Banche italiane, l’analisi di Exane: troppo pessimismo sui titoli, nessuna crisi in vista

Banche italiane: secondo Exane Bnp Paribas, è come se i titoli stessero scontando una crisi che - indipendentemente dall’esito del referendum - difficilmente si verificherà.

I titoli delle banche italiane, in fondo, non sono proprio da buttare. Secondo gli analisti di Exane Bnp Paribas una crisi bancaria non è alle porte, indipendentemente dall’esito del prossimo referendum costituzionale di novembre-dicembre, evento al quale esperti e investitori guardano con particolare attenzione.

La compagnia d’investimento ritiene che le banche italiane siano “semplicemente su valutazioni troppo basse”, come se fossero alle prese con una crisi di sistema, ritenuta comunque improbabile a prescindere dal risultato della consultazione referendaria.

Banche italiane: cosa succede se vince il Sì

I titoli dei nostri istituti di credito sconterebbero dunque una eccessiva diffidenza da parte degli investitori, stando al parere degli analisti di Exane, secondo i quali un’eventuale vittoria del fronte del Sì

“dovrebbe stabilizzare lo scenario politico, aumentare la probabilità di una ricapitalizzazione di Mps e sostenere un forte rally per tutte le banche italiane”.

L’aumento di capitale del Monte dei Paschi di Siena, infatti, è destinato a slittare all’inizio del 2017, dal momento che le banche impegnate nel consorzio di garanzia (guidato da Jp Morgan) vorrebbero conoscere l’esito del referendum e soppesarne le conseguenze prima di imbarcarsi in una rischiosa operazione di salvataggio.

Banche italiane: cosa succede se vince il No

Una vittoria del No, invece, secondo gli analisti

“potrebbe portare a un rimpasto di governo, a un possibile indebolimento dell’economia e a un consistente aumento del rischio di esecuzione delle ricapitalizzazioni di Mps e Unicredit”.

Banche italiane: il giudizio di Exane su Unicredit e le altre

L’aumento di Rocca Salimbeni, infatti, potrebbe sovrapporsi a quello di Piazza Aulenti, che stando alle stime diffuse dal Financial Times potrebbe arrivare anche a 10 miliardi di euro.

Exane assegna un rating outpeform a Unicredit. La valutazione “include la cessione di Pioneer e Pekao, una pulizia del libro crediti da 5,4 miliardi e 500 milioni di euro di oneri netti di ristrutturazione”.

La trattativa col gruppo assicurativo Pzu (che per Bank Pekao sborserebbe fino a 3 mld mentre Piazza Aulenti ne chiede 3,5) è ben impostata.

Alla finestra per l’acquisto di Pioneer, invece, c’è Poste Italiane, la quale vorrebbe rafforzarsi nel settore del risparmio gestito dopo aver rilevato il 10,32% del capitale di Anima Sgr nel 2015.

Exane Bnp Paribas abbassa il prezzo obiettivo di Unicredit a 3 euro per azione “dopo aver incorporato un aumento di capitale da 7 miliardi di euro ai prezzi attuali”.

Il giudizio degli analisti è outperform anche per Bpm, Bper, Banco, Creval, Intesa e Ubi, mentre su Credem la raccomandazione è neutral.

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