Benzina e diesel, cittadini truffati: aumenti immotivati secondo Cingolani

Marta Zanierato

12 Marzo 2022 - 15:51

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È la crisi ancora vigente tra Russia e Ucraina a creare disagi sul caro benzina. Questo almeno è ciò che sappiamo, ma il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, non è d’accordo.

L’aumento vertiginoso del prezzo dei carburanti che negli ultimi giorni è stato registrato in Italia è ingiustificato, non esiste motivazione tecnica di questi rialzi che vengono addebitati alla situazione in Ucraina.”
 
Questo è ciò che sostiene il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, secondo il quale la crescita dei prezzi “non è correlata alla realtà dei fatti, è una spirale speculativa su cui guadagnano in pochi”.

Si tratta, secondo il ministro, di “una colossale truffa a spese delle imprese e dei cittadini”.

Perché aumentano i prezzi del gasolio e della benzina?

Secondo l’Osservaprezzi carburanti, un osservatorio del ministero dello Sviluppo economico, già dalla scorsa settimana il prezzo medio della benzina a livello nazionale aveva superato l’1,90 euro al litro in modalità self service, mentre il prezzo medio del gasolio era sopra l’1,7 euro al litro. I prezzi di benzina e gasolio in modalità “servito” hanno invece superato i due euro al litro.
 
È la situazione di crisi ancora vigente tra Russia e Ucraina a creare tanto disagio. Come sappiamo, per cercare di far retrocedere Putin, alla Russia sono state impartite delle sanzioni che, tra le altre cose, hanno spinto la quotazione dei mercati petroliferi. A dare il via al piano è stato l’annuncio dell’embargo da parte di Stati Uniti e Regno Unito sui prodotti energetici provenienti dalla Russia, che ha quindi imposto il blocco di tutte le importazioni. La strategia prevede di colpire il più possibile l’economia russa per sferrare colpi importanti alla macchina da guerra di Putin.

Ma questa mossa si ripercuote anche sull’Europa: infatti il rialzo delle materie energetiche non riguarda solo il petrolio ma anche il gas naturale liquefatto e il carbone. Per l’America è un gesto simbolico ma tale decisione potrebbe intensificare le flessioni inflazionistiche dei mercati.

A causa dell’incertezza generale è difficile prevedere quali saranno le conseguenze delle sanzioni decise per la Russia: c’è molta agitazione tra i mercati petroliferi internazionali e per sopperire a tale situazione gli operatori si sono riversati sul prezzo della pompa per evitare che i punti vendita vadano in disequilibrio economico.

Queste sono le spiegazioni che si danno ai cittadini quando vedono lievitare il prezzo della benzina e del gasolio ogni giorno di più. Ma c’è chi non la pensa così: secondo Cingolani c’è qualcosa che non va.

Perché Cingolani non è d’accordo?

Non esiste motivazione tecnica di questi rialzi e la crescita non è correlata alla realtà dei fatti, è una spirale speculativa, su cui guadagnano in pochi.
 
Queste sono le parole del ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, secondo il quale il mercato ha alzato i prezzi in maniera irragionevole a spese delle imprese e dei cittadini.
 
Non è necessario perdersi in ricerche troppo complesse per rendersi conto della situazione, è tutto molto palese: è sufficiente dare un’occhiata al listino prezzi dei benzinai che troviamo lungo le strade per rendersi conto non tanto degli aumenti del costo della benzina, ma della velocità con cui questi sono avvenuti. In Italia la benzina ha sfondato i 2,2 euro per litro e, secondo Cingolani, questo aumento dei prezzi dell’energia sta crescendo in maniera assolutamente scollegata dalla realtà dei fatti.
 
Siamo in presenza di una colossale truffa che viene dal nervosismo del mercato ed è fatta a spese delle imprese e dei cittadini", dice senza mezzi termini il ministro. A tal proposito, Cingolani ritiene indispensabile stabilire un prezzo massimo dei carburanti  oltre il quale gli operatori europei non possono andare.

Cosa si può fare per risolvere la situazione?

Questo è il suggerimento di Cingolani spiegato a Sky Tg24:

Se mettiamo un tetto ai prezzi blocchiamo questa spirale speculativa. È necessario stabilire un prezzo massimo oltre il quale gli operatori europei non possono andare, è fondamentale.

 
Nostro malgrado, l’Italia non ha diversificato la produzione energetica, si è fermata al gas senza investire in fonti di energia rinnovabile e ora ne paghiamo il prezzo. È vero, c’è stata una forte spinta ambientalista e la mentalità di molti è cambiata e continua a cambiare, ma non possiamo negare che abbiamo continuato a consumare e la situazione non è cambiata un granché.
 
Purtroppo, secondo Cingolani, l’Italia non può cambiare ora il proprio paesaggio energetico, anche volendo ci vorrebbe troppo tempo e il Paese andrebbe a perderci. Come prima cosa, dunque, secondo il ministro, è necessario mettere un tetto ai prezzi, in modo da “bloccare questa spirale speculativa”. 
 

“Chiunque esporta gas non può fare i conti senza l’Europa: serve un tetto massimo per il prezzo del gas, un costo appetibile da non affossare il mercato; si può discutere intorno a una cifra di 80 euro megawatt/ora che è già il doppio di quanto pagavamo un anno fa”.

 
Il ministro suggerisce quindi una ripartenza diversa: continuare a sostenersi con fonti di energia non rinnovabile (gas), ma, come prima cosa, recuperare tali energie da gasdotti alternativi a quelli russi, e poi, in contemporanea, potenziare le fonti di energia rinnovabili così da garantire in futuro un’Italia sostenibile.
 

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