Nuove accise in arrivo: ecco quanto pagheremo per un pieno di gasolio nel 2026

Pietro Pisello

1 Dicembre 2025 - 07:21

Da gennaio, assisteremo al riallineamento definitivo delle accise tra benzina e gasolio. Ecco quanto ci costerà.

Nuove accise in arrivo: ecco quanto pagheremo per un pieno di gasolio nel 2026

Nella legge di bilancio 2026 è stata introdotta una norma destinata a cambiare in modo significativo il panorama dei carburanti: il riallineamento definitivo delle accise tra benzina e gasolio. In pratica, entrambe le imposte verranno fissate allo stesso livello, 67,29 centesimi al litro (equivalenti a 672,90 euro ogni 1.000 litri).

Una scelta che, inevitabilmente, porta con sé conseguenze dirette per milioni di automobilisti: le accise sul gasolio aumenteranno, mentre quelle sulla benzina scenderanno della stessa entità.

Il risultato è che a pagare il prezzo più alto saranno proprio i proprietari di auto diesel, che in Italia rappresentano una fetta enorme del parco circolante: circa 16,6 milioni di veicoli. Per loro, il costo di un pieno è destinato a salire.
A questo proposito, il Codacons — attraverso un comunicato stampa — ha provato a quantificare l’impatto concreto della misura, offrendo una prima stima di quanto potrebbe aumentare la spesa per chi utilizza il gasolio ogni giorno. Vediamo meglio di cosa si tratta.

Quanto aumenterà davvero il pieno di gasolio per gli automobilisti privati nel 2026

Prima di capire quanto peserà un pieno di gasolio sul portafoglio dei consumatori dal prossimo anno, è importante chiarire che la misura non interesserà alcune categorie considerate strategiche per l’economia del Paese. Autotrasportatori, agricoltori e tassisti saranno infatti esentati dall’aumento delle accise: per loro sono previsti crediti d’imposta a compensazione dei rincari, così da evitare che l’incremento fiscale influisca sui costi operativi di chi utilizza i carburanti per motivi professionali o produttivi. In altre prole, il riallineamento delle accise interesserà solo gli automobilisti privati.
Un altro aspetto spesso ignorato è che l’aumento non riguarda soltanto l’accisa in sé: su questa imposta, infatti, si applica anche l’IVA al 22%. In altre parole, in Italia si paga una tassa su un’altra tassa — una situazione che a molti appare quasi paradossale.
Veniamo quindi ai rincari: da gennaio l’accisa sul diesel aumenterà di 4,05 centesimi al litro (mentre quella sulla benzina diminuirà della stessa cifra). Considerando anche l’effetto dell’IVA, ciò significa — spiega il Codacons — che un pieno da 50 litri di gasolio costerà circa 2,47 euro in più rispetto a oggi.
Con una media di due pieni al mese, l’aggravio annuale sarà di circa 59,3 euro per auto.
Ma non basta: lo scorso maggio è già scattato un primo allineamento parziale delle accise, pari a 1,5 centesimi al litro. Se si tiene conto anche di questo aumento precedente, la spesa sale ulteriormente: il rincaro complessivo arriva a 3,38 euro per pieno, pari a circa 81,1 euro l’anno.
Insomma, non proprio spiccioli. Ma almeno il prezzo della benzina scenderà, giusto? Anche qui, però, il Codacons esprime più di una perplessità.

Accise, aumenti e ribassi: le perplessità del Codacons

Come già detto, se da un lato le accise sul diesel aumenteranno di 4,05 centesimi al litro, dall’altro quelle sulla benzina diminuiranno dello stesso importo.
Tuttavia, il Codacons solleva alcune perplessità sull’effettivo impatto di questa misura. Già a maggio, infatti, quando l’accisa sul diesel era stata aumentata di 1,5 centesimi, il prezzo alla pompa è salito immediatamente. Per la benzina, invece, nonostante la riduzione di 1,5 centesimi, i ribassi sono stati quasi impercettibili.
Per questo motivo, l’associazione ribadisce al governo la necessità di inserire nella Manovra controlli rigorosi sull’applicazione pratica della misura e di prevedere sanzioni severe per i distributori che non trasferiranno il taglio dell’accisa direttamente ai consumatori.
Se le preoccupazioni del Codacons dovessero concretizzarsi, infatti, il danno per gli automobilisti sarebbe davvero significativo. Ci troveremmo di fronte a un ulteriore balzello sul carburante, in un Paese dove il prezzo alla pompa è già tra i più alti d’Europa. Questo scenario si tradurrebbe in un ulteriore svantaggio per le famiglie italiane, erodendo in maniera concreta la loro capacità di risparmio e aumentando il peso delle spese quotidiane.

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