Fare il pieno di benzina ora fa risparmiare. Il prezzo della benzina sta per schizzare alle stelle a causa del conflitto tra USA, Israele e Iran.
Il prezzo della benzina si prepara a una nuova impennata e, ancora una volta, la causa va cercata nelle tensioni internazionali. Il messaggio finale? Conviene fare il pieno di benzina il prima possibile, ovvero prima che gli attacchi condotti dagli Stati Uniti e da Israele contro obiettivi in Iran, con relativo rally delle quotazioni del petrolio sui mercati, si riflettano anche sui prezzi alle stazioni di servizio.
Perché il prezzo della benzina sta per schizzare alle stelle
Quando in Medio Oriente si alza il livello dello scontro militare, il petrolio reagisce quasi sempre allo stesso modo: al rialzo. L’Iran è uno dei grandi produttori mondiali di greggio e controlla, insieme ad altri Paesi della regione, uno snodo fondamentale come lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita una quota significativa del petrolio mondiale. Basta il timore di un blocco parziale delle forniture o di ritorsioni sulle infrastrutture energetiche perché i mercati inizino a prezzare il rischio. E quando il prezzo del greggio sale, nel giro di pochi giorni l’effetto arriva anche ai distributori italiani.
Il meccanismo è semplice come alto è il suo impatto. Le compagnie acquistano petrolio e prodotti raffinati sui mercati internazionali e se il costo della materia prima aumenta, cresce anche quello della benzina e del gasolio. A questo si aggiunge una componente fiscale che in Italia è particolarmente pesante, con accise e Iva che incidono sul prezzo finale. Il risultato è che anche variazioni relativamente contenute del greggio possono tradursi in rincari sensibili alla pompa.
Il mercato sta parlando chiaro. Le quotazioni internazionali hanno registrato un balzo immediato dopo le notizie degli attacchi e gli operatori parlano apertamente di un possibile nuovo ciclo rialzista se la crisi dovesse intensificarsi. Per una famiglia media italiana, che utilizza l’auto quotidianamente per lavoro e spostamenti, anche un aumento di 10 o 15 centesimi al litro può significare decine di euro in più al mese.
L’allarme del Codacons
A lanciare l’allarme è anche il Codacons, che in un comunicato diffuso nelle ultime ore parla di “rischio di una stangata sui carburanti legata alle tensioni in Medio Oriente” e invita il governo a vigilare contro eventuali speculazioni. L’associazione sottolinea come “ogni escalation militare nell’area abbia effetti immediati sulle quotazioni del greggio e, a cascata, sui listini alla pompa in Italia”, ricordando che il nostro Paese è fortemente dipendente dalle importazioni energetiche. Il Codacons evidenzia inoltre che “anche incrementi contenuti del petrolio possono tradursi in rincari significativi per gli automobilisti, già provati da un’inflazione persistente”.
Il punto centrale, per chi guarda al proprio portafoglio, è capire quanto potrebbe durare questa fase. Se gli attacchi dovessero restare circoscritti e non coinvolgere direttamente le infrastrutture petrolifere o le rotte marittime, i mercati potrebbero riassorbire parte della tensione nel giro di qualche settimana. Ma se l’Iran o i suoi alleati dovessero reagire colpendo obiettivi energetici o minacciando il traffico nello Stretto di Hormuz, allora il petrolio potrebbe salire in modo più deciso e prolungato.
Non solo benzina. Gli aumenti in arrivo per gli italiani
In quel caso, la benzina potrebbe tornare rapidamente sopra soglie psicologiche che gli automobilisti conoscono bene. E l’impatto non si limiterebbe al pieno dell’auto. Il caro carburanti si riflette sui costi di trasporto delle merci, con effetti a catena sui prezzi al supermercato e sui servizi. In altre parole, non è solo una questione di quanto spendiamo al distributore, ma di quanto pagheremo complessivamente per vivere nei prossimi mesi.
Il consiglio di “correre a fare il pieno” può sembrare allarmistico, e lo è. Ma fotografa anche la realtà, quella in cui i listini reagiscono spesso con qualche giorno di ritardo rispetto ai movimenti del petrolio. Se le quotazioni resteranno sui livelli attuali o continueranno a salire, è probabile che nei prossimi aggiornamenti settimanali si vedano rincari più fuori sui carburanti.
Non si tratta di panico, ma di semplice prudenza da parte di chi ha a cuore il proprio portafoglio. Oltre al destino delle equilibri internazionali e di migliaia di vite.
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