8% fisso per 2 anni poi cedole decrescenti. Conviene il nuovo bond UniCredit?

Stefano Vozza

9 Febbraio 2026 - 18:56

Uno strumento di investimento con cedole fisse annue ma progressione inversa rispetto a quelle step-up tipo i BTP Valore

8% fisso per 2 anni poi cedole decrescenti. Conviene il nuovo bond UniCredit?

Il 14/01 Unicredit ha lanciato la prima obbligazione retail del 2026, un cumulative callable bond in euro a 25 anni, cioè scadenza a gennaio 2051. Oggi, lunedì 09/02, ha lanciato il secondo prestito obbligazionario sempre rivolto agli investitori retail, e con durata ufficiale a 15 anni. Rispetto al titolo di un mesetto fa ci sono elementi in comune come il debitore, la denominazione in euro, la natura callable del debito. La grande divergenza riguarda invece la struttura dei rendimenti, almeno sotto due aspetti:

  • cedole non fisse, ma del tipo step-down;
  • interessi pagati al termine del periodo di maturazione e non tutti in unica soluzione.

Vediamolo meglio, anticipando solo che paga l’8% fisso per 2 anni poi cedole decrescenti sul titolo Unicredit senza rischio di cambio.

Le caratteristiche dell’obbligazione Unicredit

L’identificativo ISIN è IT0005694564, un prodotto negoziato e quotato su MOT e Bond-X di Borsa Italiana e quindi aperto al piccolo investitore. È sufficiente accedere al proprio conto titoli, indipendentemente dalla banca di appoggio, ed acquistarlo e/o tradarlo alle condizioni di mercato. Al riguardo c’è che da lunedì 9 a venerdì 27 febbraio l’obbligazione sarà offerta alla pari, al 100% del prezzo di emissione. Dato che il taglio minimo è di 1.000 € (e relativi multipli), vuol dire che serviranno 1.000 € (più spese bancarie) per acquistare 1 titolo.

Sarà da lunedì 2 marzo che i titoli esporranno l’investitore al rischio di mercato per cui le valutazioni si discosteranno da 100. Ancora, la garanzia emittente del rimborso alla pari è solo a naturale scadenza e/o data di eventuale call. Un altro rischio da considerare riguarda la futura liquidità sul mercato secondario, dato che si tratta di emissioni di modesto importo rispetto a quelle sovrane, per esempio.

Quanto dura l’investimento sul titolo Unicredit?

La scadenza è fissata per il 09/02/2041, tra 15 anni, ma trattandosi di un callable bond c’è che la durata effettiva potrebbe rivelarsi molto più breve. La callability (notice period: 15 giorni) è prevista a partire dalla fine del 5° anno, dal 09/02/’31 e poi al febbraio di ogni anno fino al 2040 (dal 5° al 14°).
Per i primi 4, quindi, l’investimento dura sicuro, al netto delle scelte individuali di liquidarlo anzitempo. A partire dal 5°, ad ogni febbraio, se Unicredit eserciterà il rimborso allora l’investimento scadrà anticipatamente. In quel caso, e in quell’anno di esercizio call, il debitore rimborserà il 100% del nominale posseduto maggiorato degli interessi netti di periodo. In caso contrario, ossia mancato esercizio della call, i titoli staccheranno la cedola di riferimento e continueranno ad essere fruttiferi (almeno per un altro anno).

La callability esporrebbe l’investitore al c.d. rischio di mercato, cioè a quel futuro scenario di mercato dagli yield più avari degli attuali a parità di condizioni. Ancora, lo priverebbe del flusso cedolare degli anni successivi. Tuttavia, è tutto da dimostrare che il mercato da un lato, e l’investitore dall’altro, non abbiano future opportunità di investimento a ritorni interessanti. Morale, il richiamo del prestito potrebbe anche rivelarsi meno svantaggioso di quel che solitamente si è portati a pensare.

La struttura cedolare a tasso fisso step-down

A differenza della prossima serie del BTP Valore Mz32, a tassi fissi crescenti, qui invece l’obbligazione Unicredit è callable e a tassi step-down, decrescenti. Nello specifico, le cedole annue lorde (ritenuta fiscale: 26%) sono pari a:

  • 8,00% per il 1° e 2° anno, cioè 59,20 € su 1.000 € di nominale;
  • 5,00% lordo, e 3,70% netto, nel 3° e 4°;
  • 4,00% p.a. nel 5° e 6° anno;
  • 3,00% per il 7° e 8°;
  • 2,50% lordo, e nel 9° e 10°;
  • 2,00% lordo per ciascun anno che va dall’11° al 15°, cioè a naturale scadenza.

È palese come siano ricche nei primi bienni mentre perdono appeal da metà vita in poi anche perché sono tassate al 26% e non al 12,50%. Nei primi anni i ritorni sono indubbiamente superiori ai tassi di mercato attuali. Successivamente i tassi scendono in linea con le attese di un graduale allentamento della politica monetaria BCE, ma fino a prova contraria si tratta di attese e non di certezze.

Se la call arrivasse al termine del 5° anno, la cedola media ponderata sarebbe del 6,00% annuo lordo, o al 4,5% se giungesse al termine del 10°. Invece dividendo il 55% di monte cedole complessive per i 15 anni di vita ne verrebbe fuori un ipotetico 3,666% annuo lordo. Sotto certi aspetti, all’investitore converrebbe una call nei primi anni, riavere indietro il capitale e gestirlo al meglio alle future occasioni di mercato.

8% fisso per 2 anni poi cedole decrescenti sul titolo Unicredit senza rischio di cambio

Rispetto all’altra emissione retail Unicredit di gennaio qui c’è il vantaggio delle cedole staccate con frequenza annuale e non tutte in unica soluzione. Reinvestendole, se ne ottimizzerebbe il ritorno complessivo del capitale iniziale.
Oltre ai rischi citati connessi all’investimento, altri due da tenere a mente sono quello di credito emittente e quello di inflazione. Il primo chiama in causa la solidità e la solvibilità dell’emittente in termini di cedole e capitale, e al momento è buona.

Il secondo ricorda che non v’è certezza che il potere d’acquisto del capitale nominale a scadenza non sia stato intaccato nel frattempo dall’inflazione. Pertanto il rendimento reale, cioè quello depurato dal tasso di inflazione durante la vita del titolo, potrebbe anche risultare negativo a scadenza.