Economist a favore dell’intervento con soldi pubblici per salvare le banche in Italia. Ecco chi è a favore e chi contro del piano Renzi e i possibili (tragici) scenari.
Le banche italiane sono in crisi, il Governo vuole poter intervenire con soldi pubblici per salvare gli istituti sull’orlo del baratro qualora fosse necessario, l’Europa spinge per rimanere fedeli alle normative, che in questi casi si traduce in bail-in.
Se da una parte le istituzioni europee vogliono che siano i risparmiatori legati alle banche in crisi a dover pagare (eccezion fatta per Constancio), è certo che un bail-in su larga scala si tradurrebbe in un crollo della fiducia in Italia - e non solo.
Gli scenari dipinti dall’Economist, che alle banche italiane dedica la sua ultima copertina, sono a dir poco allarmanti. Crollo di fiducia, la fine di Renzi, il NO al referendum costituzionale, l’ascesa del M5S, il risentimento verso l’Europa, la fine dell’Euro.
La sfida Roma-Bruxelles si fa sempre più animata, si popolano gli schieramenti a favore e contro l’uso di soldi pubblici per intervenire direttamente sui capitali delle banche in crisi.
Partendo dall’Economist, esaminiamo chi è a favore e chi contro il piano dell’Italia per salvare le banche con soldi pubblici.
Economist schierato con Renzi: sì ai soldi pubblici per salvare banche
Ad alimentare il dibattito arriva un nuovo articolo dell’Economist che, come il Financial Times ad inizio settimana, sottolinea la necessità che Bruxelles si accetti e permetta all’Italia di ricapitalizzare le banche con soldi pubblici per evitare la catastrofe.
L’Economist dedica la copertina alla vicenda delle banche italiane in crisi, che ha monopolizzato il flusso di notizie e l’attenzione dei mercati internazionali per l’intera settimana.
L’approfondimento, intitolato “The italian job – Europe next crisis”, parla chiaro: senza l’ok da Bruxelles come da Berlino all’uso di fondi pubblici per salvare le banche italiane, la febbre d’Italia potrebbe “contagiare l’intera Eurozona”.
Lo scenario dipinto dall’Economist va ben oltre: se il Governo non riceverà l’ok ad utilizzare risorse pubbliche, il consenso già debole di Renzi crollerebbe ai minimi, il che porterebbe alla vittoria del NO al referendum costituzionale in programma il prossimo ottobre e, il tutto, scaturirebbe in un boom di preferenze per il Movimento 5 Stelle.
La conclusione è cristallina:
“La risposta giusta è autorizzare il governo italiano a finanziare i meccanismi di difesa delle sue banche vulnerabili con capitali pubblici sufficienti per placare i timori di una crisi sistemica”.
Una nuova minaccia per il futuro dell’euro.
Dijsselbloem ne è certo: bisogna usare il bail in
Il presidente dell’Eurogruppo non ha alcun dubbio: porte chiuse all’Italia e all’uso di fondi pubblici per salvare le banche, nessuna deroga o concessione dalla normativa che regola il bail in.
A pagare, secondo Dijsselbloem e secondo quanto stabilito dalla normativa entrata in vigore in Italia all’inizo dell’anno, devono essere in ordine gli azionisti, gli obbligazionisti subordinati e i correntisti con più di 100.000 sul conto.
Tuttavia, la normativa di riferimento (la Brrd) all’articolo 32 specifica la presenza di possibili deroghe qualora il crollo di un istituto rappresenti un rischio sistemico per il Paese.
BCE: Constancio a favore dell’intervento pubblico
Dalla BCE arriva invece sostegno alla possibilità di utilizzare fondi pubblici per salvare le banche italiane, in linea con quanto espresso dall’Economist.
Vitor Constancio, vicerpresidente della Banca Centrale Europea, ritiene che “la situazione attuale, con nuovi cali delle azioni dopo Brexit, merita una profonda riflessione sull’opportunità di superare alcune imperfezioni del mercato con un po’ di sostegno pubblico per migliorare decisamente la stabilità di alcuni settori bancari”.
Porta aperta per la BCE ai piani del governo italiano.
Il futuro dell’euro a rischio senza l’ok dall’Europa
Gli scenari dell’Economist sono tragici, per quanto assai realistici.
Secondo la testata, che conferma quanto precedentemente dichiararto da Renzi, “le pressioni del mercato sulle banche italiane non diminuiranno finché la fiducia non verrà ristabilita e ciò non succederà senza fondi pubblici. Se le regole sul bail-in verranno applicate con rigidità in Italia, le proteste dei risparmiatori mineranno la fiducia e apriranno le porte del potere ai Movimento Cinque Stelle, cheincolpa la moneta unica dei problemi economici dell’Italia”.
“E se gli italiani perdessero fiducia nell’euro, la moneta unica non sopravviverebbe.Non ha senso seguire le regole alla lettera se farlo segna la fine della moneta unica”.
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