Abolizione CNEL, referendum costituzionale 2016: democrazia economica a rischio

Referendum costituzionale 2016, riforma Renzi-Boschi: i rischi della soppressione del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL), organo consultivo del Governo, delle Camere e delle Regioni con diritto all’iniziativa legislativa.

Il 12 aprile la Camera ha approvato in via definitiva la riforma costituzionale denominata Renzi-Boschi. Con 41 articoli modifica la seconda parte della Costituzione - Ordinamento della Repubblica - e oltre al superamento del bicameralismo paritario con il Senato che diventerebbe un organo rappresentativo delle autonomie regionali e ad alcune materie che tornerebbero ad essere di competenza esclusiva dello stato (Titolo V) si prevede l’abolizione del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL).

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Cos’è il CNEL, verso l’abolizione nel referendum costituzionale 2016

Il CNEL è previsto dall’art. 99 della Costituzione ed è stato istituito con la legge n. 33 del 5 gennaio 1957. Le materie di sua competenza sono la legislazione economica e sociale ed è un organo consultivo del Governo, delle Camere e delle Regioni ed ha diritto all’iniziativa legislativa, limitatamente alle materie di propria competenza.

Fonte: Wikipedia

Le funzioni sono quelle di esprimere pareri e promuovere iniziative legislative. Comunque i suoi parei anche se forniti per obbligo non sono vincolanti.

Ha il potere di promuovere iniziative legislative nel campo della legislazione economica e sociale tranne le leggi tributarie, di bilancio o di natura costituzionale e sono escluse per quelle leggi per le quali è stato presentato un disegno di legge da parte del governo, o per le quali il governo, il parlamento o una regione ne abbia già chiesto il parere.

La legge 936 del 30 dicembre del 1986 ne regola il funzionamento e la Costituzione si limita a definire due specifiche competenze: la titolarità dell’iniziativa legislativa e la competenza ad elaborare «la legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i principi stabiliti dalla legge» che sono assai restrittivi (Giancarlo Rolla, Manuale di Diritto Pubblico, Torino, Giapichelli, 1998).

Il Consiglio svolge la sua attività di consulenza elaborando pareri ed è composto da 64 consiglieri.
Dieci esperti sono qualificati esponenti della cultura economica, sociale e giuridica, dei quali otto sono nominati dal Presidente della Repubblica e due proposti dal Presidente del Consiglio dei Ministri.
Quarantotto rappresentanti sono delle categorie produttive dei quali ventidue in rappresentanza del lavoro dipendente, tre in rappresentanza dei dirigenti e quadri pubblici e privati, nove in rappresentanza del lavoro autonomo e diciassette in rappresentanza delle imprese; sei in rappresentanza delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni del volontariato dei quali rispettivamente tre designati dall’Osservatorio nazionale dell’associazionismo e tre designati dall’Osservatorio nazionale per il volontariato.
I membri del Consiglio rimangono in carica 5 anni e possono essere riconfermati.

Cosa fa il CNEL: perché è importante?

Implementa e gestisce l’Archivio nazionale dei contratti collettivi di lavoro curandone la conservazione e rendendo disponibile la libera consultazione dei testi contrattuali all’utenza esterna.

L’Archivio raccoglie anche gli accordi di contrattazione collettiva, nazionale e integrativa, sia del settore privato e sia del settore pubblico depositati a cura delle parti stipulanti nonché gli accordi interconfederali del settore privato, gli accordi governo-parti sociali e i contratti collettivi nazionali quadro dei vari comparti pubblici.

Cura inoltre la realizzazione di alcune importanti banche dati, quali la banca dati sull’immigrazione, la banca dati sul mercato del lavoro, la banca dati sulle statistiche territoriali, nonché la banca dati sulle professioni non regolamentate. L’Archivio nazionale dei contratti collettivi di lavoro e la banca dati sul mercato del lavoro sono previsti dall’art. 17 della legge 30 dicembre 1986, n. 936.

Alcune disposizioni di legge hanno istituito specifici organi presso il Consiglio come l’Organismo Nazionale di Coordinamento per le politiche di integrazione sociale dei cittadini stranieri a livello locale, la Consulta Nazionale per la Sicurezza Stradale, l’Osservatorio Nazionale del mercato dei prodotti e dei servizi forestali.

Referendum costituzionale 2016: perché NON sopprimere il CNEL

La sua soppressione sarà una perdita per la democrazia economica. Si ricorda che l’art. 41 della Costituzione prevede che:

L’iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Proprio il terzo comma afferma che la legge deve determinare i programmi entro i quali possa svolgersi l’iniziativa privata affinché non sia in contrasto con l’utilità sociale come afferma il secondo comma.

Quindi con la soppressione del CNEL lo Stato non farà più programmi e sarà il mercato che farà tutto, sia programmi e sia promozione. Se a ottobre nel Referendum abrogativo di questa riforma non prevarrà il No il mercato sarà a livello istituzionale libero di equilibrare la domanda di prodotti e servizi all’offerta come riterrà opportuno.

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