Azioni, previsioni 2021: i fattori rialzisti e ribassisti per il prossimo anno

Renato Frolvi

08/12/2020

28/05/2021 - 09:41

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Quali aspettative per i mercati azionari guardando al 2021? Una lista dei maggiori fattori rialzisti e potenziali fattori ribassisti per l’anno prossimo.

Azioni, previsioni 2021: i fattori rialzisti e ribassisti per il prossimo anno

Quali previsioni sul fronte del mercato azionario per il 2021? Il prossimo sarà l’anno dei titoli azionari “Value”? Forse sì.

La progressiva decelerazione della pandemia continuerà certamente a generare effetti positivi ma non lineari nel percorso della macro ripresa. Alcuni paesi si riprenderanno prima, altri dopo, altri paesi invece continueranno a viaggiare indisturbati, come la Cina e la Corea del Sud - quest’ultimi non hanno nemmeno vissuto la seconda ondata di Covid-19 e viaggiano a ritmi di crescita stratosferici.

Ma indubbiamente nel 1° e nel 2° trimestre 2021 i seguenti fattori estremamente positivi potrebbero dare la spinta ai listini europei e americani:

L’arrivo dei vaccini
L’arrivo dei vaccini e l’inizio della campagna per la somministrazione a vasti strati della popolazione dovrebbe produrre effetti tangibili sul tasso di contagio già nella tarda primavera in Europa e in USA ed entro l’autunno 2021 il Covid-19 dovrebbe essere un virus assolutamente sotto controllo. L’economia globale riparte.

Il ritorno dei consumi
Uno scenario macroeconomico internazionale e locale basato sul forte ritorno dei consumi, dei viaggi, del turismo, e su un ritorno degli investimenti delle aziende del settore manifatturiero, con un ritorno dei flussi di liquidità nell’economia e contemporaneo drenaggio dell’enorme mole di risparmio privato accumulato nei conti correnti delle banche nel periodo della pandemia. Si calcola che al 30 ottobre 2020 il cash sui conti correnti degli italiani abbia superato i 1.700 miliardi di euro. Negli USA le aziende dell’indice SP500 hanno accumulato invece 2.000 miliardi di dollari in cash oltre le necessità ordinarie, liquidità che verrà spesa in investimenti, fusioni/acquisizioni, dividendi agli azionisti e piani di riacquisto azioni proprie.

Il calo della disoccupazione
La diminuzione del tasso di disoccupazione per effetto della riapertura delle attività nel settore del turismo e dei viaggi e nel settore della ristorazione e in tutti quei settori ad esso intimamente collegati (agroalimentare per esempio) rinforzerebbe ancora di più i consumi perché una platea di nuovi percettori di reddito si affaccerebbe nel panorama economico di ogni singolo stato. Ogni diminuzione del tasso di disoccupazione fa aumentare i consumi.

Inflazione bassa
Le prospettive di bassa inflazione per tutto il 2021 (che certamente permetteranno alle banche centrali di rimanere molto accomodanti per anni, almeno fino al 2024 – 2025) sono un dato assodato. Ma anche se l’inflazione in USA dovesse raggiungere il target statutario (2%) la Fed ha già detto che non muterà la politica monetaria, lasciando i tassi sui Fed fund sul livello attuale per un lungo periodo di tempo. Lo stesso dicasi per la BCE.

La fine della guerra commerciale

Vedremo la fine della guerra commerciale USA-Cina, almeno per come l’abbiamo vista esplicitarsi nell’era Trump: Biden non sarà sottomesso ai diktat cinesi, ma certamente l’atmosfera dei rapporti tra USA e Cina sarà più improntata al dialogo.

Buoni rapporti USA-UE
Ugualmente dicasi per i rapporti con l’Europa: Biden ora ha delle “gatte da pelare” ben più serie della guerra sui dazi (rischio di minoranza democratica al Senato, rischio di esacerbarsi della pandemia, rischio di dilagare della povertà nelle fasce più deboli della popolazione americana) al punto tale che cercherà un dialogo anche con i partner europei.

L’aumento della spesa pubblica americana
La nomina della Yellen come Segretario al Tesoro favorirà un programma di deficit-spending molto pronunciato negli USA, almeno fino a quando l’America non potrà dirsi definitivamente fuori dalla paura di recessione. Il tandem Yellen-Powell, cementato anche da amicizia personale di lunga data, è estremamente positivo per l’economia USA nei prossimi 24 mesi.

L’arrivo del Recovery Fund
L’inizio del programma di spesa pubblica in area euro finanziato dal denaro proveniente dal Recovery Fund e l’attuazione dei vari Recovery Plan a livello locale dovrebbe produrre benefici effetti sulla domanda interna dei paesi più colpiti dalla pandemia (Italia, Spagna, Francia) già nel 2° semestre del 2021.

