8 marzo, le donne sono pagate migliaia di euro in meno degli uomini: le cifre del divario salariale

Giacomo Andreoli

08/03/2023

In occasione dell’8 marzo, festa della donna, l’Italia registra ancora un gender pay gap impressionante: le donne vengono pagate decisamente meno degli uomini e il trend sta migliorando solo in parte.

8 marzo, le donne sono pagate migliaia di euro in meno degli uomini: le cifre del divario salariale

In Italia le donne guadagnano ancora migliaia di euro in meno ogni anno rispetto agli uomini. Gli stipendi delle lavoratrici, infatti, sono decisamente più bassi di quelli dei lavoratori, con un gender pay gap oramai del tutto ingiustificabile. Il nostro Paese, così, in occasione dell’8 marzo, festa delle donne, si trova a riflettere su una disuguaglianza strutturale che purtroppo si sta affievolendo molto lentamente.

Non solo: nel nostro Paese ha un lavoro solo una donna su due. Tra le lavoratrici, rispetto ai lavoratori, ci sono meno contratti stabili e decisamente più part-time e precarietà, oltre alle difficoltà a trovare lavoro da incinte e post-parto. Gli effetti si fanno sentire su reddito e pensioni, determinando una differenza di ricchezza importante.

Stipendi, quanto guadagnano le donne rispetto agli uomini

Un anno dopo la laurea di secondo livello le lavoratrici guadagnano in media il 16,2% in meno rispetto ai colleghi maschi allo stesso livello, con lo stesso titolo di studio e le stesse competenze. Ma con il passare degli anni il divario cresce, tant’è che dopo 5 anni la differenza arriva addirittura al 20%.

Gender pay gap, i settori in cui è maggiore il divario uomo-donna

I divari più elevati sono negli ambiti medico-sanitario, psicologico e farmaceutico, ma anche in quello informatico e Ict. Meno differenza tra uomini e donne c’è invece nel macro-settore umanistico-letterario, ma anche nei campi linguistici, dell’informazione e dell’ingegneria industriale. In ogni caso, anche in questi settori, trovare donne al vertice delle organizzazioni è molto raro.

Più disoccupate e precarie

Ci sono poi le questioni disoccupazione e precarietà. In Italia le occupate sono cresciute nell’ultimo anno, dopo lo shock del Covid, e oggi sono 9,87 milioni, pari al 51,9% delle donne italiane tra i 15 e i 64 anni, contro il 69,7% degli uomini.

Il tasso di disoccupazione femminile è al 9,5%, contro quello maschile al 6,7%. Quanto alle inattive: sono il 42,6%, gli inattivi sono invece il 25,2%. Dietro questo dato si nasconde il lavoro di cura familiare nelle case, ancora affidato per lo più, in maniera sessista, alle donne, senza retribuzione.

E ancora: su tutti i nuovi contratti delle donne, il 49% è a tempo determinato, contro il 26,2% di quelli degli uomini.

Parità di genere, Italia al 63°posto al mondo

Nel 2021 e 2022, secondo l’Istat e diverse agenzie internazionali, i miglioramenti in Italia sul fronte della parità di genere ci sono stati, ma si sono rivelati praticamente impercettibili, incidendo per meno dello 0,1% su redditi e pensioni.

Insomma: a prescindere da ruoli importanti a cui riescono ad arrivare volti femminili (a partire dalla prima presidente del Consiglio donna, Giorgia Meloni), le condizioni materiali delle donne rimangono di gran lunga peggiori di quelle maschili.

Quanto a gender pay gap a livello mondiale l’Italia oggi è al 63°posto, mentre in Europa, su 35 paesi, è 25esima. In tutto il Vecchio Continente, poi, per ogni euro messo in tasca dagli uomini le donne ne prendono in media 0,87 centesimi.

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