Badanti: contratti più cari con il decreto dignità

Con il decreto dignità si calcola l’aumento di 160 euro annui dei contratti per badanti, colf e baby sitter a carico delle famiglie: l’Assindatcolf ha presentato i documenti che attestano tale aumento alle commissioni Finanze e Lavoro della Camera.

Badanti: contratti più cari con il decreto dignità

Con l’introduzione del cosiddetto decreto dignità il rischio reale è quello di un aumento dei costi dei contratti di badanti, baby sitter e colf per le famiglie che ne necessitano: l’aumento previsto è di 160 euro l’anno.

Il nuovo governo con l’attuazione di questo decreto vuole contrastare la precarietà del lavoro limitando l’uso dei contratti a termine da parte delle imprese: per farlo il governo ha reso tali rapporti meno vantaggiosi aumentando i costi e facendo sì che ad ogni rinnovo le imprese paghino un contributo aggiuntivo dello 0,5% da aggiungere a quello base dell’1,4%.

Questo meccanismo è previsto anche per il lavoro domestico: il contributo aggiuntivo va pagato anche per i rinnovi dei contratti a termine di colf, badanti e baby sitter. Poiché il decreto è in vigore da sabato scorso tale aumento contributivo va applicato fin d’ora.

Aumento costo contratti

Per capire fino in fondo di quanto aumenterà la spesa delle famiglie per questi servizi si può prendere come riferimento un contratto standard di una badante assunta per 24 ore a settimana: in questo caso usciranno dalle tasche della famiglia che assume la lavoratrice ben 160 euro in più in un anno; questa spesa si va ad aggiungere ai 2.000 euro di contributi che sono già dovuti da tempo per il lavoro domestico.

L’associazione dei datori di lavoro domestico (Assindatcolf) si è preoccupata di calcolare a quanto sarebbe ammontata la spesa aggiuntiva e ha depositato il documento che contiene la stima ottenuta alle commissioni Finanze e Lavoro della Camera che stanno esaminando il decreto.

Secondo tale associazione non è possibile parlare di abuso dei contratti a termine per il lavoro domestico in quanto il preavviso per il licenziamento di una colf è di una sola settimana e i contratti brevi vengono usati solo in caso di necessità come nel periodo delle vacanze estive.

Altre proposte

Andrea Zini, vicepresidente di Assindatcolf ha parlato di “un inutile accanimento” che rischia di accrescere il lavoro nero in un settore in cui è già oggi molto diffuso.

Tale provvedimento sarebbe poi totalmente in contraddizione con il “contratto di governo” firmato da Lega e Movimento 5 Stelle che dichiarava di voler promuovere delle agevolazioni per le baby sitter e per le famiglie con anziani a carico.

Le associazioni delle famiglie auspicano da molto tempo ormai alla totale deducibilità delle spese sostenute per pagare i collaboratori domestici in regola: vorrebbero cioè che non fosse considerato nel proprio reddito imponibile, quello su cui sono calcolate le tasse da pagare, lo stipendio e i contributi di colf e badanti. Ma un simile intervento sarebbe molto dispendioso per lo Stato che perderebbe circa 700 milioni di euro.

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