Cosa sono i CIR: l’arma del Governo per combattere lo spread BTP

La Lega spinge sul Governo e punta sul risparmio degli italiani per finanziare il debito pubblico, rendendo i titoli di Stato il più attraenti possibile per le famiglie italiane con i CIR. Ecco cosa sono e come funzionano.

Cosa sono i CIR: l'arma del Governo per combattere lo spread BTP

Le indicazioni contenute nel DEF del Governo, con l’intenzione dell’esecutivo guidato dal Premier Conte di portare il rapporto deficit-pil al 2,4% nel triennio 2019-2021, ha impattato negativamente sui mercati. Azioni e titoli di Stato sono stati venduti a piene mani, con lo spread Btp-Bund che ha superato la soglia dei 300 punti. Livello che segnala una certa avversione al rischio italiano da parte degli investitori internazionali.

A preoccupare gli operatori è sempre il debito italiano e la sua mole, che lo rende il terzo al mondo. Secondo i dati 2018 di Bankitalia, su oltre 2.300 miliardi di debito pubblico complessivo quasi il 31% è in mano a investitori esteri. Famiglie e imprese italiane, categoria storicamente in vetta alle classifiche mondiali del risparmio, detengono in portafoglio una quota inferiore al 5%.

Un maggior coinvolgimento di famiglie e imprese per far fronte all’aumento dello spread, e dei relativi costi annuali per interessi, è un’idea che sta veleggiando nella maggioranza di Governo.

Prendendo spunto dal successo dai PIR, i Piani individuali di risparmio introdotti dalla Legge di Stabilità 2017 per sostenere le PMI italiane, la Lega starebbe spingendo per la creazione di un veicolo simile: i Conti individuali di risparmio.

Cosa sono i CIR
Già battezzati con l’acronimo CIR, nei piani dovrebbero rappresentare uno strumento con il quale incentivare i contribuenti italiani ad aumentare gli investimenti in Btp. Il semaforo verde a questo veicolo di investimento dovrebbe essere inserito nel Decreto Legge collegato alla Legge di Bilancio, attesi entrambi entro il prossimo 20 ottobre, ed è subordinato alla compatibilità con le leggi comunitarie.

I CIR dovrebbero stimolare i risparmiatori italiani a comprare i titoli del Tesoro. Come? L’idea dell’esecutivo è quella di detassare totalmente gli acquisti privati di BTp e garantire un credito di imposta al 3,5% rispetto all’attuale sistema di tassazione pari al 12,5%.

La tassazione dei titoli di Stato gode peraltro già ora di un sistema fiscale agevolato rispetto al 26% previsto come imposta sul capital gain di altri strumenti, come le azioni. Gli investimenti in Conti individuali di risparmio dovrebbero beneficiare di una detrazione ai fini Irpef del 23% sulle somme investite ed avere un tetto pro-capite di 3.000 euro.

I conti individuali del risparmio nascono quindi come strumenti che mirano ad incentivare l’investimento in titoli di Stato e la principale differenza con i PIR è che questi ultimi avevano come obiettivo veicolare le risorse verso le piccole-medie imprese. L’oggetto dei CIR invece sono i Bond governativi italiani.

Un ulteriore sistema per ammortizzare movimenti speculativi e per fidelizzare gli investitori italiani nel medio-lungo periodo sarebbe previsto da una clausola. Questa vincolerebbe a mantenere in portafoglio i titoli del debito pubblico fino alla loro scadenza naturale.

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