Aeronautica militare 97 anni tra tradizione e innovazione

La forza armata continua ad essere un motore per la tecnologia aerospaziale italiana ed europea

Aeronautica militare 97 anni tra tradizione e innovazione

Molte testate specializzate hanno commentato oggi il 97° anniversario dell’Aeronautica Militare dalla sua costituzione come forze armata indipendente il 28 marzo 1923 e il capo di stato maggiore gen. Rosso ha ringraziato il personale per quanto sta facendo in “questo momento difficile per il Paese”.

Tutti hanno posto l’accento sulla professionalità, la dedizione, lo spirito di sacrificio del personale che sta supportando i cittadini con ogni mezzo per alleviare i problemi dell’epidemia. Trasporti aerei da Cina e Giappone hanno permesso di rimpatriare molti italiani, altri voli militari sono stati effettuati verso la Germania o verso le regioni del sud Italia per spostare ammalati dove possono avere una migliore assistenza, decine di medici ed infermieri A.M. prestano servizio accanto ai colleghi civili.

Ma forse una parte sostanziale di quanto l’A.M. ha fatto per il nostro Paese è passata sotto silenzio: il ruolo fondamentale che l’Aeronautica Militare ha avuto nello sviluppo dell’industria aerospaziale italiana ed europea.
Dopo la 2° guerra mondiale, l’Aeronautica Militare ha cominciato un’opera di supporto e integrazione con l’industria nazionale aeronautica prima, aerospaziale poi.

Basti citare che l’Italia dopo gli Stati Uniti è stata la prima nazione a studiare l’alta atmosfera con lanci effettuati dalla base di Perdasdefogu (NU) nel 1961 dove il professor Broglio (allora tenente colonnello dell’A.M.) utilizzò un missile fornito proprio degli USA.

Successivamente sotto la spinta della guerra fredda e delle esigenze di guadagnare indipendenza tecnologica degli Stati Uniti, l’Aeronautica Militare ha rivolto la sua attenzione ai velivoli. L’industria aeronautica nazionale, dopo aver prodotto su licenza aerei americani, ha cominciato a sviluppare, su richiesta e pressione dell’Aeronautica Militare, propri progetti che hanno portato la Fiat Aviazione alla realizzazione del G91. Chi lo ricorda? Velivolo italiano che vinse una gara della NATO e fu fornito, costruito in Italia in centinaia di esemplari, alla Germania e ad altri paesi dell’Alleanza.

Poi iniziano le cooperazioni europee con il Tornado, unico velivolo militare europeo costruito in oltre 1000 esemplari. Un successo industriale e tecnologico, ma anche operativo visto l’impiego che del velivolo è stato fatto in vari scenari di conflitto.

A seguire è stato progettato l’Eurofighter Ef2000, anche questo in cooperazione europea. Anche questo sempre più indipendente da tecnologie USA. Anche questo alimentato con le risorse finanziarie e di conoscenza dell’Aeronautica Militare.

Nel frattempo sono stati realizzati una serie di velivoli addestratori, dal MB326 al MB-339 al T-346, sistemi radar, software per la logistica, elicotteri come l’AW-139 e l’EH101, velivoli da trasporto come il C27 venduto in oltre 10 nazioni.

Mentre scriviamo centinaia di maestranze lavorano nella fabbrica F35 di Cameri per l’assemblaggio finale degli F35 destinati anche all’Olanda.
Per lo spazio, l’Aeronautica ha preparato i primi astronauti italiani che hanno partecipato con successo alle attività internazionali ed ha contribuito alla messa in orbita di una serie di satelliti per l’osservazione del territorio che oggi trovano vasti impieghi civili fornendo lavoro qualificato alle aziende italiane del settore.

Oggi, a 97 anni, l’Aeronautica Militare si proietta verso l’Aerospazio: quella fascia che circonda la terra immediatamente sopra alle quote raggiungibili oggi dai velivoli civili e militari.

Un ambito finora rimasto intatto ma che, dicono gli esperti, sarà nel futuro certamente al centro degli interessi sia militari che civili di molti paesi.

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