Il Bitcoin a quota $150.000 entro fine 2021? Parola agli analisti

Pierandrea Ferrari

5 Marzo 2021 - 15:29

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Secondo gli analisti il Bitcoin potrebbe toccare quota 150.000 dollari entro la fine dell’anno: dietro la previsione l’impatto dell’halving sul prezzo del BTC e i capitali delle corporate USA in cerca di uno scudo anti-inflazione.

Il Bitcoin a quota $150.000 entro fine 2021? Parola agli analisti

Il Bitcoin, entro la fine del 2021 o il primo trimestre del 2022, potrebbe toccare quota 150.000 dollari, per una variazione percentuale positiva del 212% rispetto alla valutazione corrente della crypto, scambiata ora a 48.030 dollari.

A rivelarlo, ai microfoni della CNN, è stato l’analista di Magnetic William Quigley, che vede dietro l’allungo del BTC le periodiche sforbiciate ai compensi dei minatori (halving) e nuove scommesse al rialzo delle corporate statunitensi sulla crypto, visto anche il crescente timore su una prossima fiammata dell’inflazione.

Il Bitcoin a quota $150.000?

L’halving, dunque: ogni quattro anni, come noto, i compensi dei minatori – ovvero coloro che si occupano di estrarre nuovi BTC da immettere sul mercato – vengono tagliati del 50%, e così, con il conseguente rallentamento della produzione, la valutazione della crypto tende a salire. Ora, l’ultimo halving è avvenuto lo scorso maggio, e se consideriamo che solitamente nei dodici o diciotto mesi dopo la sforbiciata dei compensi il BTC tende ad abbracciare una bull run, allora la corsa della crypto potrebbe essere solo a metà strada, per esaurirsi non prima del prossimo novembre.

Non solo: dietro alla previsione di Quigley, che di fatto è in linea con lo scenario di lungo termine tracciato da JP Morgan (146.000 dollari), c’è anche l’ormai documentato interesse delle grandi corporate USA verso il BTC, con Tesla a fare da apripista a gennaio e le altre a seguire, come Square e MicroStrategy. Del resto, l’euforia borsistica dell’ultimo anno ha permesso alle big cap statunitensi di accumulare una liquidità senza precedenti, e quelle migliaia di miliardi di dollari dovranno – prima o poi – riversarsi da qualche parte. Ma dove?

In una stagione in cui i rendimenti dei bond sovrani sono stati affossati dal Qe delle banche centrali, dalla BCE alla Fed, e gli stimoli fiscali minacciano di alimentare nuove fiammate inflative, il Bitcoin potrebbe finire per attirare i capitali dei key player della finanza USA, nonostante quell’alta volatilità che continua a scuotere il segmento criptovalutario del mercato. Alcuni survey, del resto, hanno già rivelato come il 5% dei CFO delle società quotate sui listini statunitensi sia pronto a diversificare il portafoglio delle rispettive società con quote di BTC.

Bitcoin, +424% in un anno

La previsione tracciata da Quigley si inserisce in un quadro già particolarmente lusinghiero per il Bitcoin: lo scorso marzo la crypto veniva infatti scambiata a 9.160 dollari, ma le evoluzioni sul fronte pandemico, l’halving e la crescente fiducia sul potenziale mainstream della valuta hanno contribuito ad accelerarne il passo, fino a toccare un rialzo anno su anno del 424%.

Non tutto è andato per il meglio, però. Se gli endorsement degli hedge fund, dei colossi dei pagamenti online, delle banche internazionali e delle big cap USA hanno favorito a più riprese il pump del prezzo del BTC, le ultime picconate di Janet Yellen e Christine Lagarde hanno costretto la crypto a ritracciare sotto i massimi del 2021.

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