Articolo 50 e Brexit: cos’è e cosa prevede?

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Articolo 50 e Brexit: cos'è e cosa prevede?

Cos’è l’Articolo 50 e perché la sua attivazione dà inizio ufficiale alla Brexit? Solo 250 parole nei Trattati di Lisbona che spiegano come un Paese può uscire dall’Unione Europea.

Momento storico della Brexit: il 29 marzo 2017 il primo ministro Theresa May attiva l’articolo 50, che dà inizio ufficialmente al processo di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

Ma che cos’è l’Articolo 50 e cosa prevede?

Per comprendere il futuro del Regno Unito analizziamo cos’è l’Articolo 50, cosa prevede e come si svolgeranno le trattative tra gli inglesi e l’Unione Europea per l’uscita del Paese dal blocco del Vecchio Continente.

Articolo 50: cos’è e cosa prevede?

L’Articolo 50 recita:

“Ogni Stato membro può decidere di recedere dall’Unione conformemente alle proprie norme costituzionali”.

Raramente solo 250 parole sono state così importanti: 5 paragrafi nei trattati europei dai quali improvvisamente dipendere il futuro del Regno Unito dopo la Brexit e la decisione di uscire dall’UE.

L’Articolo 50 appartiene ai Trattati di Lisbona e definisce le modalità con cui un Paese UE può uscire volontariamente dall’Unione Europea. Le parole contenute sono vaghe, come se i loro creatori non pensassero sarebbero mai servite.

Oggi, invece, l’Articolo 50 è al centro del dibattito e delle discussioni tra il Regno Unito e i leader dell’UE a poche ore dalla vittoria del SI alla Brexit.

L’Articolo 50 specifica che lo stato uscente deve informare il Consiglio europeo della sua intenzione, negoziare un accordo sulla sua uscita e stabilire le basi giuridiche per il rapporto futuro con l’UE. Da parte dell’UE, l’accordo stabilito deve incontrare il favore della maggioranza degli Stati membri e il consenso del Parlamento europeo.

L’unico vero dettaglio quantificabile nell’Articolo 50 sono i due anni necessari dal ricorso dell’articolo al fine di concludere nuovi accordi. In caso contrario, si verifica l’uscita del Paese in questione dall’UE, a meno che ogni uno dei restanti membri della UE si impegni a prolungare i negoziati.

Nessun paese europeo è mai appellato all’articolo 50, tantomeno il Regno Unito (per ora).

Articolo 50 e Brexit: il 29 marzo l’attivazione nel Regno Unito

La vittoria della Brexit al referendum non ha obbligato il governo ad agire immediatamente. Infatti, il primo ministro Theresa May ha annunciato pochi giorni fa che l’attivazione ufficiale dell’articolo 50 sarebbe avvenuta nella giornata del 29 marzo 2017.

Tanta acqua è passata sotto i punti quando, a commento dei risultati del referendum Brexit, il Primo Ministro dimissionario David Cameron aveva tenuto a specificare:

“La trattativa con l’Unione Europea ha bisogno di iniziare con un nuovo primo ministro e penso che sia giusto che sia questo nuovo primo ministro a prendere la decisione su quando far scattare l’articolo 50 e avviare il processo formale e legale di abbandono dell’Unione europea”,

ha dichiarato.

L’UKIP non ha mai visto alcuna ragione per rimandare: il leader del partito Nigel Farage chiede da mesi un’azione «non appena umanamente possibile». Ancora più importante, i leader europei, frustrati, arrabbiati ed estremamente delusi dell’uscita volontaria del Regno Unito, vogliono risolvere la questione in modo intelligente per mantenere l’incertezza al minimo e prevenire che l’effetto domino si diffonda.

Articolo 50 e Brexit: cosa farà l’UE?

Ma per quanto europei vogliono accelerare il processo, poche cose si possono fare in questo momento.
Kenneth Armstrong, professore di diritto europeo all’Università di Cambridge, ha detto:

“Non vi è alcun meccanismo che costringa uno stato ad uscire dall’Unione Europea.

L’articolo 50 consente l’uscita, ma nessun’altra parte ha il diritto di appellarsi all’articolo 50, nessun altro stato o istituzione. Nonostante la procrastinazione sia altamente indesiderabile a livello politico, legalmente non c’è nulla che possa costringere uno stato a ritirarsi”.

L’unica carta in mano all’UE è un altro articolo del trattato di Lisbona - ma è una carta molto forte, un asso. Ai sensi dell’articolo 7, l’UE può sospendere un membro se ritiene che vi sia una violazione dei principi fondamentali di libertà, democrazia, uguaglianza.

Articolo 50 dopo Brexit: cosa succederà?

Una volta rivolti all’Articolo 50, il Consiglio dei Ministri dell’UE dovrò votare a maggioranza il mandato negoziale, sotto le direttive della Commissione.

Dovranno essere d’accordo sui termini del divorzio, in sostanza, un insieme di istruzioni e linee guida per la Commissione europea, che sarà la responsabile della gestione delle trattative.

Il processo è stato progettato per dare all’UE il più potere possibile secondo Andrew Duff, un ex eurodeputato liberaldemocratico che ha contribuito a ideare l’articolo 50.

“Non potevamo permettere ad uno stato in uscita di trascinare le cose per troppo tempo. La clausola mette la maggior parte delle carte nelle mani di quelli che rimangono”.

Il Regno Unito dovrà rinegoziare 80.000 pagine di accordi con l’UE, decidendo le parti da tenere e quelle da escludere nel diritto del Regno Unito. Nessuno sa quanto tempo impiegherà tutto questo, ma alcuni ministri inglesi ritengono che il Parlamento sarà impegnato e sommerso dalle carte per anni.

Come qualcuno ha già ironicamente notato, per questa situazione esiste un solo un precedente: la Groenlandia ha lasciato l’Unione Europea nel 1985, dopo due anni di negoziati. Ha una popolazione di 55.000 abitanti, e solo prodotto da esportare: il pesce.

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