Le 5 sfide economiche della nuova Commissione Europea

Le 5 sfide economiche della nuova Commissione Europea mettono sul tavolo temi cruciali per la crescita e la credibilità dell’UE

Le 5 sfide economiche della nuova Commissione Europea

Si è ufficialmente formata la nuova Commissione Europea targata Ursula von der Leyen. In attesa dell’insediamento previsto per il 2 dicembre prossimo, il potere esecutivo dell’UE può cominciare a programmare la sua agenda di lavori.

Sono almeno 5 le sfide economiche considerate più importanti per l’istituzione europea. E, soprattutto, per il futuro dell’Unione, che si trova a vivere un momento cruciale per la sua credibilità interna e esterna.

La presidente von der Leyen ha sottolineato che la nuova Commissione Europea punta sulla geopolitica. Ha voluto così annunciare il difficile, ma cruciale obiettivo di inserire il Continente nelle complesse trame internazionali. Che sono, innanzitutto, economiche.

Nuova Commissione Europea al lavoro: 5 sfide economiche da non perdere

Rilanciare l’Unione Europea come soggetto politico ed economico strategico nel mondo: questo è il grande obiettivo dei commissari freschi di nomina. Per centrarlo, ci sono almeno 5 sfide economiche da non perdere per la nuova Commissione Europea.

Ursula von der Leyen è chiamata a svolgere il non facile compito di guida dei Paesi UE verso una maggiore unità e una più alta fiducia nel ruolo del Continente.

1. Colloqui post Brexit

I colloqui post Brexit hanno un valore strategico per il futuro dell’UE. Sarà molto importante, infatti, stabilire nuove relazioni equilibrate con l’uscente Gran Bretagna. In gioco ci sono questioni cruciali come il commercio, le relazioni economiche, la sicurezza.

Lasciando l’Unione Europea, infatti, Londra ha tutte le potenzialità per diventare una pedina incontrollabile - e non più soggetta a norme comunitarie - nel definire accordi di libero scambio. Il rapporto commerciale con il grande mercato USA, per esempio, potrebbe mutare a svantaggio dei Paesi europei.

La sfida, quindi, è di garantire un accordo post Brexit vantaggioso per l’UE nel lungo periodo. I 27 Stati dovranno mostrare unità di intenti. Non sarà affatto facile, considerando gli interessi nazionali di ogni membro. A tal proposito, basta citare le relazioni tra Francia e Spagna con la Gran Bretagna per la pesca nei propri mari.

2. Rapporto con gli USA (e con Trump)

Le relazioni UE-USA non sono proprio ai massimi. Proprio per questo la nuova Commissione Europea di von der Leyen dovrà impegnarsi nel tessere rapporti vantaggiosi.

Gli Stati Uniti, infatti, restano un alleato strategico per il blocco UE. Da quando Donald Trump è entrato in carica tre anni fa, però, si è instaurato un clima più teso.

Il presidente ha definito l’UE un “nemico, quasi cattivo come la Cina, solo più piccolo.” Ha anche minacciato di colpire l’Europa con tariffe sulle esportazioni di automobili, che potrebbero innescare un nuovo fronte nella guerra commerciale globale.

Importante, inoltre, sarà il ruolo svolto dal blocco UE nell’ambito della riforma dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Anche in questo ambito, la sfida è tutta rivolta agli Stati Uniti, i maggiori sostenitori di cambiamenti con l’obiettivo di contrastare la Cina.

3. Accordi libero scambio

Sono stati tre gli accordi di libero scambio conclusi durante il mandato della Commissione uscente: con Giappone, Canada e Mercosur (non ancora in vigore).

L’obiettivo della squadra di von der Leyen è certamente di rafforzare questa linea politica di espansione del mercato UE. La vera sfida, nell’ottica di sostenere gli scambi dei Paesi membri, sarà quella di dare potere all’Europa di sanzionare il protezionismo. O meglio, i Paesi che impongono dazi illegali (leggi gli Stati Uniti sotto Trump) e che bloccano il processo di risoluzione delle controversie dell’OMC.

Non sarà semplice convincere i Governi dei singoli Stati UE a virare verso questa direzione. Resta alta, infatti, la preoccupazione sulle conseguenze nei confronti dei legami bilaterali con grandi partner commerciali al di fuori del blocco.

Se è vero che il commercio rientra tra le politiche più centralizzate dell’UE, le nazioni potrebbero non voler espandere i poteri dell’Unione in questo settore per non perdere ulteriori spazi di potere nazionale.

4. Politica economica

Concretizzare l’unione monetaria è uno degli obiettivi dell’UE.

Al momento non c’è molto che il team di von der Leyen possa fare per completare l’architettura dell’euro, perché i passi successivi sono principalmente nelle mani delle nazioni con la valuta comunitaria.

La nuova Commissione Europea, comunque, appoggia il percorso di rafforzamento della moneta e, sicuramente, incalzerà gli Stati in questa direzione.

Inoltre, uno dei temi cruciali per l’esecutivo UE è la lotta alla disoccupazione, che pare al momento abbia ricevuto una tiepida accoglienza dai singoli Paesi membri.

5. Regolamento finanziario

Regolarizzare i mercati bancari dei singoli Stati membri è il tema del momento in sede UE. La nuova Commissione Europea dovrà favorire un clima costruttivo per facilitare la conclusione della cosiddetta unione bancaria.

Finora, infatti, sono sorte frizioni tra Paesi come la Germania e quelli con più alto debito dell’Europa meridionale (come l’Italia). La mediazione per un costruttivo compromesso potrebbe essere più complessa di quanto si pensi.

Per quanto riguarda i mercati dei capitali europei - che sono troppo indietro rispetto agli Stati Uniti - il compito arduo sarà quello intraprendere riforme significative in aree sensibili come le leggi sull’insolvenza e le tasse.

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