%) e a quella olandese (17,7%).

Nonostante il recupero, i mercati di Italia e Spagna, sono ancora lontani da livelli dei gennaio scorso. A guidare la lista nera è l’indice Ibex, che rispetto a gennaio, segna un -22,37%, seguito dal CAC40, con un -15,36%, e dal nostro Ftse Mib (-12,05%).

Questi dati si differenziano molto da quelli relativi il mercato tedesco (-0,5%) e olandese (5,97%), particolarmente vicini ai livelli pre-COVID.

La differenza principale tra i due gruppi di Paesi sta nella ripresa, iniziata nei Paesi «core» in anticipo (metà aprile) e con maggiore vigore.

Quali le conseguenze delle differenti performance?

Secondo le stime degli analisti, per recuperare il terreno perso all’indice spagnolo serviranno quattro mesi, a quello tedesco circa tre giorni.

I maggiori tempi di recupero dei paesi dell’Europa meridionale dipendono sia dal basso livello dei fondamentali macroeconomici (bassa crescita del PIL, elevata disoccupazione e corruzione diffusa) che da una maggiore instabilità politica .

Inoltre, l’incapacità di avviare un serio progetto riformatore (secondo alcuni anche rallentato dal mix stimoli monetario e fiscale approvato dalle autorità europee), potrebbe allungare i tempi di recupero e acuire le differenze tra Nord e Sud d’Europa.

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