Boeri: “Vi spiego perché aumentare la spesa per le pensioni è un danno per il Paese”

Il Presidente dell’Inps attacca di nuovo il Governo Conte; secondo Boeri la riforma delle pensioni comporterà dei gravi danni all’intera economia del Paese.

Boeri: “Vi spiego perché aumentare la spesa per le pensioni è un danno per il Paese”

Il Presidente dell’Inps - Tito Boeri - è tornato a parlare di riforma delle pensioni puntando il dito contro la decisione del Governo Conte di aumentare la spesa pensionistica già nel 2019, introducendo una Quota 100 con l’obiettivo di rendere più flessibile la riforma Monti-Fornero del 2011.

Secondo Boeri, che già prima dell’estate era andato all’attacco delle due forze politiche che sostengono la maggioranza, infatti, non è aumentando la spesa per le pensioni che si favoreggia la crescita dell’economia; anzi, secondo il presidente dell’Inps c’è il rischio che ne scaturisca l’effetto contrario, con il Paese che subirà un notevole danno dalla riforma.

A tal proposito Boeri ha fatto chiarezza su quali potrebbero essere le conseguenze negative della riforma delle pensioni, smentendo Salvini che nei giorni scorsi aveva dichiarato che consentendo l’uscita anticipata dal lavoro a molti dipendenti in esubero si favorirà il ricambio generazionale tramite l’assunzione di “un giovane e mezzo per ogni pensionato”.

Boeri - che è intervenuto a Venezia per un convegno dedicato ai 120 anni di storia dell’Istituto - ha dichiarato che aumentando la spesa per le pensioni, o anche introducendo manovre assistenzialiste come il reddito di cittadinanza - c’è il rischio di arrecare un grave danno all’economia del Paese; vediamo perché.

Rendimenti dei fondi pensione in ribasso

Secondo il presidente dell’Inps, questa è la prima conseguenza negativa dell’aumento della spesa previdenziale: l’aumento dello spread, infatti, causa una riduzione dei rendimenti di molti fondi per la pensione integrativa e con ciò molti lavoratori percepiranno un assegno di importo più basso rispetto a quello prospettato.

A medio-lungo termine, quindi, ciò crea una situazione di maggiore difficoltà per la crescita, con minori possibilità di finanziamenti e liquidità per le imprese.

A tal proposito, Boeri suggerisce di pensare a misure per la crescita che diano maggiore importanza al lavoro e all’aumento della produttività; solamente così, infatti, si potrà tutelare il potere di acquisto dei pensionati e rafforzare la loro posizione.

Boeri: “Così aumenta la disoccupazione

Il presidente dell’Inps ha poi parlato del reddito di cittadinanza, definendo un “errore” togliere le risorse a chi lavora (vedi il Bonus 80€ che potrebbe essere tolto) per destinarle a chi non lavora. Secondo Boeri questo è il percorso sbagliato:

“Ci vuole più lavoro, il che significa pensioni più alte”.

Per Boeri quindi non è il reddito di cittadinanza ad incrementare l’occupazione; piuttosto il Governo dovrebbe alleggerire gli oneri su chi lavora, muovendosi nella direzione opposta rispetto alla strada tracciata.

Secondo il presidente dell’Inps, infatti, la storia ci insegna che più sono i prepensionamenti e più alta è la disoccupazione giovanile. Un esempio è il settore pubblico, dal momento che nel breve periodo chi uscirà non verrà sostituito.

Aumentare i pensionamenti così come il numero di disoccupati andrà a colpire la fiscalità generale andando ad aumentare la spesa generale e facendo diminuire i contributi; un danno per l’intera economia del Paese che si andrà a riversare sui più giovani.

Anche nel caso in cui quanto detto da Salvini si rivelasse corretto, e quindi che per ogni pensionamento ci sarà un nuovo assunto, ci sarebbero delle conseguenze negative: lo stipendio di un nuovo assunto, infatti, sarebbe più basso di quello percepito dal pensionato prima di essere collocato in quiescenza e di riflesso ci sarà una minore contribuzione. Il tutto a svantaggio dell’Inps e dei conti pubblici che potrebbero non reggere i costi della riforma.

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