Al bivio del taglio dei tassi Bce, l’Euribor anticipa i Btp. A chi conviene davvero?

Lorenzo Raffo

29/01/2025

Un segnale di cui tenere conto: il tasso interbancario scende e non di poco. Il decennale italiano invece resta fermo in attesa della decisione della Bce.

Al bivio del taglio dei tassi Bce, l’Euribor anticipa i Btp. A chi conviene davvero?

Da metà gennaio il decennale italiano si attesta attorno al 3,6% di rendimento.

Che si conferma come un preciso e iper ripetuto livello di separazione fra ulteriori salite o discese.

Il mercato evidenzia incertezza quindi sulla situazione in corso, attestando le perplessità sulle evoluzioni di politica monetaria e soprattutto sull’andamento dell’inflazione. Inutile soffermarsi oltre, perché già tutto si è detto in merito.

L’Euribor si dimostra più convinto

Nel frattempo però il tasso bancario di riferimento un segnale invece lo dà. L’Euribor infatti continua a scendere e si dimostra convinto che la Bce taglierà i tassi nel corso del 2025 con una certa continuità. È calato infatti al 2,64% contro il 2,74% di inizio gennaio, il 2,92% del 1° dicembre 2024, il 3,08% del 1° novembre e il 3,25% del 1° ottobre. La sua marcia al ribasso sembra instancabile e si allontana sempre più dal 3,90% di inizio 2024. Ancor maggiormente significativo l’Euribor a 12 mesi: dal 3,53% di inizio 2024 è crollato al 2,45% di inizio 2025 per poi risalire un po’ negli ultimi giorni.

Le previsioni di un 3% per fine 2025

Inevitabilmente arduo fare delle ipotesi per i prossimi mesi. Quella più aggiornata e basata sulle curve forward suppone un 3% per fine 2025 e un 2,65% per metà 2026. Attenzione però alla precarietà dei pronostici (tali sono davvero!), visto che tutto quanto avvenuto nel 2024 ha smentito le precedenti anticipazioni. C’è solo un segnale tecnico da sottolineare: i due picchi (ottobre 2008 e fine 2023) dell’Euribor 3 mesi hanno delineato una trendline ribassista che potrebbe giustificare una simile congettura. Occorre però sottolineare che mentre in passato l’effetto tassi era abbastanza prevedibile ora si sta delineando un contesto meno chiaro per vari motivi. Uno importante è che la globalizzazione ha fatto sì che i fattori inflattivi si espandano velocemente da un’area geografica a un’altra, al contrario di quanto avveniva nel secolo scorso.

Festeggiano solo i mutui

In questo contesto si avvantaggia il mondo immobiliare, che vede scendere il costo del denaro e rendere meno gravoso l’acquisto del mattone da parte delle famiglie. Logicamente l’effetto più rilevante si sta registrando per i mutui a tasso variabile, con un Tan (Tasso annuo nominale) medio ridottosi di circa 100 punti base nell’arco dei dodici mesi del 2024. Immediato l’effetto sulla domanda di finanziamenti immobiliari: si sono rialzati del 12,1% nell’anno appena trascorso, con punte all’insù soprattutto a novembre e a dicembre. Si attenda ora la conferma del trend anche a gennaio. Se la Bce, nel suo meeting di domani e di dopo domani, decidesse un nuovo taglio di 25 pb dei tassi e lanciasse messaggi distensivi per il resto dell’anno è certo che l’impatto sarebbe ancor più positivo.

Il divario fra Btp ed Euribor è giustificato

La disparità di andamento fra i due differenti indicatori viene giustificata dagli analisti con un motivo. Se la Bce taglia non altrettanto avviene per altre Banche centrali. Quella giapponese ha alzato i tassi al livello più alto degli ultimi 17 anni (dallo 0,25% allo 0,50%), mentre la Polonia li ha mantenuti stabili al 5,75%. Le due storie sono importati per motivi precisi. Tokyo è sempre stata ancorata a una politica monetaria ultra espansiva, mentre Varsavia viene vista come termometro delle evoluzioni dell’inflazione.

I titoli di Stato quindi sono più esposti a molte variabili rispetto all’Euribor, sebbene entrambi correlati alla stessa matrice. C’è poi da considerare un altro fattore: si chiama debiti pubblici. Sono ancora eccessivamente alti per non tenere conto del loro impatto sui governativi soprattutto europei. E lo dimostra proprio la permanenza dei relativi rendimenti su alti livelli, ulteriore segnale di un contesto che cerca ma non trova stabilità.

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