Aumento pensione invalidità e limiti di reddito: i chiarimenti

Si continua a parlare dell’aumento della pensione di invalidità per gli invalidi civili totali, cercando chiarimenti sui limiti di reddito in base a cui verrà concesso.

Aumento pensione invalidità e limiti di reddito: i chiarimenti

La sentenza della Corte Costituzionale ha portato, nel decreto Agosto, all’aumento della pensione di invalidità a 651,51 euro nel rispetto dei limiti di reddito previsti dalla legge. E’ bene chiarire fin da subito che non si tratta di una novità assoluta, essendo previsto tale aumento già per gli invalidi civili totali al compimento dei 60 anni.

Rispondiamo ad un lettore di Money.it che ci scrive:

“Salve,
Ho letto il Vs articolo dedicato agli aumenti delle pensioni di invalidità
Volevo avere, se possibile, i link alle fonti da cui si evince che in caso si percepisca il Reddito di Cittadinanza, non si ha più diritto all’aumento dell’importo della pensione di invalidità civile.
In base alle mie conoscenze, il RdC non contribuisce all’ammontare totale del reddito, che infatti risulta esser pari a 0 (zero) su modello ISEE aggiornato al 2020.
Resto in attesa.”

Aumento pensione invalidità: chiarimenti

E’ bene chiarire alcuni punti prima di procedere alla risposta: l’ISEE aggiornato al 2020 fa riferimento ai redditi e al patrimonio dell’anno 2018, quando il reddito di cittadinanza ancora non esisteva.

Il reddito di cittadinanza pur non essendo assoggettabile all’IRPEF, rappresenta, in ogni caso, una integrazione al reddito del nucleo familiare, quindi si tratta di un reddito.

Per quel che riguarda l’aumento della pensione di invalidità, poi, è da chiarire che la sentenza della Corte Costituzionale non stabilisce i requisiti per avere l’integrazione al milione ma afferma soltanto che l’articolo 38 della legge 448 del 2001 è incostituzionale nella parte in cui garantisce l’integrazione al milione solo agli invalidi civili totali che abbiano compiuto 60 anni.

Ed infatti anche il Decreto Agosto apporta una modifica a tale articolo andando a cambiare la frase «per gli invalidi civili totali che abbiano compiuto 60 anni» con la frase «per gli invalidi civili totali che abbiano compiuto 18 anni».

La fonte normativa a cui fare riferimento, quindi, è la legge 448 del 2001, ed in particolare l’articolo 38 stesso.

La circolare numero 44 del 1 marzo 2002 dell’INPS chiarisce, poi, come applicare l’incremento al milione sulle pensioni di invalidità affermando, testualmente, che "Il comma 1 dell’articolo 38 della legge 28 dicembre 2001, n.448, non prevede un importo fisso di maggiorazione sociale, ma stabilisce che, a decorrere dal 1° gennaio 2002, la maggiorazione sia incrementata in misura tale da garantire un reddito proprio pari a 516,46 euro al mese per tredici mensilità (tale aumento nel 2020 è salito a 651,51 euro ndr).
La misura massima della maggiorazione sociale nella nuova misura è pertanto determinata come differenza tra il predetto reddito minimo garantito ed il reddito personale posseduto."

Nella stessa circolare, poi, si legge che «ai fini dell’incremento in parola si deve tener conto dei redditi di qualsiasi natura, compresi i redditi esenti e quelli soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva» e che tra i redditi da non considerare rientrano quelli «dei sussidi economici che i Comuni ed altri Enti erogano agli anziani, destinati a bisogni strettamente connessi a situazioni personali e contingenti e che non presentano la caratteristica della continuità (v. messaggio n.362 del 18 luglio 2000)».

Partendo dal presupposto che l’incremento al milione segue regole diverse rispetto al riconoscimento della pensione di invalidità civile e tenendo conto che il reddito di cittadinanza, pur non essendo assoggettabile all’IRPEF, viene riconosciuto al richiedente a titolo di integrazione del reddito con caratteristica di continuità, si evince che l’aumento della pensione di invalidità è condizionato anche dall’eventuale erogazione del reddito di cittadinanza.

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