Da mesi crollano in Borsa, mentre Wall Street viaggia sui massimi. Queste 3 società hanno bilanci da manuale ma stanno vivendo un momento decisamente no in Borsa, ignorati o addirittura puniti dagli investitori, nonostante utili in crescita, margini solidi e posizioni dominanti nei rispettivi settori.
In un mercato euforico, che premia i titoli tech e spinge gli indici globali sempre più in alto, questi nomi navigano controcorrente. E proprio per questo iniziano a stuzzicare l’interesse di chi ragiona in ottica contrarian.
Vale davvero la pena scommettere su di loro, ora che sembrano fuori dai radar? O il mercato sta anticipando problemi più seri all’orizzonte? In un contesto dominato da debito alle stelle, disavanzi cronici e un clima geopolitico tutt’altro che disteso, le occasioni ci sono, ma non tutte vanno colte allo stesso modo.
Vediamo quale di questi titoli potrebbe rivelarsi una scommessa intelligente e quale è meglio lasciare fuori dal portafoglio.
1) Adobe
Grafico azioni Adobe
Fonte Tradingview
Adobe ha perso oltre il 50% del suo valore dai record del 2021. Tuttavia continua a dominare il mercato della creatività digitale con Photoshop, Premiere e Illustrator. Pur continuando a produrre utili in crescita, margini sopra il 30% e cash flow generosi, l’azienda deve fare i conti con la concorrenza spietata dell’intelligenza artificiale generativa. L’avvento di strumenti come Midjourney, DALLE e Canva AI ha cambiato le carte in tavola. Sempre più utenti, soprattutto i freelance e le PMI, si chiedono se valga la pena pagare costosi abbonamenti Adobe quando possono ottenere risultati simili gratis (o quasi) con strumenti AI.
Qual è allora il problema? Il vero problema è la percezione. Il mercato teme che Adobe stia rincorrendo, non guidando, la rivoluzione dell’AI. Il lancio della suite Firefly, pur innovativo, non ha convinto del tutto analisti e creativi. C’è chi parla di un “effetto Blackberry”: un prodotto iconico che rischia di diventare irrilevante se non cambia pelle in fretta.
Vale la pena comprare?
Adobe non è morta, ma è ferita. Il prezzo attuale potrebbe sembrare interessante, ma senza un cambio di marcia strategico (magari con un’acquisizione significativa o un salto di qualità nell’AI generativa) il titolo rischia di restare impantanato. Oggi è da tenere sotto osservazione, ma non ancora da mettere in portafoglio.
2) ASML
Grafico azioni ASML
Fonte Tradingview
ASML è un nome chiave della filiera dei semiconduttori avanzati. E’ l’unico produttore al mondo di macchine EUV, indispensabili per la produzione di chip di ultima generazione. Nessuno, nemmeno TSMC o Samsung, può farne a meno. Eppure, il titolo ha perso oltre il 40% dai top del 2024.
A prima vista, la sua valutazione è inferiore a quella della media, con un P/E attorno a 24,6 a fronte dei 27,3 delle altre società del settore.
Il 2024 è stato un anno difficile per tutto il comparto tech hardware. I tagli alla spesa in chip memory e smartphone hanno pesato. Le tensioni tra Cina e Occidente hanno portato a restrizioni sulle esportazioni, colpendo parte del business. Gli investitori si sono spostati su AI software e data center, lasciando indietro chi fornisce l’infrastruttura.
Ma attenzione: ASML ha ordini per i prossimi tre anni già confermati e margini operativi superiori al 30%. Il backlog è da record. Inoltre, è praticamente un monopolio tecnologico. Le restrizioni cinesi? Un freno, certo. Ma anche un vantaggio strategico per l’Occidente, che ora finanzia produzione e ricerca europea.
3) Novo Nordisk
Grafico azioni ASML
Fonte Tradingview
Il crollo di Novo Nordisk è stato rumoroso. Da star del pharma a titolo dimenticato in pochi mesi. Novo Nordisk, la multinazionale danese leader nei farmaci per il diabete e l’obesità, come Ozempic e Wegovy, ha perso oltre il 70% dal picco del 2024, annullando oltre tre anni di rally. Eppure, i numeri parlano chiaro: ricavi a +20% su base annua, utili netti che sfiorano i 15 miliardi di dollari, margini oltre il 30%. Una macchina da guerra, almeno sulla carta.
Quindi perché il mercato la sta scaricando?
Ci sono tre motivi principali:
- La concorrenza si è fatta agguerrita, con Eli Lilly che ha lanciato farmaci simili ma con meno effetti collaterali.
- Un contenzioso legale con HIMS&Hers, accusata di vendere i prodotti Novo senza autorizzazione.
- Il rischio dazi USA, tornato sul tavolo con il piano “Buy American” rilanciato da Trump in vista delle elezioni.
Come se non bastasse, l’azienda ha anche tagliato le previsioni di crescita per il prossimo trimestre. Dal +20% previsto si è scesi a un più modesto +8%. Un cambio di rotta che ha gelato gli investitori.
Ma tutto questo basta a mettere una croce sul titolo?
Non è detto. Il potenziale sul lungo periodo resta enorme. Il mercato dei farmaci anti-obesità è ancora all’inizio e si parla di oltre 800 milioni di pazienti nel mondo. Inoltre Novo ha una forte base produttiva negli Stati Uniti, che potrebbe attutire l’eventuale impatto dei dazi.
Ai prezzi attuali, il titolo scambia a meno di 14 volte gli utili: una valutazione che non si vedeva da tempo. E con un dividendo sopra il 3% e sostenibile, potrebbe tornare appetibile per chi guarda al lungo termine.
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