La «convenienza» delle azioni
Il permanere di tassi reali ampiamente negativi in tutte le curve dei bond governativi del mondo industrializzato (siamo oramai a 17 trilioni di dollari di bond a rendimento nominale negativo in tutto il mondo, al quale poi bisogna sottrarre l’inflazione) rende assolutamente appetibile il dividendo azionario rispetto alla cedola obbligazionaria. Se in valore assoluto le quotazioni azionarie possono sembrare surriscaldate, il valore relativo dei flussi di cassa azionari rispetto ai rendimenti obbligazionari mostra le azioni ancora come asset class “cheap”.

Tutti i fattori sopra delineati depongono fortemente a favore del mercato azionario nel 1° semestre del 2021: ci saranno inevitabili fasi di storno, ma quanto più profonde esse saranno, tanto più favorevoli diventeranno le occasioni di acquisto.

I rischi per il mercato azionari nel 2021

Naturalmente, non mancano dei rischi:

Una terza ondata
Dal lato del vaccino anti-Covid-19, il rischio di una mutazione del virus o di una ridotta efficacia dei vaccini in generale, o di una ridotta propensione della popolazione a vaccinarsi (la vaccinazione infatti avrà carattere di volontarietà in quasi tutti i paesi industrializzati) potrebbe portare ad una terza ondata di pandemia nel corso del 2021 di dimensioni non calcolabili.

Il repricing dei titoli obbligazionari
Dal lato dell’inflazione, un’impennata dei prezzi energetici e dei consumi oltre le previsioni potrebbe mutare le aspettative inflazionistiche di medio termine ben oltre il livello fisiologico e, anche se le banche centrali non mutassero la loro politica monetaria (che governa la parte corta della curva dei rendimenti governativi), ciò farebbe mutare al rialzo la curva dei rendimenti di lungo periodo. Un decennale USA al 2,5% -3% inizia a essere competitivo con il tasso di dividendo azionario e nuoce quindi ai mercati azionari stessi. Si calcoli anche che l’offerta di titoli del debito pubblico USA nel 2021 sarà incrementata per effetto di un debito/PIL che a dicembre 2020 raggiunge e supera il 130% per gli Stati Uniti d’America. Il repricing dei titoli obbligazionari forse è il rischio più grande tra quelli qui elencati.

Stimolo fiscale inadeguato
Dal lato delle politiche economiche, il rischio di un indebolimento/inadeguatezza dello stimolo fiscale, sia in Europa che negli USA penalizzerebbe la ripresa, soprattutto se i piani infrastrutturali e d’intervento nell’economia dovessero subire ritardi per effetto della burocrazia (lampante il caso dell’Italia).

Eccessivo indebolimento del dollaro
Esso costituirà un problema serio se si spinge oltre il livello di 1,25; frena la ripresa economica dell’area euro e dell’area del Sud-Est asiatico, con possibili rischi di innesco della guerra valutaria fra banche centrali.

Ritorna l’appetito per il rischio a fine 2020

Nonostante un flusso di notizie macro che mostra pochi segni di miglioramento negli Stati Uniti e in Europa - vedi per esempio la variazione sui salari statunitensi nel mese di novembre inferiore alle aspettative - la mancanza di progressi in materia di stimoli fiscali (USA, UE) e nessun accordo Brexit, si può dire che le speranze per i vaccini hanno prevalso in novembre, il miglior mese per l’indice SP500 da 35 anni a questa parte.

Il cammino di recupero ha dominato su tutti i listini internazionali nel mese di novembre, con il record di preferenza per il rischio segnalato dai nuovi minimi del VIX e del V2X (indici di volatilità delle azioni USA ed europee) e degli indici dei Credit Defafult Swap, cioè degli indici sintetici di rischio emittente sui corporate bond (ITRAXX Main e Xover).

Il rally si è manifestato anche sui titoli azionari europei, con una rotazione settoriale continua verso i titoli Value, in un deflusso costante di liquidità dagli asset «free-risk» (per esempio l’oro, anche se il mercato obbligazionario ha tenuto relativamente bene).

Di questo rinnovato appetito per il rischio ovviamente ne ha beneficiato anche il mercato del credito cosiddetto “Junior” cioè debito non senior, ma debito subordinato, quello più sensibile a cancellazione in caso di difficoltà dell’ente emittente o in caso di avvio di procedura di insolvenza. Anche il settore High Yield ha messo a segno un rally di rara bellezza, con forti restringimenti degli spread di rendimento sopra la curva governativa dal 30 marzo 2020 ad oggi.

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