Ammortizzatori sociali 2015: Aspi, Cassa integrazione, maternità e compenso minimo. Ecco cosa cambia con il Jobs Act

Il Jobs Act contiene una delega al governo per la riforma degli ammortizzatori sociali. Tante le novità su Aspi, Cig, maternità e paternità. Si pensa all’istituzione del compenso minimo e dell’Agenzia nazionale dell’occupazione

E’ ripreso ieri l’iter di approvazione del disegno di legge, cosiddetto Jobs Act, con misure a favore del rilancio dell’occupazione. Attualmente il Jobs Act è in discussione presso la commissione lavoro al Senato. Il disegno di legge contiene ben 5 deleghe al governo: tra queste anche la delega in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino dei rapporti di lavoro e di sostegno alla maternità e alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Ciò significa che il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del disegno di legge uno o più decreti legislativi allo scopo di riformare gli ammortizzatori sociali tenendo conto delle peculiarità dei diversi settori produttivi.

Vediamo quindi come potrebbero cambiare gli ammortizzatori sociali dal 2015.

Cassa integrazione
Il Jobs Act punta ad eliminare la cassa integrazione in caso di «cessazione di attività aziendale o di un ramo di essa». Si prescrive poi l’utilizzo della cassa integrazione guadagni soltanto dopo aver esaurito le possibilità di riduzione dell’orario di lavoro. Si prevede una maggior partecipazione economica delle imprese che utilizzano l’ammortizzatore sociale della cassa integrazione.

Inoltre si prescrive la revisione dei «limiti di durata, rapportati ai singoli lavoratori e alle ore complessivamente lavorabili in un periodo di tempo prolungato».

Aspi
La legge delega per la riforma degli ammortizzatori sociali non poteva non considerare anche l’indennità di disoccupazione Aspi. Si punta ad indennità di disoccupazione omogenea rapportando però la durata dell’ammortizzatore sociale alla pregressa storia contributiva del lavoratore. Da ciò deriva un aumento della durata dell’Aspi in caso di «carriere contributive più rilevanti».

Passaggio importante: è prevista anche l’estensione ai lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa e l’esclusione degli amministratori e sindaci. Inizialmente l’estensione dell’Aspi sarà attiva per due anni di sperimentazione a risorse definite.

E infine si prospetta «l’introduzione, dopo la fruizione dell’ASpI, di una prestazione, eventualmente priva di copertura figurativa, limitata ai lavoratori, in disoccupazione in- volontaria, che presentino valori ridotti dell’indicatore della situazione economica equivalente, con previsione di obblighi di partecipazione alle iniziative di attivazione proposte dai servizi competenti».

Agenzia nazionale per l’occupazione
La delega per la riforma degli ammortizzatori sociali prescrive l’istituzione, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, di un’Agenzia nazionale per l’occupazione vigilata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali il cui compito sarà la gestione dei servizi per l’impiego, delle politiche attive e degli ammortizzatori sociali Aspi.

L’Agenzia nazionale per l’occupazione avrà anche il compito di valorizzare le «sinergie tra servizi pubblici e privati, al fine di rafforzare le capacità d’incontro tra domanda e offerta di lavoro».

Maternità
Nel jobs Act si prescrive l’estensione, in modo graduale, dell’indennità di maternità a tutte le categorie di donne lavoratrici. La riforma degli ammortizzatori sociali istituisce la garanzia, per le lavoratrici madri parasubordinate, del diritto alla prestazione assistenziale anche in caso di mancato versamento dei contributi da parte del datore di lavoro.

Si punta anche all’introduzione del «tax credit, quale incentivo al lavoro femminile, per le donne lavoratrici, anche autonome, con figli minori e che si trovino al di sotto di una determinata soglia di reddito complessivo della donna lavoratrice, e armonizzazione del regime delle detrazioni per il coniuge a carico»:

Il nuovo assetto lavorativo avrà anche lo scopo di favorire la flessibilità dell’orario lavorativo delle mamme anche attraverso l’utilizzo del telelavoro. Si prescrivono anche modifiche all’offerta dei servizi per l’infanzia e delle disposizione in materia di tutela e sostegno alla maternità e paternità per garantire una maggiore flessibilità dei relativi congedi.

Compenso minimo
La riforma degli ammortizzatori sociali introduce anche il tema del compenso minimo. Si prescrive infatti, l’introduzione in via sperimentale «del compenso orario minimo, applicabile a tutti i rapporti aventi ad oggetto una prestazione di lavoro subordinato, previa consultazione delle parti sociali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale».

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