Lo strano attacco di Soros a Xi e il timore di un «Lehman moment» per Evergrande

Mauro Bottarelli

1 Settembre 2021 - 18:00

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Dopo il salvataggio di Huarong, Pechino nega il medesimo epilogo per il gigante delle costruzioni. Spingendo il «filantropo» al duro j’accuse. Mentre la Cina prepara la mannaia per il private equity

Lo strano attacco di Soros a Xi e il timore di un «Lehman moment» per Evergrande

Davvero il mondo, ancora in lotta con la pandemia, sta per affrontare - totalmente ignaro - anche il Lehman moment cinese? A lanciare un primo avvertimento in grande stile nel panorama mainstream è stato l’Economist lo scorso 7 agosto con un articolo dal titolo As more defaults loom, China’s finance regulators face a dilemma e incentrato sul destino di due elefanti nella stanza come Huarong ed Evergrande, rispettivamente bad bank della prima purga debitoria cinese e colosso delle costruzioni.

Due conglomerati in grado di generare scosse telluriche globali, entrambi in condizioni finanziarie disastrose. Soprattutto il primo, stante le perdite mostruose e l’altrettanto inquietante sotto-capitalizzazione che avevano appunto fatto scomodare il parallelo con la banca d’affari newyorchese. Alla base del ragionamento del settimanale della City, un assunto semplice: cosa faranno i regolatori cinesi, di fronte non al rischio default di piccole o medie aziende a controllo statale (SOE) ma alla prospettiva di innescare uno shock sistemico? Proseguiranno con la logica rigorista inaugurata da Xi Jinping o la mano invisibile tornerà in azione? La risposta ha richiesto poco tempo per essere recapitata: il 18 agosto, il management di Huarong annunciava l’emissione di nuovi titoli azionari verso un consorzio di investitori strategici guidato da Citic Group, banca a totale controllo governativo e con assets per 1,25 trilioni di dollari.

Salvataggio di Stato. Caso chiuso. Resta però l’altro grande malato, Evergrande. Il gigante del real estate, spesso e volentieri protagonista di passato di vere e proprie trasposizioni nella realtà del mito keynesiano della buca da scavare e poi riempire per garantire occupazione: nel suo caso, ghost town, città fantasma. Sulle quali, però, si è costruito un parallelo impero di debiti, cartolarizzazioni allegre ed emissioni azionarie a catena. Fino allo stop di Xi Jinping, il quale ha imposto la mannaia di Stato: addirittura, vedendo i regolatori rispondere al grido di aiuto del management con una richiesta di rapida e drastica riduzione del debito.

Il quale, come mostra questo grafico,

Dinamiche debito Evergrande Dinamiche debito Evergrande Fonte: Bloomberg

viaggia attorno ai 572 miliardi di yuan rispetto ai 717 soltanto della fine dello scorso anno (-20%) e ai 674 di marzo (-15%) ma che nulla ha potuto, pur attraverso il suo dimagrimento, nel rimettere in carreggiata la cifra folle delle liabilities totali, in area 2 trilioni di yuan. Una situazione estrema che la due giorni fa ha visto George Soros prendere carta e penna e scrivere un editoriale per il Financial Times dal titolo Investors in Xi’s China face a rude awakening e riassumibile come una preoccupata messa in guardia rispetto alla campagna di restrizioni, censure e divieti poste in essere in Cina dallo scorso marzo con il caso Jack Ma. E poi proseguita in vari ambiti, dal settore tech al tutoring on-line fino ai videogames, di fatto facendo precipitare in profondo rosso l’indice Hang Seng.

A detta di Soros, questa strategia mostra come Xi Jinping non conosca il mercato e rischi di creare danni enormi a livello sistemico. Oltre che generare perdite e bruschi risvegli per gli investitori. Come mai una presa di posizione così dura, netta e quasi a livello di attacco personale? Lo mostrano questi tre grafici,

Vendita assets Evergrande Vendita assets Evergrande Fonte: Bloomberg
Trend azionario Evergrande Trend azionario Evergrande Fonte: Bloomberg
Trend obbligazioni Evergrande Trend obbligazioni Evergrande Fonte: Bloomberg

il primo dei quali sintetizza il livello di disperazione raggiunto dal management di Evergrande nel tentativo di mostrare buona volontà al governo cinese nello sforzo di abbattere il debito: un svendita di assets in piena regola. Gli altri due, invece, parlano da soli e mostrano l’andamento di titoli azionari e obbligazionari del gigante cinese dopo che Pechino ha un’altra volta escluso un salvataggio statale in stile Huarong durante lo scorso weekend: solo lunedì, il titolo principale ha perso il 12% Hong Kong chiudendo sui minimi del settembre 2015 con una perdita totale del 60% di valore. Ancora peggio il bond con coupon 8,75% e scadenza 2025, il quale in contemporanea ha chiuso con un prezzo di 33,7 centesimi sul dollaro.

Detto fatto, questo altro grafico di Ubs

Sentiment mercato su Evergrande Sentiment mercato su Evergrande Fonte: Ubs

mostra come gli investitori comincino seriamente a prezzare uno Xi Jinping irremovibile nelle sue intenzioni rispetto a Evergrande, quasi volesse farne un esempio degli eccessi di mercato che la sua Cina non tollererà più. Davvero Pechino è pronta a innescare una bomba atomica nel pieno di una ripresa ancora fragile e intermittente dalla pandemia, oltretutto proprio con i suoi dati macro che segnano un sempre più marcato rallentamento? E tutto solo per imporre una nuova ideologia e un nuovo ordine interno, quindi unicamente a scopo di riaffermazione politica?

Qualcuno, forse con una punta di malizia, fa notare come l’editoriale di George Soros sia arrivato il giorno seguente alla comunicazione ufficiale del nuovo bersaglio regolatorio del Partito, i fondi di private equity. In primis, vietando per legge offerte pubbliche mascherate appunto da private equity e bloccando la possibilità per questi ultimi di investire nel comparto dell’immobiliare residenziale. Una mossa che, in effetti, appare in assoluta continuità con la scelta di rigore verso Evergrande. E che potrebbe piazzare una carica esplosiva devastante sotto uno dei settori a più alto utilizzo di cartolarizzazioni, leverage su debito e prestiti bancari al mondo.

Ovunque e non solo in Cina. Tempismo sospetto, insomma. Che qualcuno declina come preoccupazione incombente e interessata, più che irrefrenabile impeto di amore verso un libero mercato torturato da Pechino. Comunque sia, un motivo per preoccuparsi e monitorare la situazione molto attentamente. Qualsiasi sia la reale natura dell’allarme e la latitudine interessata dal possibile botto.

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